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Ora di dottrina / 186 – La trascrizione

I doni dello Spirito Santo (II parte) – Il testo del video

San Tommaso ci offre l’architettura dei sette doni dello Spirito Santo, spiegandoci quali di essi agiscono nella ragione dell’uomo e quali nella volontà. Il presupposto dei sette doni e la loro connessione: la carità. Il rapporto tra virtù e doni.

Catechismo 30_11_2025

Concludiamo oggi la quæstio 68, che abbiamo iniziato domenica scorsa e che è dedicata ai doni dello Spirito Santo. Abbiamo commentato i primi tre articoli della q. 68, vedendo che cosa caratterizza questi doni e che cosa li differenzia dalle virtù. Ora proseguiamo con gli altri articoli, 4, 5, 6 e 8, che ci aiutano a completare il quadro.

L’art. 4 si chiede in sostanza se l’enumerazione dei sette doni dello Spirito Santo sia esatta. Che cosa c’è dietro questa domanda? Il fatto che, come le virtù, anche i doni devono poter agire in tutte le facoltà dell’uomo o almeno, com’è ovvio, in quelle facoltà che, come dice Tommaso, possono essere principi di atti umani, cioè nella ragione e nella volontà in sostanza; perché è evidente che ciò che non è principio di un atto umano non è soggetto di virtù e quindi non è neanche qualcosa su cui i doni possono agire. Banalmente, la peristalsi intestinale è un atto di noi uomini ma non è un atto volontario; al di là dell’influenza che può esercitarvi la nostra psiche, non è un atto volontario, cioè non è un atto propriamente umano.

San Tommaso ci dà un po’ l’architettura dei sette doni dello Spirito Santo. Ci dice che la prima differenziazione riguarda le facoltà, cioè la ragione e la facoltà appetitiva (la volontà). Riguardo alla ragione umana, noi abbiamo la ragione speculativa, quella più intellettiva, capace di cogliere il vero teoretico: la teoresi indica una sorta di visione intellettuale; e l’altra sfera è la ragion pratica, cioè la capacità di scegliere nella pratica, guidata dalla virtù della prudenza. Dunque, questa è l’architettura.

Infatti san Tommaso ci dice: «La ragione è speculativa e pratica: e in entrambe l’apprensione della verità, che fa parte della ricerca, è distinta dal giudizio sulla verità. Quindi, per apprendere la verità, la ragione speculativa viene predisposta dall’intelletto; e la ragion pratica dal consiglio» (I-II, q. 68, a. 4). Nel momento in cui io apprendo il vero, il dono dell’intelletto mi aiuta sul versante della ragione speculativa; e il dono del consiglio mi aiuta sul versante della ragione pratica. Due doni, dunque, fanno parte della ragione in quanto apprende il vero. Ma, ci dice Tommaso, la ragione speculativa non solo apprende il vero, ma giudica anche della verità di qualche cosa. E in questo senso, «per giudicare rettamente, la ragione speculativa viene perfezionata dalla sapienza e quella pratica dalla scienza» (ibidem). Dunque, sul versante della ragione speculativa abbiamo due doni, l’intelletto e la sapienza, rispettivamente sulla capacità di cogliere il vero e di giudicare del vero. Sul versante della ragion pratica, abbiamo altri due doni, il consiglio e la scienza, rispettivamente per apprendere il vero pratico e il saperne giudicare. Dunque, abbiamo quattro doni dello Spirito Santo sul versante della ragione.

Gli altri tre doni riguardano il versante della facoltà appetitiva. Infatti Tommaso dice: «La facoltà appetitiva viene predisposta dalla pietà a compiere il dovere verso gli altri, mentre rispetto ai doveri verso sé stessi viene premunita dalla fortezza contro la paura dei pericoli, e dal timore contro la concupiscenza disordinata dei piaceri» (ibidem). Quindi, la pietà ci perfeziona nel compimento dei nostri doveri verso gli altri, cioè verso l’Altro (Dio) e verso le altre persone umane. Rispetto ai doveri verso noi stessi, abbiamo altri due doni: la fortezza che ci sostiene nella paura contro i pericoli, e il timore che ci tiene lontani dalla concupiscenza disordinata. Dunque, vedete come san Tommaso presenta architettonicamente i sette doni dello Spirito Santo.

