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l'intervista

"Io, il vaccino e la cecità: il mare mi manca, abbandonato dall'Esercito”

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La Bussola intervista Remo Esposto, il militare cieco dopo il vaccino che lo Stato dovrà indennizzare: "Vivo a letto, tutto è impossibile, mia madre è i miei occhi"; "Stupito dall'Esercito: mi ha riformato senza umantà"; "Solo la fede mi aiuta. E Padre Pio che un giorno mi ha salvato la vita".

Attualità 27_01_2026

“Cosa mi manca? Vedere il mare”. Remo Esposto è il soldato ventottenne di San Severo rimasto completamente cieco a 24 anni a causa del vaccino Pfizer. Della sua storia e dell’indennizzo che il suo avvocato Gianluca Ottaviano è riuscito ad ottenere come danneggiato da vaccino, la Bussola ha raccontato nei giorni scorsi. La sua è una vita completamente affidata alle cure della madre Rosa. “È lei i miei occhi, è lei che mi assiste in tutto, lei che mi accompagna ovunque. Ma il mare non può raccontarmelo, il mare va visto, il mare del Gargano e le albe a Mattinata e questo mi manca terribilmente”.

Remo ha deciso di aprirsi con la Bussola e raccontare la sua storia che è la storia drammatica di uno dei tantissimi danneggiati da vaccino anti Covid cui lo Stato ha letteralmente sbattuto la porta in faccia, prima ignorando la sua malattia e poi costringendolo ad una penosa ed estenuante battaglia giudiziaria per vedersi riconosciuto un indennizzo a cui, si spera, presto si aggiungerà un risarcimento. Ma nel caso di Remo c’è anche un’altra porta sbattuta in faccia: quella dell’Esercito italiano, a cui aveva deciso di dedicare la vita e che lo ha riformato senza neppure chiedersi come avrebbe potuto impiegarlo pur nella situazione attuale.

Perché lei, Remo, ci credeva nell’Esercito?
Era la mia vita. Prima del vaccino avevo appena vinto il concorso per essere trasferito da Treviso, avevo ricevuto un nuovo incarico come operatore di sistemi d’arma. Era un sogno finalmente che si realizzava, da quando ero bambino e vedevo mio zio in divisa.

E invece?
E invece man mano che si intensificavano i ricoveri stavo sempre peggio. Finché i medici di San Giovanni Rotondo non mi hanno dato la notizia che temevo: non tornerò mai più a vedere.

Ci racconti questo calvario…
10 settembre 2021, prima dose di Pfizer. Il 16, dopo la cerimonia dell’alzabandiera ho un malore, cado a terra e inizio a vomitare a getto. Dall’infermeria mi trasferiscono in Pronto Soccorso a Treviso. Mi dimettono con diagnosi di cefalea. Torno in caserma e sto male. Il 30 settembre ho una sincope riflessa. Ma dopo quegli episodi sembrava che fossi tornato alla normalità.

E poi?
Il 19 ottobre 2021 faccio la seconda dose di Pfizer. L’indomani mi sveglio e vedo doppio, mi spavento, contatto tutti gli oculisti di Treviso per una visita urgente. In serata ne trovo finalmente uno che mi dice: “Corri subito in ospedale, hai un papilledema bilaterale”.

Era mai stato in ospedale?
Mai un ricovero, mai niente di niente. In ospedale mi diagnosticano una trombosi dei seni cerebrali unita a una neuropatia ottica bilaterale. Rimango ricoverato fino all’8 novembre, poi mi rimandano a casa e l’Esercito mi mette in convalescenza. Ma il 16 dicembre la vista peggiorava sempre di più, avvertivo un fortissimo mal di testa e ronzii delle orecchie continui. Mi ricoverano a San Giovanni Rotondo, alla Casa Solliveo della Sofferenza dove rimango fino al 24 febbraio dell’anno seguente. Ho subito diversi interventi, la patologia mi aveva provocato anche una ipertensione endocranica, che mi ha danneggiato il nervo ottico schiacciandolo.

Ed è stato lì che ha capito che non sarebbe più tornato a vedere con i suoi occhi?
Sono arrivato con le mie gambe e ci vedevo, due mesi dopo sono uscito in sedia a rotelle completamente cieco.

Qualcuno dei medici ha mai tirato in ballo il vaccino anti covid?
A denti stretti, mai esplicitamente. C’era un dottore che parlando con i miei disse: “In 40 anni non ho mai visto una cosa del genere”. Ma ora, dopo il responso della CMO di Bari il vaccino è chiaramente accertato come causa predominante.

Ha fatto altre visite?
Sì, che mi hanno confermato tutto. Sono stato a Milano all’Istituto Besta, che è un’eccellenza della neurologia. Ed è lì che si sono accorti che il sistema di deviazione che avevo alla spina dorsale non funzionava correttamente, drenava poco. Mi hanno impiantato una valvola nei ventricoli cerebrali che mi tiene in vita, ma il quadro è rimasto invariato.

