Frejus-Tolone e il seminario: il modello Rey era vincente. Parola del successore
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Mons. François Touvet, successore del vescovo dimessosi in anticipo su richiesta di Francesco, ha annunciato che ci sono quattro nuovi candidati al seminario diocesano di La Castille, da lui vantato, e chiesto ai confratelli di mandargli seminaristi. Insomma: Rey aveva fatto un buon lavoro.
Chi si ricorda il caso della diocesi di Fréjus-Tolone? Nel 2022 la Santa Sede aveva clamorosamente bloccato le imminenti ordinazioni di quattro sacerdoti e sei diaconi a seguito di una visita dell'allora monsignor Jean-Marc Aveline. Nel mirino di Roma era finita la politica troppo accogliente nel seminario diocesano di La Castille attuata dal vescovo Dominique Rey. In particolare, in Vaticano non piacevano le porte aperte di monsignor Rey ai candidati con sensibilità liturgica tradizionale. Nel 2023 Francesco nominò mons. François Touvet come vescovo coadiutore dello stesso Rey. Le ordinazioni ripresero con difficoltà nel 2024.
Il colpo di grazia è arrivato nel gennaio del 2025, quando il Papa argentino chiese e ottenne le dimissioni anticipate di Rey a soli 72 anni. Il vescovo ha confidato a Niwa Limbu di AdVaticanum il retroscena dietro a quel passo indietro preteso da Bergoglio: «Un anno prima mi aveva ripetuto più volte: "Resta nella diocesi. Abbiamo bisogno di te". Un anno dopo, mi chiese di presentare le mie dimissioni».
Quattro anni dopo l'atto d'accusa sulla selezione dei candidati al sacerdozio e un anno e mezzo dopo il brusco foglio di via a Rey, si scopre che il modello La Castille era vincente. A certificarlo è lo stesso monsignor Touvet, nel frattempo succeduto al vescovo dimissionario, in una lettera del 29 giugno 2026 scritta al resto dell'episcopato francese. Il contenuto è stato rivelato da Simon Kajan su Die Tagespost. Touvet ha annunciato trionfante che quest'anno ci sono quattro nuovi candidati nel seminario già oggetto delle attenzioni di Roma. «Non avevamo un numero così alto di candidati da sei anni», ha rivendicato il vescovo, tenendo a precisare che i candidati arrivano dalla regione del Var, dove si trova la diocesi. Eppure, nonostante questo fosse uno dei punti contestati a Rey, pur vantando la presenza di seminaristi «autoctoni», alla fine il nuovo vescovo si appella ai suoi confratelli per farsi mandare giovani dalle loro diocesi. La lettera serve a far sapere che ha riaperto la propedeutica e che c'è chi già gli ha affidato un candidato (la diocesi di Nizza). «Qui disponiamo di un ambiente, di strutture, di una supervisione e di un corpo docente eccezionali», precisa Touvet caldeggiando l'invio di candidati dal resto della Francia.
Insomma, il seminario di La Castille non era problematico come la mossa di Roma del 2022 aveva lasciato intendere e ora l'intenzione del vescovo sembra quella di emulare l'azione del suo predecessore interrotta bruscamente quattro anni fa. A Fréjus-Tolone il buon governo di Rey aveva permesso la fioritura, come diceva il vescovo oggi emerito, di «un giardino con molti fiori», poi fatto appassire forzatamente e che ora il nuovo vescovo punta, giustamente, a ricreare scrivendo agli altri presuli di Francia. Al baby-pensionato Rey resta l'amara soddisfazione di veder riconosciuta implicitamente la validità del suo lavoro. Ma questa vicenda dovrebbe portare all'attenzione il tema della condizione di tanti esautorati del pontificato bergogliano, allontanati dai loro incarichi con motivi deboli e pretestuosi e che forse meriterebbero un risarcimento morale per la sofferenza subita.
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