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Sposi esemplari

Gianna e Pietro Molla, una vita di amore e sacrificio

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Per la memoria liturgica di santa Gianna Beretta Molla ci soffermiamo su alcuni passi del suo splendido epistolario con il marito Pietro. Una prova del loro amore, fondato su una salda roccia: Gesù.

Ecclesia 28_04_2026
Gianna e Pietro fidanzati a Sestriere, aprile 1955

Il 28 aprile 1962, a soli trentanove anni, saliva al Cielo Gianna Beretta Molla, donna, sposa e madre modello di cui oggi la Chiesa fa memoria nel ricordo della sua vita donata e sacrificata per amore. In un momento di grande attacco alla famiglia, vogliamo qui ripercorrere alcuni momenti importanti del suo fidanzamento e poi matrimonio con Pietro Molla.

«La donna forte chi la troverà?... Il cuore di suo marito può confidare in lei… non gli farà che bene, né mai gli recherà danno, per tutto il tempo della vita» (Pr 31, 10-12). Con questa frase del Libro dei Proverbi, Gianna (1922-1962) scriveva a Pietro (1912-2010) una lettera dopo aver ricevuto l’anello di fidanzamento, confidandogli il desiderio di vederlo e saperlo sempre felice e facendo il proposito di essere per lui la donna forte del Vangelo (9 aprile 1955, in Gianna Beretta/Pietro Molla, Lettere. Una storia di amore e speranza, a cura di Elio Guerriero, Ed. Cantagalli S.r.l. – Siena, 2023). Pietro non tarderà a rispondere con dolcezza alla sua futura sposa: «Il dono del tuo cuore e il tuo amore hanno trovato il mio cuore tutto per te e il mio amore solo e sempre per te, o mia carissima Gianna» (15 aprile 1955). Si vede già da queste prime righe la delicatezza e il rispetto che hanno sempre caratterizzato il loro rapporto, lasciando a noi un esempio di amore sponsale e di donazione totale edificante.

Non si può parlare di Pietro Molla senza parlare di Gianna, ma non si può nemmeno parlare di lei senza fare riferimento al marito: divenuti una carne sola con il sacramento del matrimonio, le loro vite sono un intreccio di santità straordinaria nell’ordinarietà del lavoro, del matrimonio e della famiglia. La corrispondenza tra i due sposi, che oggi abbiamo il dono di poter leggere, non solo rappresenta una prova virtuosa del loro amore, ma testimonia come questo amore sia fondato su una salda roccia: Gesù. Scriveva Pietro in una lettera all’amata Gianna in occasione di uno dei propri viaggi di lavoro all’estero: «Ricevo […] Gesù […] vedo te in devotissimo atteggiamento e con lo stesso Gesù nel cuore». Nella comunione sacramentale Pietro e Gianna vivevano l’unione profonda in Cristo data dall’Eucaristia e dal matrimonio.

Ed è con questo amore che entrambi si preparano al sacramento tanto atteso. Così scrive Pietro a Gianna nel settembre del 1955: «Ora, la nostra comprensione è perfetta, perché ci è di luce il Cielo e di guida la Legge Divina; perché Cielo e Legge Divina trovano in te le più belle virtù e la bontà migliore ed in me il desiderio vivissimo e la gioia immensa di renderti sempre felice». «Ora, – continua – il nostro affetto è pieno perché siamo un cuore ed un’anima sola, un sentimento ed un affetto solo, perché il nostro amore sa attendere, forte e puro, la benedizione del Cielo» (10 settembre 1955). Gianna risponde con altrettanta esemplarità: «Con l’aiuto e la benedizione di Dio faremo di tutto perché la nostra nuova famiglia abbia ad essere un piccolo cenacolo ove Gesù regni sopra tutti i nostri affetti, desideri ed azioni. […] Diventiamo collaboratori di Dio nella creazione, possiamo così dare a Lui dei figli che lo amino e lo servano» (13 settembre 1955).

Due sposi che sapevano vivere la loro missione nel mondo con lo sguardo rivolto verso il Cielo e che attraverso il matrimonio si santificavano l’un l’altra per dare gloria a Colui che nel sacramento dell’Amore si fa presenza viva e vivificante. Si comprende, dunque, come l’amore per l’Eucaristia fosse un elemento comune dei due sposi. Gianna, in una conferenza alle sue Giovani di Azione Cattolica, così diceva: «Il pensiero che ci deve accompagnare questa settimana è questo: Per essere apostola […] l’anima mia deve essere sempre in Grazia, deve essere cioè il Tempio, il Tabernacolo vivente, devo avere in me la vita divina, per poterla comunicare alle anime che mi circondano». Ed è allora che «porteremo ovunque la gioia, il profumo di Cristo» (Conferenza alle Giovani di Azione Cattolica, 28 ottobre 1946). Questo profumo di Cristo santa Gianna lo ha saputo portare davvero, fino al sacrificio della vita. Nei suoi appunti per un’altra conferenza alle sue Giovani nel 1946 scriveva che «Amore e sacrifizio sono così intimamente legati, quanto il sole e la luce. Non si può amare senza soffrire e soffrire senza amare».

Ed è questa consapevolezza che lo stesso Pietro aveva ben chiara nel momento della prova più grande. «Quando, con la morte di Gianna, il mistero del dolore si è abbattuto su di me e i miei figli e mi sono sentito crollare, mi sono aggrappato a Gesù Crocifisso, alla certezza che Gianna viveva con Dio in Paradiso. […] Ora mi sono reso conto che la vita di Gianna, la sua testimonianza, il suo sacrificio rientrano in un piano di Dio. […] Gesù è colui che mi ha dato questa sicurezza e io mi sono aggrappato a lui con tutte le mie forze» (Gianna - Santa Gianna Beretta Molla nel ricordo del marito, di Pietro Molla, Elio Guerriero, Ed. Cantagalli S.r.l. – Siena, 2024).

Uniti nel Signore, Pietro e Gianna si affidavano ogni giorno, con la recita del Santo Rosario e la preghiera insieme, alla protezione di Maria, alla quale erano molto devoti. A Lei consacrarono ogni figlio. Pietro attribuì proprio alla Vergine Maria la grazia di aver incontrato Gianna. «Grazia più grande e più desiderata non poteva farmi la Mamma Celeste, l’invocata Madonna del Buon Consiglio della mia devota Chiesetta di Ponte Nuovo», le scriveva nella lettera del 22 febbraio 1955. E Gianna, dopo il matrimonio, si recò ogni giorno a pregare in questa chiesetta vicino a casa.

Il Signore preparava il cuore della sua eletta al sacrificio supremo, e assieme a lei, quello del marito e dei figli, chiamati ad accogliere quel progetto misterioso ma immenso che Egli aveva sulla loro famiglia. Santa Gianna davvero ha saputo trasformare il suo cuore in quello che sosteneva dovesse essere un «Ostensorio attraverso il cui cristallo il mondo dovrebbe vedere Cristo» (Conferenza alle Giovani di Azione Cattolica, 28 ottobre 1946).



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