• L'EDITORIALE

Il Paese del "Bunga bunga"

Ci risiamo. Pagine e pagine di giornali piene di intercettazioni telefoniche riguardanti i gusti sessuali del presidente del Consiglio. L’attenzione dell’opinione pubblica calamitata dalle serate di Arcore...


Ci risiamo. Pagine e pagine di giornali piene di intercettazioni telefoniche riguardanti i gusti sessuali del presidente del Consiglio. L’attenzione dell’opinione pubblica nazionale e – purtroppo! – internazionale calamitata dal «Bunga bunga» di Arcore.

Che dire di fronte all’ormai ciclico riesplodere del caso delle notti hard del Cavaliere, argomento che da due anni paralizza l’Italia? Innanzitutto il cristiano sa o dovrebbe saper distinguere tra morale e moralismo. L’esperienza della fede ci dona la grazia di riconoscerci poveri peccatori, bisognosi di perdono e di misericordia. E questo sguardo, profondamente realista, su noi stessi, è il migliore antidoto rispetto al rischio del moralismo, che lasciamo volentieri ad altri, pronti a ergersi a giudici per denunciare i peccati altrui senza mai guardare ai propri, o, peggio, sempre pronti a considerare peccati quelli degli altri, mentre i propri sono, semplicemente, espressione di libertà e di modernità.

Detto questo per non unirci al coro degli indignati in servizio permanente effettivo contro Berlusconi, non si può però fare finta di niente. Al di là dei reati – esistenti o meno – che con una solerzia davvero esemplare la Procura di Milano sta cercando di sanzionare con impressionante dispiegamento di uomini e di mezzi, il quadro che emerge dalle intercettazioni e dalle testimonianze è triste. Anzi, squallido. E qui non è questione di moralismo.

Chiamare bene il bene e male il male, non può essere moralismo. È triste vedere come un uomo potente e facoltoso, che ci rappresenta nel mondo, abbia bisogno del serale «Bunga bunga» per distendersi e rilassarsi. Abbia bisogno di una corte di starlette e starlettine, procaci e disponibili, che ambiscono ad essere scelte da lui. È triste constatare come vi siano ragazze disposte a tutto pur entrare nella scuderia di Lele Mora o di fare una comparsata in qualche programma di terz’ordine, o ancora di ricevere le famose buste-regalo per la serata con i contanti che un operaio non guardagna in due mesi di lavoro.

Si dirà che ciò che avviene dentro le mura di casa è un fatto assolutamente privato e che l’apparato di spionaggio messo in atto dai magistrati rappresenta una violazione della privacy di Berlusconi e delle sue ospiti, che non commettono reati nel partecipare a quelle cene e a quei dopo cena (tranne nel caso in cui si tratti di minorenni la cui età era conosciuta e sia provato il pagamento della prestazione sessuale). Verissimo. Non si può però dimenticare che il presidente del Consiglio è un uomo pubblico, e che l’Italia e gli italiani non meritano di essere rappresentati dal «Bunga bunga».

C’è dunque di che preoccuparsi, e parecchio. Senza scadere nel moralismo, ma anche senza chiudere gli occhi sui vizi privati in nome delle pubbliche virtù, pur coscienti che un leader politico si giudica innanzitutto per le sue scelte di governo e non per le sue scelte tra le lenzuola.

Certo, il caso Ruby presenta ancora molti lati oscuri. È innegabile un interesse, diciamo così, «speciale» da parte della magistratura per la vita privata di Berlusconi. Migliaia di pagine di intercettazioni, centinaia di utenze telefoniche controllate, interrogatori, perquisizioni, centinaia di uomini delle forze dell’ordine impiegati… Un dispiegamento che non pare di scorgere quando casi del genere, anche più gravi, riguardano tanti cittadini comuni. Eppure la legge uguale per tutti dovrebbe essere un principio applicato sempre.

Ma la preoccupazione più grande, in questo momento, non è certo quella per le sorti giudiziarie di Berlusconi. È, invece, per il Paese. Dopo il voto del 14 dicembre, era in atto un dialogo arduo, faticoso, pieno di insidie, ma pur avviato, tra la maggioranza (ormai risicatissima) e l’Udc di Pier Ferdinando Casini. Un dialogo per un sostegno esterno al governo, che permettesse di compiere alcune riforme considerate necessarie all’Italia.

Tra queste c’era e c’è anche quella di un fisco più a misura delle famiglie e dei lavoratori dipendenti. Non è facile, in questo momento, prevedere che cosa accadrà. Di certo, il riesplodere del caso «Bunga bunga» rimette tutto in discussione.

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