Nell’art. 5, egli si chiede se questi doni siano connessi e come siano connessi. In pratica, la connessione dei sette doni è nella carità. Vediamo il perché. Ci dice Tommaso: «Abbiamo spiegato che tutte le potenze dell’anima vengono predisposte dai doni nei confronti dello Spirito Santo che le muove, come le potenze appetitive sono predisposte dalle virtù morali nei confronti della ragione che le guida» (I-II, q. 68, a. 5). Come le virtù dispongono le potenze nei confronti della ragione, così i doni predispongono l’anima nei confronti dello Spirito Santo: questa è un’analogia, non un’identità. «Ora, come la nostra ragione ottiene la sua perfezione mediante la prudenza [che è il cardine, la virtù regina di tutte le virtù morali], così lo Spirito Santo abita in noi mediante la carità (…). Perciò, come le virtù morali sono tra loro connesse nella prudenza, così i doni dello Spirito Santo sono tra loro connessi nella carità, in modo cioè che chi ha la carità possiede tutti i doni dello Spirito Santo, mentre senza di essa non se ne può avere nessuno» (ibidem).

Riprendiamo l’analogia: le virtù morali sono virtù perché sono connesse alla prudenza; nessuna virtù morale sarebbe virtù se non fosse connessa alla prudenza, cioè se non avesse sempre la caratteristica di essere calata correttamente nel suo contesto pratico senza deviare né a destra né a sinistra. Tutte le virtù morali sono dunque connesse alla prudenza. E Tommaso ci dice che in modo analogo i doni sono connessi alla carità, per cui se ho la carità avrò i doni, se non ho la carità non avrò i doni. Questo lo si comprende ulteriormente da quanto avevamo detto la scorsa volta, ossia che le virtù teologali, e in particolare la carità, sono la condizione perché ci siano i doni. Ma perché? Perché è con la carità che lo Spirito Santo dimora nell’anima e i doni esistono perché c’è lo Spirito Santo. I doni esistono come abiti nell’anima dell’uomo, perché lo Spirito Santo dimora in questa anima: non possiamo avere i doni senza il Donatore. E noi sappiamo che il dimorare dello Spirito Santo nell’anima è legato alla carità. Se non c’è la carità, se non c’è una vita della grazia, semplifichiamo molto, se c’è il peccato grave (che scaccia la carità), lo Spirito Santo non può dimorare e dunque non può portare i suoi doni.

Questi sono i primi due articoli che ci mostrano un po’ il quadro dei sette doni e la loro connessione profonda nella carità.

Nell’art. 6 c’è una questione un po’ curiosa, ma neanche troppo. San Tommaso si chiede: i doni dello Spirito Santo permangono nella patria, cioè permangono quando noi raggiungeremo la beatitudine eterna oppure cesseranno perché non serviranno più? Se ci pensate, ci possono essere ragioni per il sì e per il no. Prendiamo l’esempio della fortezza. Abbiamo detto che la fortezza lavora proprio sul predisporre l’anima a resistere, a combattere di fronte alla paura dei pericoli, degli assalti. Ma è evidente che in Paradiso non ci saranno pericoli e dunque verrebbe da pensare che lì non ci sarà più questo dono. Però, dall’altra parte, se pensiamo che i doni sono questa “attrezzatura” che ci viene data per essere assolutamente recettivi, sensibili, rispondenti alle mozioni dello Spirito Santo, allora dobbiamo dire che in Paradiso saremo ancora più recettivi e sensibili a queste mozioni. Allora: ci saranno o non ci saranno? Come sempre, dipende.

San Tommaso ci dice che dipende dal punto di vista con cui consideriamo i doni. «I doni li possiamo considerare sotto due aspetti. Primo, nella loro essenza: e da questo lato ci saranno, e perfettissimamente, nella patria. E il motivo è che i doni predispongono l’anima umana ad assecondare la mozione dello Spirito Santo, il che avverrà specialmente nella patria quando Dio sarà, a dire di san Paolo, “tutto in tutti”, e l’uomo sarà totalmente sottomesso a Dio» (I-II, q. 68, a. 6). I doni predispongono l’anima ad assecondare lo Spirito Santo; e la condizione beatifica è proprio questo totale assecondare le mozioni dello Spirito Santo da parte dell’uomo: tutta la beatitudine dell’uomo è nel fare la volontà di Dio, nel compierla nel modo più pronto, immediato, che è un obiettivo a cui in questa vita ci avviciniamo arrancando, spesso tornando indietro; avvertiamo una resistenza, non siamo così docili. Evidentemente nella patria, in Paradiso, non c’è questa resistenza. Il Paradiso è la patria di coloro che vivono mossi dallo Spirito Santo e quindi è la patria dove i doni fioriscono.

