Bimbi nel bosco, salute a rischio. Ma il vero "nemico" è l'home schooling
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Il tribunale dispone un progressivo riavvicinamento dei piccoli Trevallion ai genitori della "Famiglia nel bosco". Il legale Pillon alla Bussola: "Faremo reclamo in Appello, i bambini rischiano la sindrome post traumatica da stress". Ma nel dispositivo del giudice si percepisce che il vero nemico da combattere è ancora l'home schooling per imporre la scuola pubblica.
Il bicchiere è mezzo vuoto e il difensore dei coniugi Trevallion, l’avvocato Simone Pillon, non lo nasconde. Il tribunale de L’Aquila ha emesso il decreto che dispone il progressivo ritorno in famiglia dei bambini della cosiddetta casa nel bosco. E pur correggendo parzialmente le precedenti decisioni, che hanno portato ad un allontanamento dalla famiglia di origine che dura ormai da quasi un anno, lascia Nathan e Catherine con l’amaro in bocca. Ancora una volta.
“Purtroppo – spiega Pillon alla Bussola -, noi ci aspettavamo il rientro immediato, ma ora il problema è quello della salute dei bambini”. I due gemelli di 7 anni e la bambina di 9, infatti, “sono a rischio di sviluppare una sindrome post traumatica da stress a causa del collocamento in casa famiglia”, prosegue il legale rimarcando come il problema della salute dei bambini ora sarà al centro del reclamo che verrà presentato alla Corte d’Appello de L’Aquila.
In sostanza, come ha poi spiegato alle agenzie lo stesso Pillon “il percorso giudiziario di questa famiglia pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare".
Il decreto firmato dalla presidente Angrisano dispone un progressivo riavvicinamento dei minori alla famiglia, con rientri diurni immediati a Palmoli e - da ottobre - con pernotti in famiglia nel fine-settimana. Elementi che fanno dire a Pillon che “si tratta certo di un significativo passo in avanti rispetto alla situazione attuale, ma spiace tuttavia dover prendere atto che il lungo percorso giudiziario pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare”.
Nella sua disamina, infatti, il legale, ha rimarcato tre elementi fondamentali per opporsi al decreto giudiziario che dispone ancora una volta il semaforo rosso ai genitori per riabbracciare i piccoli.
Anzitutto il fatto che “a causa del ritardo nella decisione è stato di fatto negato il diritto dei minori a trascorrere almeno qualche giorno di vacanza con mamma e papà”. Ma ciò che sta più a cuore alla difesa è che il Tribunale di fatto non ha preso in considerazione “i ripetuti richiami degli esperti della NPI, della difesa, della stessa CTU e in misura diversa anche delle altre parti in ordine alla necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e al rischio per la salute dei minori causato dal permanere del collocamento extrafamiliare”. Ed è in questo frangente che l’aspetto del rischio della sindrome post traumatica da stress verrà fatta valere ancora di più in sede di Corte d’Appello.
Infine, sul versante della famiglia, il dispositivo del giudice si configura per una “eccessiva gradualità e per l’incertezza sul ricongiungimento che non è affatto giustificabile con la situazione familiare”. Una situazione, ribadisce il legale, che “non è affatto a rischio abusi e ha ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate”.
Insomma, conclude, “è come se il Tribunale fosse rimasto ancorato a precedenti valutazioni che ormai sono ampiamente superate dai fatti”.
C’è un aspetto, poi, che resta sottotraccia, ma che è ancora dirimente: sul tema della libertà educativa, questa vicenda e il modo in cui è stata gestita, rappresentano a detta di Pillon “una violazione dell’articolo 30 della Costituzione (dovere e il diritto dei genitori di mantenere, istruire ed educare i figli ndr.) e di tutte le convenzioni sovranazionali”. L’ordine del Tribunale, in sostanza, è stato emanato con l’orientamento di voler mantenere i minori in Casa-famiglia finché i genitori non mostreranno di aver accettato l'iscrizione dei bambini alla scuola pubblica, in luogo dell'istruzione parentale preferita dalla coppia.
Sembra essere questa, infatti, la pregiudiziale ora più ostativa per il rientro dei piccoli a casa. Eppure, anche sul versante della regolarità dell’istruzione famigliare, molti passi avanti sono stati compiuti dai genitori per adeguare la loro sensibilità a quelle che sono le normative statali sull’home schooling. Norme, che come abbiamo fatto notare sulla Bussola più volte che non riconoscono il valore della scuola parentale nell’ambito della libertà educativa.
In definitiva, dopo un anno dall’inizio della vicenda della Famiglia nel bosco, siamo ancora fermi al concetto di collocamento extrafamiliare per imporre ai genitori di rinunciare alla libertà di scelta del percorso scolastico per i loro figli. Una misura spropositata e gravemente invasiva, che può essere giustificabile solo in presenza di condotte di abuso o violenza, condizioni del tutto assenti in questo caso.
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