La divina maternità – Il testo del video
La maternità di Maria termina non su una persona umana ma su una persona divina che assume la natura umana. Ecco perché è veramente Madre di Dio e non solamente Madre di Gesù uomo. L’appartenenza di Maria all’ordine ipostatico: l’importanza di questa verità.
Oggi riprendiamo la parte più sistematica del percorso di mariologia divulgativa che stiamo facendo. Non abbiamo la pretesa di dare una spiegazione scientifica e sistematica della mariologia, ma di offrire una spiegazione completa e allo stesso tempo semplice di questo bellissimo capitolo della Rivelazione divina che ha una particolarità, cioè permette in qualche modo di recuperare tutti gli altri aspetti della Rivelazione, dal mistero della Trinità a quello dell’Incarnazione, dal mistero della Chiesa al tema della santificazione delle anime. Ci sono tanti aspetti che entrano nella mariologia. E oggi ripartiamo con il dogma fondamentale della divina maternità, cioè Maria Madre di Dio.
Premetto che abbiamo già dedicato una catechesi a questo aspetto presentando la maternità divina com’è trattata da san Tommaso nella Summa e in risposta alle eresie cristologiche dei primi secoli cristiani. Oggi prendiamo un taglio un po’ diverso, anche se richiameremo questo aspetto propriamente dogmatico. La maternità divina è un dogma, perciò siamo tenuti a credere, per avere la salvezza eterna, che Maria è Madre di Dio. Che cosa significa questo? Perché è Madre di Dio e non semplicemente “Madre di Gesù”?
Dal punto di vista della natura noi possiamo dire che si è madre quando si concepisce e si porta in grembo una persona, non una natura, perché la persona è ciò che sussiste: la natura non è in sé stessa sussistente, sussiste la persona; la persona sussiste in una natura. In un linguaggio molto spiccio: io sono una persona umana, non sono l’umanità, quindi la mia persona sussiste nella natura umana, ma il concreto che sussiste sono io e quindi è la mia persona.
Per dire che Maria è Madre di Dio dobbiamo capire chi è la persona che lei ha generato. Ora, essendo la maternità legata alla persona e non alla semplice natura, lei ha generato una persona a cui ha dato la natura umana. Una persona che però è la persona del Verbo incarnato, è la persona divina del Verbo incarnato, che assume, grazie a Maria Santissima, la natura umana. E dunque colui che è generato è la persona del Verbo venuto nella carne umana. Quindi, essendo la maternità legata alla persona e non solo alla natura, noi non possiamo dire che Maria è la madre solo di Gesù uomo, come se esistesse una persona umana di Gesù, no: esiste una persona divina, che in un certo tempo ha assunto la natura umana nel grembo di Maria. Dunque, possiamo dire che la maternità di Maria termina non su una persona umana ma su una persona divina che assume la natura umana. Ecco perché è veramente Madre di Dio e non solamente Madre di Gesù uomo, il quale è la persona del Verbo; non abbiamo una persona divina e una persona umana in Gesù, ma abbiamo l’unica persona divina del Verbo che assume veramente la natura umana e quindi è veramente uomo. Questo è il cardine della nostra fede, insieme al dogma della Santissima Trinità.
Abbiamo già accennato nella precedente catechesi alcuni errori intorno alla maternità divina, errori che riguardano il dogma dell’Incarnazione. Da una parte, vedi i docetisti, una corrente gnostica per cui l’umanità di Gesù è solo apparente, abbiamo la negazione di Gesù come vero uomo; dall’altra abbiamo una corrente che nega che Gesù sia vero Dio, pensiamo all’arianesimo, ma anche a tutto il filone razionalista moderno secondo cui Gesù è stato un grande uomo ma non è Dio perché ciò non sarebbe concepibile dalla ragione. E poi abbiamo un altro gruppo più “sottile” che non ha compreso la relazione, l’unione delle due nature, o perché ha parlato di una persona e una natura, o perché ha parlato di due persone e due nature; e qui abbiamo le eresie degli eutichiani, dei nestoriani, eccetera. Nestorio è il più famoso di questo gruppo, perché contesta direttamente il dogma della divina maternità, precisamente perché non comprende in modo adeguato il dogma dell’Incarnazione, cioè non comprende il dogma dell’unica persona con le due nature, divina e umana.