Come è strutturata la sua quotidianità?
Ho bisogno di assistenza continua, mia madre mi aiuta a fare tutto, mia madre è la mia ombra. Ha 50 anni, ha lasciato il lavoro per accudirmi, mio padre invece fa il carpentiere. Ma ho problemi di equilibrio, così trascorro la maggior parte del tempo a letto perché se sto troppo in piedi mi aumenta il ronzio alle orecchie.

Di preciso che cosa vede?
Dall’occhio destro non vedo più nulla. Nel sinistro mi è rimasta una percentuale bassa di campo visivo e vedo solo due decimi, in quel piccolo raggio da cui vedo è come guardare il mondo dallo spioncino di una porta, il contorno è tutto nero ma vedo sfocato e doppio. In pratica non vedo più nulla perché nell’occhio sinistro ho tutti i disturbi legati al nervo ottico: diplopia, vedo dei bagliori, non distinguo i colori, sto perennemente con gli occhiali da sole perché sono fotosensibile, la luce diventa bianca e non percepisco da dove arrivi.

E per sbrigare le azioni più elementari?
Quando devo firmare qualche foglio mi mettono la penna in mano e la mano sul foglio nel punto in cui devo firmare. Tutto il resto lo immagini lei.

Possiamo parlare dei momenti di sconforto?
Sono permanenti, avevo una vita attiva, adesso sono un peso per tutto. È una situazione difficile da descrivere e molto penosa.

È tornato al mare?
Sì, ma è una grande frustrazione, anche perché non sono facile da spostare, come ho detto sto a fatica sulla sedia a rotelle perché mi aumentano gli acufeni, devo stare praticamente sempre sdraiato.

E lo sconforto come cerca di superarlo?
I miei genitori mi danno una grande forza. E anche mio cugino che viene a trovarmi quasi tutti i giorni.

Amici?
Credevo di averne.

La fidanzata ce l’ha?
È un capitolo di cui preferirei non parlare. Però c’è una cosa che mi aiuta…

Che cosa?
La fede. La fede e la preghiera credo che mi stiano aiutando. Di sicuro mi ha aiutato quando ero a Milano.

Ci racconti.
Quando ero a San Giovanni Rotondo mia madre stava uscendo dall’ospedale e passando di fianco alla mensa invece di sentire odore di cibo è stata investita da un fortissimo profumo di incenso e di rose.

Padre Pio!
È stata la sua mano, io ci credo.

Che cosa?
Quando sono stato ricoverato a Milano, la pressione intracranica ha iniziato a salire a tal punto che stavo entrando in coma, era una situazione vicina all’irreversibilità perché rischiavo seriamente di morire o quanto meno di smettere di camminare. Ad un certo momento i valori hanno cominciato a stabilizzarsi. Sentivo il gelo attorno a me, i medici si meravigliarono di come potessi stare ancora in piedi.

Che cosa pensa dello Stato, oggi?
Mi sono stupito: sono stato trattato come un numero, l’Esercito non ci ha pensato due volte a riformarmi.

Si tratta pur sempre di una patologia grave…
Certo, ma ho visto poca umanità. Sono stato trattato come uno qualunque.

Possibile che non ci siano percorsi di inserimento lavorativo per chi è nelle sue condizioni?
Non lo so, sta di fatto che mi sono trovato di punto in bianco riformato. Addio divisa.

Ha paura del futuro?
Sì, perché vivo con la paura che questo sistema che mi hanno impiantato smetta di funzionare e possa avere dei problemi gravi. Se prima il corpo ha retto, ora non lo so.

Ora lei è ufficialmente un danneggiato e nessuno può metterlo in discussione, ma lo sa che ancora c’è chi nega gli effetti avversi da vaccino?
Purtroppo sì. Ogni tanto mi leggono i messaggi che scrivono contro di noi: “Anche la Tachpirina fa danni”; oppure: “Ma non si può essere sicuri che sia stato il vaccino”. Fortunatamente non posso leggerli, così mi preservo e non me li faccio raccontare (sorride ndr.).

Le hanno mai detto che avrebbe sempre potuto rifiutarsi di fare il vaccino?
Sì, ma chi lo dice non comprende la vita militare. Io sono stato uno degli ultimi a vaccinarmi, le dico solo che chi non era vaccinato non poteva dormire in caserma e mangiava fuori dalla mensa con una scatoletta di tonno e un panino. Non si poteva andare avanti a lungo in quella situazione, così ho ceduto.

Se dovesse essere convocato dalla Commissione Bicamerale Covid che cosa direbbe? 
Chiederei di indagare sulla mutazione genetica che mi è stata trovata e che ha gran parte della popolazione in Europa. Secondo i medici è, assieme il vaccino, una concausa dell'effetto avverso. Mi chiedo che cosa sarebbe successo se avessero davvero indagato bene prima di somministrarcelo. Forse non sarei stato costretto a fare il vaccino. 

Che cosa farebbe se per miracolo potesse tornare a vedere?
Correrei al mare e finalmente rivedrei le onde infrangersi sugli scogli.



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