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La nomina del Papa

Monsignor Caccia, “gemello” di Parolin, nuovo nunzio negli USA

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Leone XIV ha designato quale nunzio apostolico negli Stati Uniti mons. Gabriele Caccia, già “gemello” di Curia con l’attuale segretario di Stato, a cui lo lega anche la vicinanza a Villa Nazareth. Una nomina che sarà pure un test per le relazioni con l’amministrazione Trump.

Ecclesia 09_03_2026

L'inviato di Leone XIV nella sua nazione d'origine sarà monsignor Gabriele Giordano Caccia. Il nuovo nunzio apostolico arriverà a Washington dopo l'esperienza a New York come osservatore permanente della Santa Sede presso le Nazioni Unite.

Monsignor Caccia è un predestinato, forte di una carriera che si è intrecciata spesso con quella dell'attuale numero uno della diplomazia pontificia, il cardinale Pietro Parolin. Insieme a lui, infatti, venne consacrato arcivescovo il 12 settembre 2009 da Benedetto XVI prima di ricevere il loro primo incarico come nunzi: Caccia in Libano, Parolin in Venezuela. Fu il classico «Promoveatur ut amoveatur» voluto dal cardinale Tarcisio Bertone per dare un'impronta personale alla Segreteria di Stato e archiviare la stagione precedente. Fino ad allora i due “gemelli” curiali Caccia e Parolin occupavano le strategiche caselle di assessore per gli affari generali e sottosegretario per i rapporti con gli Stati. L'altro filo rosso tra i due prelati italiani è la vicinanza a Villa Nazareth sotto l'egida del cardinale Achille Silvestrini. Caccia è stato uno dei prediletti del potentissimo porporato di Brisighella e tale è rimasto anche quando poi divenne segretario particolare del cardinale Giovanni Battista Re.

Negli Stati Uniti di Donald Trump arriva, dunque, un nunzio legato al centro di cultura e di potere più favorevole al dialogo tra Santa Sede e Repubblica Popolare Cinese. Come sappiamo, l'accordo sulla nomina dei vescovi con Pechino è uno dei temi caldi per il cattolicesimo statunitense e pesa anche nelle relazioni tra la Santa Sede e l'amministrazione Trump. Lo si è visto in particolare alla fine della prima presidenza del tycoon con lo scontro aperto tra Mike Pompeo e Pietro Parolin. La scelta di un prelato di Villa Nazareth per Washington mette ulteriormente sotto osservazione le relazioni diplomatiche tra USA e Santa Sede. Ripristinate pienamente nel 1984 grazie alla sintonia tra Giovanni Paolo II e Ronald Reagan, esse segnarono una conquista contro i pregiudizi antipapisti di una parte della classe dirigente americana. Oggi dalla Terza Loggia non si risparmiano bordate contro l'amministrazione repubblicana, sempre per bocca del segretario di Stato, Parolin, che di recente ha criticato l'impianto del Board of Peace trumpiano e ha condannato il «venir meno del diritto internazionale» parlando dell'intervento in Iran.

Sarà interessante ora vedere se Caccia giocherà di sponda col suo “gemello” Parolin per rendere la Santa Sede una sorta di grillo parlante morale della muscolare presidenza Trump. Ancora più decisivo sarà il suo lavoro sulle terne di candidati per l'episcopato e vedere se si rafforzerà la tendenza a premiare profili “d'opposizione” alla Casa Bianca. Un banco di prova importante per capire come il primo Papa statunitense immagina presente e futuro della “sua” Chiesa di casa.