Ora, riguardo a questo fatto, cioè di Gesù vero Dio e vero uomo, che prende la natura umana nel grembo di Maria elevandola a essere Madre di Dio, posto che siamo dentro un mistero difficile da spiegare per la nostra povera testa, abbiamo degli argomenti cosiddetti di convenienza, cioè possiamo capire la sapienza di Dio in questa scelta. È vero che il Signore è più grande di noi, è vero che non potremo mai esaurire la sua sapienza, eppure possiamo cogliere i raggi della sua luce; non possiamo guardare il sole eppure possiamo vedere come il sole illumina le cose.
La convenienza l’abbiamo a mio avviso soprattutto in due elementi. Il primo è che in Maria Santissima, e solo in lei, la persona umana è stata nobilitata e portata a una elevazione insuperabile. Uno potrebbe dire: c’è Gesù Cristo. Ma Gesù Cristo, come abbiamo detto, non è una persona umana, è una persona divina che ha assunto la natura umana: è vero uomo, ma la sua persona è la persona del Verbo. Invece Maria SS. è una persona umana. E tra le persone umane, al di sopra di lei, non è concepibile nulla di più grande, nulla di più elevato. Dio non poteva fare qualcosa di più elevato, nell’ordine di quelle creature che sono gli esseri umani e delle creature in generale, di Maria SS. e della sua maternità divina.
Ancora, troviamo l’enorme convenienza del riscatto e dell’elevazione della donna. Questo è un aspetto su cui spesso non ci si capisce. Noi sappiamo quanto sia stato grave il concorso della prima donna nella colpa e quanto abbia rovinato il progetto di Dio sull’uomo e sulla donna. In Maria SS. noi abbiamo che la colpa di Eva è stata non solo riparata, ma riparata in modo sovrabbondante. E questo non “solo” per le virtù di Maria, ma anche perché Dio stesso ha voluto amare in modo incommensurabile una donna, Maria SS., dandole questo privilegio che avrebbe superato qualsiasi immaginazione umana se non ci fosse stato rivelato e che è il privilegio della divina maternità.
Dunque, anche qui la riparazione sorpassa la caduta, non è un “semplice” riparare, risistemare, ma è rigenerare ed elevare ulteriormente. Questo è l’aspetto dogmatico a grandi linee della divina maternità. E si basa sulla maternità fisica di Maria. Questo bisogna chiarirlo, perché c’è tutto un filone che sottostima l’aspetto fisico, come quando nei confronti della verginità di Maria parla di una verginità spirituale. Ci sono diversi teologi che non concepiscono come si possa pensare a una verginità nel parto, una verginità che date le conoscenze anatomiche, mediche di oggi non si potrebbe più pensare… Ma questa è una fesseria. Il dogma ci dice che la Madonna era vergine proprio fisicamente, non solo spiritualmente. Anche per la maternità divina dobbiamo pensare a una maternità fisica effettiva. Cosa vuol dire? Vuol dire che Maria ha effettivamente concepito e formato fisicamente quell’embrione che in lei è stato generato grazie al suo contributo fisico e all’opera dello Spirito Santo. In teologia si parla del fatto che Maria ha fornito in qualche modo l’aspetto passivo, lo Spirito Santo l’aspetto attivo. Non pensiamo con categorie di giudizio morale, ritenendo che “passivo” sia qualcosa che non conta, mentre “attivo” conta; qui parliamo dal punto di vista più metafisico: Maria Santissima è il ricettacolo del principio attivo che viene dallo Spirito Santo e che trasforma evidentemente il ricettacolo, a sua volta, in attivo. Perché? Perché tutti i nove mesi di gestazione sono una gestazione anche fisica, veramente fisica. Maria ha realmente nutrito con il suo sangue, la sua carne, il Figlio di Dio. Non si tratta di un “passaggio” nel grembo, si tratta di un concepimento reale, di una gestazione reale e di un parto reale, sebbene verginale. Avremo modo di parlarne.