«Secondo, [i doni] li possiamo considerare rispetto alla materia intorno alla quale essi operano: e così al presente hanno un’operazione che non potranno avere nello stato di gloria. E in questo senso non potranno rimanere nella patria, come si è detto a proposito delle virtù cardinali» (ibidem). In pratica, nella misura in cui i doni ci proteggono dal male, dalle tentazioni, ci fortificano nella debolezza, ci tengono dritti rispetto alle diverse sirene che ci vogliono deviare, è chiaro che questo nella patria non ci sarà. Allora, dal punto di vista della materia intorno alla quale operano, come ci dice Tommaso, i doni non ci saranno; quanto invece a renderci sensibili alle mozioni dello Spirito, sì. Solo che qui, sulla terra, questa sensibilità alla mozione dello Spirito Santo si traduce inevitabilmente nella lotta contro il male; là, in Paradiso, non ci sarà più la lotta, ci sarà il puro assecondare la mozione dello Spirito, cioè un vivere nello Spirito.

Ci rimane da vedere, rispetto alla nostra selezione, l’art. 8, che si chiede se le virtù siano da preferire ai doni. Potremmo anche tradurla così: c’è una superiorità delle virtù rispetto ai doni o è il contrario? Ancora, i doni precedono le virtù oppure le virtù precedono i doni? Non parliamo tanto di una precedenza temporale. Cerchiamo di capire come san Tommaso imposta la questione, che ha delle implicazioni importanti.

La prima parte della risposta di san Tommaso è un bellissimo riassunto delle virtù e dei doni: «È evidente da quanto abbiamo detto che le virtù si dividono in tre generi: virtù teologali, virtù intellettuali, e virtù morali [ne abbiamo parlato. Le virtù teologali: fede, speranza e carità. Le virtù intellettuali e morali sono molte e hanno come loro soggetto la ragione oppure la facoltà appetitiva]. Le virtù teologali hanno la funzione di unire l'anima umana con Dio [cioè, l’anima umana viene elevata e unita a Dio nella fede, nella speranza e nella carità, un’unione che sarebbe impossibile senza le virtù teologali, che hanno proprio questa funzione]; le virtù intellettuali quella di perfezionare la ragione medesima [la virtù è un abito buono, operativo, perfettivo della facoltà: in questo caso, le virtù intellettive perfezionano la ragione]; le virtù morali quella di predisporre le potenze appetitive ad obbedire alla ragione» (I-II, q. 68, a. 8). Dunque, le virtù teologali uniscono a Dio; le virtù intellettive perfezionano la ragione; le virtù morali rendono l’uomo capace di rispondere, di obbedire, di seguire una ragione retta, evidentemente.

«Invece i doni dello Spirito Santo hanno la funzione di predisporre tutte le potenze dell'anima ad assecondare la mozione divina» (ibidem). Abbiamo visto che ci sono dei doni che rendono la potenza della ragione, sia speculativa che pratica, capace di essere sensibile, di rispondere allo Spirito Santo e altri che invece agiscono sulla facoltà appetitiva. Questa è un po’ la sintesi delle virtù e dei doni.

Vediamo come prosegue san Tommaso: «Perciò, è evidente che i doni stanno alle virtù teologali, mediante le quali l’uomo si unisce allo Spirito Santo, movente, come le virtù morali stanno alle virtù intellettuali, mediante le quali è perfezionata la ragione, motrice delle virtù morali» (ibidem). Fermiamoci su questo punto. Le virtù teologali uniscono l’anima a Dio, quindi la uniscono allo Spirito Santo che è il movente, quello che dà le mozioni, che vengono percepite, per così dire, dai doni. Senza le virtù teologali, in particolare la carità, non avremmo i doni, perché non avremmo lo Spirito Santo. Essendo le virtù teologali quelle che uniscono a Dio, è necessario che siano presupposte rispetto ai doni: questi, essendo doni dello Spirito Santo, richiedono che lo Spirito Santo dimori nell’anima. Questo è il primo parallelo.

