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L’inchiesta

Fingersi gay per ottenere asilo, scandalo nel Regno Unito

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La BBC ha scoperto che alcuni studi legali operanti nel Regno Unito chiedono ingenti somme agli immigrati invitandoli a fingersi gay per ottenere asilo. Il risultato? Un numero spropositato di richieste fondate sulla menzogna.

Vita e bioetica 02_06_2026
screenshot video sotto copertura BBC

Una inchiesta della BBC ha scoperto che alcuni studi legali chiedono ingenti somme (tra le 2.500 e le 7.000 sterline per iniziare) agli immigrati per escogitare una truffa ai danni dello Stato e di tutti i cittadini inglesi: fingersi gay per chiedere asilo nel Regno Unito. Questo perché in alcuni Paesi come il Pakistan o il Bangladesh l’omosessualità è sanzionata penalmente. Ritornare in patria potrebbe dunque essere rischioso.

Ridotta all’osso, la procedura truffaldina è la seguente: i migranti, sia quelli appena sbarcati nel Regno Unito sia quelli il cui visto è in scadenza, vengono istruiti dai legali su come fingersi gay tramite la presentazione di lettere di supporto in cui si conferma che Tizio ha avuto rapporti sessuali con Caio, fotografie in cui vengono ritratti come abituali frequentatori di locali gay e referti medici in cui si attesta ad esempio che la persona è sieropositiva.

Pur essendo minima la quota di persone omosessuali nella popolazione, nel 2025 ben il 35% delle richieste di asilo prodotte nel Regno Unito provenivano da migranti che si erano dichiarati omosessuali. In quell’anno hanno superato le 100.000 richieste. Già questo dato fa pensare che non tutte le richieste provengano da persone realmente omosessuali. Il Ministero dell'Interno ha reso noto che i cittadini del Pakistan sono in testa nella richiesta di asilo per motivi legati all’omosessualità. Nel 2023 il 43% delle richieste per questi motivi veniva da cittadini pakistani, pur essendo solo il 6% tra tutti i richiedenti asilo. Nel 2023 quasi i due terzi di richieste basate sull’orientamento sessuale sono stati accolti nella fase iniziale della procedura.

Ma veniamo all’inchiesta della BBC. Un giornalista sotto copertura contattò l’avvocato Tanisa Khan, consulente per la Worcester LGBT, un’organizzazione che, come si poteva leggere sul suo sito, «ha ottenuto il riconoscimento ufficiale del Ministero dell'Interno […] a testimonianza del nostro continuo contributo al sostegno dei richiedenti asilo LGBT+ in tutto il Regno Unito». Abbiamo usato l’imperfetto perché il 16 aprile scorso, dopo la pubblicazione dello scoop della BBC, l’organizzazione ha chiuso i battenti.

L’avvocato Khan confidò al giornalista della BBC sotto copertura: «Ascoltami. Non esiste nessuno che sia per davvero gay. C'è solo un modo per sopravvivere qui, ed è proprio quello che tutti stanno adottando». L’avvocato aggiunse che fingersi gay sarebbe stato l’unico modo per rimanere nel Regno Unito: «Si tratta di un visto per asilo... riguarda i diritti umani e viene definito caso gay o per persone dello stesso sesso. Non c'è speranza di ottenere un altro tipo di visto». Poi consigliò al giornalista sotto copertura di inventarsi una storia di sana pianta da ripetere per il colloquio con il Ministero dell'Interno. «Non esiste alcun controllo per scoprire se una persona è gay. La cosa principale è ciò che dici. Devi solo dire loro: “Sono gay e questo è tutto”», chiarì l’avvocato dopo aver aggiunto che era da 17 anni che fabbricava prove false.

Poi il giornalista rilanciò: avrebbe voluto essere raggiunto da sua moglie che era in Pakistan. L’avvocato non mostrò esitazioni: «Se la fate venire qui, richiederemo anche il suo asilo. Una volta che sarà qui, potremo farla diventare lesbica».

Il legale aveva infine chiesto al giornalista di far parte dell’associazione: in tal modo la richiesta sarebbe stata accettata più facilmente. «Vi rilasceremo una lettera in cui affermeremo che […] siete un nostro membro, un membro autentico, affiliato a noi e una persona che conosciamo personalmente. Questo tipo di prova è molto convincente», tenne a precisare la Khan. Il giornalista frequentò anche le riunioni dell’associazione e ciò fu molto istruttivo. Una persona che incontrò lì, un certo Fahar, gli disse: «La maggior parte delle persone qui non sono gay». Un altro, di nome Zeeshan, fu ancora più netto: «Qui non c'è nessuno gay. Nemmeno l'1% è gay. Nemmeno lo 0,01% è gay». Insomma, pare proprio che questa organizzazione riunisse immigrati che si fingevano gay per ottenere asilo nel Regno Unito. Un altro avvocato, di nome Aqeel Abbasi, chiese al medesimo giornalista sotto copertura di farsi delle foto in locali gay e di trovare un uomo che avrebbe dovuto fingere di essere il suo compagno. Insomma il copione era analogo.

Le falle nel sistema della gestione dell’immigrazione erano già note al governo, seppur ignaro di questo particolare scandalo. Infatti, a marzo, il ministro dell'Interno Shabana Mahmood aveva annunciato modifiche alle norme che regolano l’immigrazione: ai richiedenti asilo verrà offerta solo protezione temporanea. Infatti, i loro casi verranno riesaminati ogni trenta giorni. Insomma, un asilo a tempo determinato.

La frode scoperta dalla BBC è sicuramente la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più esteso, tenendo conto, come accennato sopra, di quante sono le persone che chiedono asilo per motivi legati all’omosessualità. Un numero sproporzionato per essere reale. La frode funziona perché è facile provare di essere una persona omosessuale ed è facile perché è agevole produrre prove false. In caso di tortura, invece, le prove sono molto più oggettive (ad esempio segni sul corpo) e molto più difficilmente falsificabili. A ciò si deve aggiungere il fatto che dichiararsi gay offre già probabilmente una sorta di immunità sociale. Vogliamo dire che sicuramente c’è una certa ritrosia a verificare che una persona che si dichiara omosessuale lo sia veramente, dal momento che c’è il timore di venire tacciati di omofobia.