Teniamo intanto bene a mente questi due aspetti: l’aspetto dogmatico e l’aspetto fisico della divina maternità. Adesso andiamo a vedere l’aspetto morale, che non è l’aspetto moralistico, ma indica che cosa comporta la divina maternità nella relazione tra Maria e Dio. Qui tocchiamo un punto un po’ delicato e per certi versi dimenticato da molti teologi, anche conosciuti e che occupano posti importanti all’interno della Chiesa. Abbiamo detto che questa maternità termina sulla persona, cioè Maria genera e porta in grembo una persona, ed è per questo che la chiamiamo Madre di Dio, perché è Madre della persona del Verbo. Questo significa che il termine della relazione materna di Maria è infinito. Perché? Perché la persona del Verbo è Dio, e Dio è infinito. Questa è la particolarità di questa unica maternità, non ce n’è un’altra la cui relazione termina su una persona infinita. E ciò vuol dire che questa maternità ha una dignità in qualche modo infinita: infinita non per sé, ma in virtù di questo terminare a una persona che è infinita, la persona di Dio, del Verbo.
Ora, in forza della maternità divina, Maria appartiene intrinsecamente all’ordine ipostatico, cioè all’ordine della comunicazione personale della divinità. Cerchiamo di capirci bene, per non sopravvalutare questa affermazione e per non sottovalutarla; a mio avviso oggi il grande problema non è certamente che le persone pensino che Maria sia Dio, ma che molti fedeli e molti teologi non capiscano più che cosa significa che Maria è elevata all’ordine ipostatico e pensano che questa sia una novità che qualche fedele un po’ troppo devoto sta spacciando. Non è così.
Allora, abbiamo tre ordini. Il primo è l’ordine naturale, l’ordine della natura. Che cosa vuol dire? L’ordine della natura è Dio che comunica l’essere alle creature: c’è la comunicazione e la conservazione dell’essere (vi rimando a tutte le catechesi fatte sulla creazione). Poi abbiamo l’ordine soprannaturale, che è l’ordine in cui Dio comunica e conserva la grazia. Quindi, non comunica solo l’essere, ma anche la grazia. Il terzo ordine è l’ordine ipostatico dove Dio dà Sé stesso personalmente. Cosa vuol dire? Vuol dire che noi abbiamo non una comunicazione dell’essere e della grazia agli uomini, ma la comunicazione della stessa persona di Dio che assume la natura umana. Cioè, la natura umana per certi versi, possiamo dire, accoglie Dio: e questo è l’ordine ipostatico che avviene nella persona di Gesù Cristo. Ricapitolando: ordine naturale, ordine soprannaturale, ordine ipostatico; comunicazione della natura, comunicazione della grazia, comunicazione della persona stessa di Dio.
Dire allora che Maria è elevata all’ordine ipostatico vuol dire che entra intrinsecamente in questo terzo ordine, non perché – attenzione – la persona divina sia stata comunicata alla sua natura in modo tale che sia lei il Verbo incarnato, ma nel senso che, senza Maria Santissima, non avremmo l’ordine ipostatico, non avremmo il Verbo incarnato. Quindi Maria entra intrinsecamente in questo ordine di comunicazione della persona divina. Uno potrebbe dire: Dio avrebbe potuto fare diversamente. Assolutamente sì, nulla quæstio su questo argomento. Ma il punto è che nel presente ordine di cose, che è l’unico esistente (il resto è nelle speculazioni), noi non avremmo avuto l’ordine ipostatico, cioè l’Incarnazione del Verbo, senza la divina maternità, senza Maria Santissima. E dunque Maria entra a titolo unico nell’ordine ipostatico, senza che questo comporti che in lei si abbia l’unione ipostatica. Ma lei vi entra perché rende possibile l’unione ipostatica e per il fatto che la sua maternità divina termina sulla persona del Verbo incarnato.
