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udienza

Il Papa incontra i familiari delle vittime di Crans-Montana

«Forse c’è solo una parola che sia adeguata: quella del Figlio di Dio sulla croce», ha detto Leone XIV ai parenti dei ragazzi rimasti uccisi o feriti nell'incendio di Capodanno, invitandoli a vivere questa prova «nella notte della sofferenza ma con la certezza della fede», indicando loro la luce di Cristo e il conforto materno di Maria Addolorata.

Borgo Pio 16_01_2026
Foto Vatican Media/LaPresse

A sole due settimane dalla tragedia di Crans-Montana il Papa ha incontrato i familiari dei ragazzi rimasti uccisi o gravemente feriti nell'incendio avvenuto la notte di Capodanno. Leone XIV si è detto «commosso nell’incontrarvi», confidando di aver voluto subito trovare il tempo quando da alcuni di loro hanno espresso il desiderio di questa udienza: «Volevo almeno avere l’opportunità di condividere un momento che per voi, in mezzo a tanto dolore e sofferenza, è veramente una prova della nostra fede, è una prova di ciò che crediamo».

Agli occhi del Papa è ben presente la gravità dell'accaduto: «Una delle persone a voi più care, più amate, ha perso la vita in una catastrofe di estrema violenza, oppure si trova ricoverata in ospedale per un lungo periodo, con il corpo sfigurato dalle conseguenze di un terribile incendio che ha colpito l’immaginario di tutto il mondo». Inevitabile la domanda di senso di fronte a tutto questo e la consolazione non viene «da parole vane e superficiali», tanto frequenti quanto inutili in tali circostanze. «Forse c’è solo una parola che sia adeguata: quella del Figlio di Dio sulla croce – a cui siete così vicini oggi –, che dal profondo del suo abbandono e del suo dolore gridò al Padre: "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" (Mt 27,46)» – e la risposta del Padre, che «si fa attendere tre giorni, nel silenzio. Ma poi, che risposta! Gesù risorge glorioso, vivendo per sempre nella gioia e nella luce eterna della Pasqua».

Leone XIV ammette di non poter spiegare «perché sia stato chiesto a voi e ai vostri cari di affrontare una tale prova» ed è consapevole che «l’affetto e le parole umane di compassione che vi rivolgo oggi sembrano molto limitate e impotenti». Eppure, proprio in quanto successore di Pietro afferma «con forza e convinzione: la vostra speranza, la vostra speranza non è vana, perché Cristo è veramente risorto!». È questa fede a illuminare «i momenti più bui e più dolorosi della nostra vita con una luce insostituibile», quella di Cristo: «Siate certi della sua vicinanza e della sua tenerezza: Egli non è lontano da ciò che state vivendo, al contrario, lo condivide e lo porta con voi». Al contempo assicura la preghiera sua personale e quella della Chiesa «per il riposo dei vostri defunti, per il sollievo di coloro che amate e che soffrono, e per voi stessi che li accompagnate con la vostra tenerezza e il vostro amore».

Infine Leone XIV indica Maria Addolorata, il cui cuore è «trafitto« come il loro: «Rivolgete a lei senza riserve le vostre lacrime e cercate in lei il conforto materno che forse solo Maria saprà dare e certamente potrà darvi. Come Maria, saprete attendere con pazienza, nella notte della sofferenza ma con la certezza della fede, che un giorno, un nuovo giorno sorga; e ritroverete la gioia».