Il secondo parallelo: virtù morali-virtù intellettuali. Le virtù intellettuali perfezionano la ragione, le virtù morali rendono la nostra facoltà appetitiva, la nostra volontà (che ha a che fare con la parte concupiscibile e la parte irascibile) pronta a obbedire alla ragione perfezionata dalle virtù intellettuali. Cioè, la ragione viene perfezionata dal comprendere il vero, e le virtù morali allenano la volontà a seguire il vero, a scegliere la direzione giusta, aiutandoci ad affrontare quella lotta che noi viviamo tutti i giorni tra ciò che comprendiamo essere bene e ciò che poi facciamo. «Quindi, come le virtù intellettuali precedono e regolano le virtù morali [perché precedono? Perché le virtù morali devono agire in base a quello che la ragione indica loro come bene], così le virtù teologali precedono e regolano i doni dello Spirito Santo» (ibidem).

I doni non esistono a prescindere dalle virtù teologali, ma dipendono in qualche modo da esse, che sono la loro “regola di funzionamento”. Prosegue Tommaso: «Se invece confrontiamo i doni con le altre virtù intellettuali o morali, i doni precedono le virtù. Poiché i doni predispongono le potenze dell'anima alla mozione dello Spirito Santo: mentre le altre virtù predispongono o la ragione stessa o le altre facoltà in ordine alla ragione» (ibidem). Le virtù morali e intellettuali hanno a che fare con la facoltà umana della ragione; i doni dello Spirito Santo hanno a che fare con le mozioni dello Spirito Santo che sono superiori alla ragione umana. Conclude quindi Tommaso: «Ora, è evidente che per un motore più alto si richiede che il soggetto mobile venga predisposto da una perfezione superiore. Dunque i doni sono più perfetti delle virtù» (ibidem). Cioè, per essere mossi dalla nostra ragione basterebbero le virtù morali e intellettuali, ma per essere mossi dallo Spirito Santo, non bastano; allora è necessaria una perfezione superiore che ci renda docili a quest’altra mozione superiore. Le virtù ci rendono docili alla mozione della nostra ragione, ma i doni ci rendono docili allo Spirito Santo, che è superiore alla ragione umana. E quindi, dice Tommaso, «i doni sono più perfetti delle virtù».

Per riassumere, se guardiamo le virtù teologali, esse precedono, strutturano, sono la base dei doni dello Spirito Santo: se non ci sono le virtù teologali, non ci sono i doni dello Spirito Santo. Invece, relativamente alle virtù morali e intellettuali, i doni “superano”, sono più perfetti delle virtù, per la ragione che abbiamo appena spiegato.

Gettiamo uno sguardo su quello che ci aspetta le prossime domeniche. Vedremo la quæstio successiva, la n. 69, che tratta le beatitudini. Perché le beatitudini? Perché esse hanno a che fare con le virtù e con i doni e vedremo in che senso. Sono un po’ come gli atti che procedono dalle virtù e in particolare dai doni. La volta successiva vedremo i frutti dello Spirito Santo, cioè qual è il punto d’arrivo finale di questa azione delle virtù e dei doni nell’anima.

Prima di passare agli articoli del Credo che riguardano la Chiesa e che occuperanno diverse domeniche, dedicherò diverse Ore di dottrina al mistero di Maria Santissima, un po’ perché per certi versi è messo sotto attacco, un po’ perché è importante capire in modo un po’ più chiaro – dopo aver visto i misteri di Cristo – come si colloca Maria Santissima nel piano della Redenzione. Maria Santissima è come una cerniera tra la Trinità e Cristo e la Chiesa. Diventa molto importante comprendere questo per non scadere nella deriva maggioritaria attuale in certi contesti, secondo cui Maria sarebbe semplicemente una parte della Chiesa. Il che non significa che non abbia a che fare con la Chiesa, anzi: c’è una bellissima lettura ecclesiotipica. Ma per comprendere meglio il mistero di Maria, per quanto ci è dato di comprendere, dobbiamo radicarla nel mistero di Cristo.



Ora di dottrina / 186 – Il video

I doni dello Spirito Santo (II parte)

30_11_2025 Luisella Scrosati

San Tommaso ci offre l’architettura dei sette doni dello Spirito Santo, spiegandoci quali di essi agiscono nella ragione dell’uomo e quali nella volontà. Il presupposto dei sette doni e la loro connessione: la carità. Il rapporto tra virtù e doni.

Ora di dottrina / 185 – La trascrizione

I doni dello Spirito Santo – Il testo del video

23_11_2025 Luisella Scrosati

Nella Summa san Tommaso spiega che «i doni dello Spirito Santo sono abiti che servono a predisporre l’uomo a obbedire prontamente allo Spirito Santo». La differenza con le virtù. Noi e l’iniziativa divina: l’immagine della barca a vela.