Quanto detto deriva dal dogma della maternità divina, anche se qualcuno arriccia un po’ il naso; qualcuno dice che questa è una novità, ma in realtà quando noi andiamo a vedere anche la trattazione di gran parte dei mariologi di un certo peso, penso ad esempio al fondatore del Marianum, padre Gabriele Roschini, noi troviamo questa verità di Maria nell’ordine ipostatico come pacifica. Ma non “pacifica” perché ci piace, pacifica perché discende dal senso della divina maternità. Quindi qui abbiamo l’aspetto che abbiamo chiamato morale, che indica proprio questa appartenenza di Maria Santissima all’ordine ipostatico.
Abbiamo anche un’altra conseguenza. Nella divina maternità Maria assume una relazione unica, irripetibile con ciascuna delle persone della Santissima Trinità. Vediamo la prima relazione, quella con il Padre. Classicamente si dice che Maria Santissima è la figlia primogenita del Padre. Ora, questa affermazione ha una densità particolare che va colta, per non sminuirla con frasi del tipo: “Siamo tutti figli di Dio, figuriamoci se non lo è la Madonna”. Potremmo dire che lei è la figlia di Dio per eccellenza o anche la figlia unigenita. Per quale ragione? Perché nel momento in cui il Padre genera il Figlio, che nel progetto eterno è destinato all’Incarnazione, è già presente in Lui colei che doveva essere la Madre del Figlio stesso. Quindi, in questo senso Maria è la figlia primogenita e per certi versi unigenita del Padre. Primogenita perché è la prima ad essere pensata nell’ordine delle creature in quanto è predestinata insieme al Figlio; ed è l’unigenita perché nessuno come lei ha questo privilegio. È figlia in questo modo specifico di cui stiamo parlando.
Ma c’è anche un altro aspetto. Nei confronti del Padre, Maria ha una relazione di somiglianza. In quale senso? Nel senso che la generazione eterna del Verbo e la generazione umana del Verbo incarnato hanno lo stesso termine: terminano tutte e due nel Figlio che viene generato. L’una evidentemente nell’eterna generazione del Padre, l’altra nella temporale generazione della Madre. Quindi c’è una somiglianza. Somiglianza non vuol dire uguaglianza, vuol dire che ci sono degli aspetti simili e degli aspetti dissimili. L’aspetto dissimile è appunto che una è la generazione eterna, l’altra è la generazione temporale; la caratteristica comune è il termine di queste generazioni, che terminano nella persona del Verbo incarnato. Quindi Maria viene chiamata dal Padre a condividere, nella sua modalità, senza confusione, la generazione del Verbo. Non confondere non vuol dire negare. Non è che per non confondere le due generazioni neghiamo la generazione di Maria, così come non è che per non confonderci dicendo che Maria ha l’unione ipostatica (che non ha), non parliamo più della sua appartenenza all’ordine ipostatico. Cioè, il “gioco” sta nel fatto di chiarire i termini. È chiaro che qualunque affermazione potrebbe generare equivoci, l’importante è chiarirla e richiarirla se non è stata sufficientemente spiegata.
Anche nei confronti del Figlio abbiamo una relazione unica. La prima caratteristica è evidente: c’è una consanguineità. Nessuna creatura può dire di essere consanguinea del Figlio, perché tutta la natura umana del Figlio è stata presa dalla Madonna. C’è una consanguineità più elevata di qualsiasi altra consanguineità concepibile nell’ordine della natura. Nell’ordine della natura abbiamo una consanguineità almeno mista: 50% del padre, 50% della madre. Nel caso di Maria e Gesù è diverso. Abbiamo anche qui una relazione di somiglianza. Questa volta la somiglianza nasce dalla somiglianza del Figlio nei confronti della Madre. Una somiglianza che non è solo fisica. Eppure è una somiglianza anche fisica, tanto più forte, perché tutto l’aspetto umano, tutta la “consegna” del genoma avviene esclusivamente dalla Madre verso il Figlio. Ma c’è anche una somiglianza in tutti quegli aspetti che nascono dall’apprendimento emotivo, intellettivo, dall’educazione, secondo tutto quello che un genitore comunica abitualmente a un figlio, tenendo sempre presente che qui abbiamo un genitore unico nella generazione. Poi, chiaramente, abbiamo il contributo di san Giuseppe nell’educazione e nello sviluppo di Gesù.
