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Gli schiavi della “libertà” da vaccino

Il pizzo da pagare allo Stato per continuare ad essere liberi è il Green pass e quindi il vaccino. Il cittadino ideale diviene allora lo schiavo della libertà. La coazione come strumento per promettere la libertà è stato strumento di molte ideologie, dal nazismo al comunismo. In questa pandemia il canovaccio è lo stesso: la moneta per acquistare la libertà è la rinuncia alla libertà.

Arbeit macht frei, il lavoro rende liberi. Era il motto posto all’ingresso di molti lager nazisti. Oggi potremmo sostituire al lavoro il vaccino. Se ti vaccini ti riprendi la libertà che ti abbiamo tolto. Vero è che alcune libertà possono essere compresse o addirittura soppresse giustamente dall’ordinamento giuridico in vista del bene comune. Il coprifuoco in tempo di guerra ha un suo fondamento, così anche i trattamenti sanitari obbligatori oppure pensiamo alla pena della detenzione.

Però nel caso attuale, come abbiamo già avuto di dimostrare, non esistono le condizioni per predicare una legittima restrizione delle libertà personali tramite l’obbligo vaccinale. Più banalmente - e spesso, come ci ha ricordato Hannah Arendt, il male è banale - si tratta di un ricatto: volendo vaccinare tutti, il pizzo da pagare allo Stato per continuare ad essere liberi è il Green pass e quindi il vaccino. Il cittadino ideale diviene allora lo schiavo della libertà. Mi sottometto agli ordini per essere libero. Rinuncio alla libertà di non vaccinarmi per conservare altre libertà che giudico più importanti. E, nella prospettiva del singolo, ciò avviene spesso non a torto: ad esempio tra perdere il lavoro e vaccinarsi è comprensibile e giusto che il padre di famiglia opti, seppur obtorto collo, per il vaccino. La nota stonatissima sta nel fatto che questo padre di famiglia ha dovuto scegliere, non ha voluto scegliere la fiala anti-Covid. Una libertà quindi fortemente coartata, condizionata.

Non si possono nemmeno chiamare in causa per giustificare le decisioni di Draghi & Co. le categorie del diritto commerciale: se vuoi quell’auto, allora paga. Perché nel caso attuale si tratta non di diritti patrimoniali, bensì di diritti personali, di libertà costituzionalmente tutelate come la libertà di movimento, il diritto al lavoro e all’istruzione, alla cultura e soprattutto il diritto alla salute, dato che l’obiezione di fondo che si muove ai vaccini è la loro sicurezza. Quindi in questi casi non siamo in presenza di un diritto patrimoniale futuro che se si vuole esercitare occorre dare qualcosa in cambio - se vuoi vedere la partita allo stadio paga il prezzo del biglietto - bensì di diritti connessi alla persona, già “presenti” in lui in quanto persona, che vengono sequestrati dallo Stato e che potranno essere restituiti al legittimo proprietario a fronte dell’esibizione di una carta verde.

Torniamo al motto Arbeit macht frei. I nazisti lo avevano scelto per ricattare i deportati: lavora e forse uscirai vivo da qui. L’uomo, qualsiasi uomo, non fa nulla se non è animato da qualche speranza. Dunque, piegati al lavoro perché tu possa tornare libero. La coazione come strumento per promettere la libertà è stato strumento ideologico di molte utopie. Il comunismo predicava la liberazione dei lavoratori dal gioco dei padroni, ma, laddove fiorì, i lavoratori furono oppressi proprio dai governi comunisti che li vessavano con la promessa di un mondo migliore, dove finalmente sarebbero stati liberi.

Il canovaccio seguito durante la pandemia è stato il medesimo: sacrificati a stare chiuso in casa e ad abbassare la serranda del tuo negozio per qualche mese per tornare ad essere libero di uscire e di lavorare. Rinuncia a frequentare parenti e amici, a fare sport per un certo periodo per poi tornare ad abbracciare i primi e a frequentare palestre e piscine. Ora il refrain è simile: vaccinati, altrimenti dovremo chiudere nuovamente tutto. La moneta per acquistare la libertà è la rinuncia alla libertà. Un vero paradosso.

Questo tipo di allettamento sta durando da più di un anno e mezzo e durerà ancora a lungo. Il Green pass si rinnoverà con successive vaccinazioni, le varianti dalla epsilon all’omega ci terranno in scacco offrendo sempre nuovi motivi per chiedere rinunce e sacrifici. Si spera nella variante “piazza” che possa fermare questa giostra da cui non si riesce a scendere, ma, vedendo il numero di mascherati in giro per strada, il partito di quelli che credono nella veridicità del motto Arbeit macht frei è nettamente superiore a quello degli scettici.

Ci dovremo quindi tenere stretto questo nuovo lockdown a dimensione personale, non più indiscriminato, bensì applicabile solo a chi considera la libertà personale come una condizione fortemente connessa con la propria dignità, un concetto di libertà che si slega dall’esercizio di singole libertà concrete e che, per valore intrinseco, si libra luminosa sopra a queste. Una libertà così preziosa che si è disposti a sacrificare tutto per essa. Questo irriducibile non si piegherà al motto dragoniano “Vaccinati e sarai libero”. Però, dal punto di vista morale, anche costui dovrà sempre tenere in conto il principio di proporzione ed efficacia. Vogliamo dire che sarà obbligato moralmente a cedere - e quindi a tollerare questo torto di Stato - se il gioco non varrà più la candela, ad esempio se i rischi della sua scelta di non vaccinarsi ricadranno sul coniuge e i figli, qualora, per ipotesi, dovesse essere licenziato. In caso contrario la libertà diventerebbe essa stessa un’ideologia, perché considerata bene sommo, a cui, volutamente, si legherebbe con mani e piedi.

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