Maria Santissima è l’unica delle creature che ha diritto, dal punto di vista proprio della natura, all’amore e all’obbedienza del Figlio. Nel caso di Maria, si parla propriamente di dominio, non nel senso deteriore che questo termine ha assunto nel nostro contesto, ma veramente nel senso di avere un diritto all’obbedienza e all’amore del Figlio, cosa che stravolge evidentemente la nostra comprensione, perché è Dio ad aver diritto all’obbedienza e all’amore delle sue creature: questo è vero, ma lei è veramente Madre di Gesù Cristo, del Verbo incarnato, e ha sotto questo aspetto il diritto all’amore e all’obbedienza del Figlio che è il Verbo incarnato. Quindi, per la comunicazione degli idiomi – cioè che tutto quello che possiamo dire dell’umanità di Cristo lo possiamo dire del Verbo, possiamo dire ad esempio che veramente il Verbo, Dio, è morto sulla croce senza per questo pensare che sia morta la divinità (possiamo predicarlo, come si dice, del singolare, non del generale) – possiamo dire che Dio ha un dovere particolare di amore e di obbedienza nei confronti della Madre.
E poi abbiamo delle relazioni singolari di Maria nei confronti dello Spirito Santo. Possiamo dire che Maria è autenticamente tempio e sposa dello Spirito Santo. Tempio perché? Ricordiamo l’immagine della Shekinah, della nube che scende sul santuario già nel tabernacolo della tenda di Mosè e poi nel tempio, che indica proprio la presenza di Dio. Questa ombra dell’Altissimo scende su Maria e scende per fecondarla. Quindi lo Spirito Santo è autenticamente sposo di Maria Santissima e questo vuol dire che c’è una reale donazione reciproca tra lo Spirito Santo e la Madonna. Nella comunicazione-donazione dello Spirito Santo a Maria abbiamo anche un portare in lei la comunicazione di tutti i beni di cui lo Spirito Santo stesso è portatore. A differenza della sponsalità umana, è un vivere permanente dell’uno nell’altra, l’essere una sola cosa permanentemente. Maria ha una relazione veramente unica nei confronti dello Spirito Santo, che in lei non è “solamente” comunicato, ma diviene il principio generatore, insieme a lei, del Verbo.
La prossima volta vedremo un’altra conseguenza della divina maternità: Maria Santissima è vera Madre di Cristo, del Verbo incarnato, di Cristo capo, e dunque è veramente Madre di Cristo corpo. Parleremo cioè della maternità spirituale di Maria, un tema importantissimo perché si presta facilmente ad essere banalizzato, non se ne comprende la profondità. Posto che anche in questo caso ci troviamo di fronte a un mistero, va detto che un mistero non è qualcosa da chiudere in cassaforte, ma è qualcosa in cui siamo chiamati ad entrare con la grazia di Dio, a coglierne tutti quegli aspetti comprensibili da una creatura illuminata dalla fede e dai doni dello Spirito Santo.
La divina maternità
La maternità di Maria termina non su una persona umana ma su una persona divina che assume la natura umana. Ecco perché è veramente Madre di Dio e non solamente Madre di Gesù uomo. L’appartenenza di Maria all’ordine ipostatico: l’importanza di questa verità.
La Madre di Dio – Il testo del video
In ragione delle sue due nature, divina e umana, per Cristo è corretto parlare di due nascite, una come generazione eterna dal Padre e l’altra, nella carne, dal seno di Maria. Che è realmente Madre di Dio, in virtù dell’unione ipostatica. Nascita di Cristo nel luogo e nel tempo: Betlemme e il 25 dicembre, le ragioni di convenienza.

