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GIORNATA DELLA BUSSOLA

Fede e martirio in Terra Santa, una lezione da imparare

Tra le belle testimonianze ascoltate alla Giornata della Bussola sabato 19 settembre, proponiamo oggi alcuni spunti dall'intervento di madre Maria del Cielo, SSVM, superiora della provincia della Terra Santa.
- VIDEO: La testimonianza di Madre Maria del Cielo

Ecclesia 22_09_2026

Cosa vuol dire vivere e testimoniare la fede in Terra Santa; il “mistero” del popolo armeno vittima di un genocidio che continua dopo 110 anni; il ricordo del grande scrittore e giornalista Vittorio Messori; la memoria di quanto successo a Seveso 50 anni fa quando un evento disastroso come la nube di diossina fece emergere un popolo che, in virtù dell’appartenenza a Cristo, seppe mantenere la speranza nella popolazione e lottò per la verità contro le strumentalizzazioni che fecero più danni della nube tossica. Questo è quanto abbiamo vissuto nel pomeriggio di sabato 19 settembre alla Giornata della Bussola, dopo l’introduzione del mattino, prima con la Santa Messa e poi con la lezione del vescovo Giuseppe Sciacca che ha approfondito il tema della Giornata: “Cristo è la nostra pace” (qui il testo).

Un pomeriggio ricco, partecipato come sempre dai presenti (a cui va un ringraziamento per l’entusiasmo e la fedeltà con cui seguono le iniziative della Bussola); un pomeriggio di esempi veri, concreti, di cosa voglia dire che “Cristo è la nostra pace”, di come questa affermazione di San Paolo nella lettera agli Efesini (capitolo 2) sia carne per tante persone e comunità.

In questo breve scritto vorrei soffermarmi soprattutto sulla testimonianza di madre Maria Del Cielo, superiora provinciale in Terra Santa delle suore Serve del Signore e della Vergine di Maratà (SSVM), ramo femminile dell’Istituto del Verbo Incarnato (senza nulla togliere agli altri di cui parleremo nei prossimi giorni). Potete rivedere l’intervento nel video linkato a questo articolo, ma vorrei sottolineare un paio di aspetti che offrono una chiave di lettura di quanto detto e visto.

Anzitutto si comprende cosa sia la speranza: non un auspicio illusorio che tutto finirà bene, ma una Presenza che è già l’inizio di un mondo nuovo. Mentre tutto intorno parla di morte e distruzione, queste religiose giorno dopo giorno condividono le sofferenze dei cristiani rimasti organizzando scuole e momenti di aggregazione per i bambini, occupandosi degli anziani, curando i malati; in altre parole, fondando tutto sulla preghiera, aiutano a ricostruire la vita, a pensare al futuro.  
E questo permette di sottrarsi alla spirale dell’odio che è il vero carburante che alimenta la guerra israelo-palestinese. Di più, i cristiani ancora presenti tra Israele e Palestina sono un segno e una speranza anche per tutti gli altri, per questo sono i primi bersagli dei fondamentalisti di entrambi i fronti: cancellare chi vive la pace, serve a giustificare la guerra.

Un secondo aspetto è la testimonianza di fede vissuta fino alle estreme conseguenze, che ci chiede solo di imparare da questi fratelli che siamo abituati a vedere solo come vittime ed eventualmente destinatari dei nostri aiuti. È vero, probabilmente alcuni o molti dei cristiani rimasti in Terra Santa se ne andrebbero se ne avessero la possibilità, ma c’è anche una consapevolezza di essere le pietre vive della Chiesa nella terra su cui ha camminato Nostro Signore, l’unica possibilità che il cristianesimo non sparisca nella terra di Gesù. Per questo – sia detto tra parentesi – il Patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, invita a riprendere i pellegrinaggi in Terra Santa, perché sono un aiuto concreto a sostenere questa presenza.

Ma il culmine di questa testimonianza di fede si trova nel breve filmato finale che madre Maria del Cielo ci ha mostrato: a parlare è la madre di due fratelli che sono tra i 21 martiri cristiani (20 egiziani e un ghanese) trucidati dai fondamentalisti islamici in Libia il 15 febbraio 2015. Erano stati sequestrati 45 giorni prima e ricordando quella lunga angosciante attesa e il tragico epilogo, la madre ha la semplicità e il coraggio di dire che alla notizia della morte si è sentita sollevata perché i suoi figli hanno resistito nella fede fino alla fine, non hanno abiurato per avere salva la vita. Il grande dolore per la perdita non ha intaccato, anzi ha sicuramente rafforzato quella pace interiore di chi ripone solo in Dio la speranza.

Non ci sono parole per descrivere l’impressione suscitata dalle parole di questa donna, e il confronto nasce immediato con le nostre acrobazie intellettuali per fare andare d’accordo la vita di fede con la mentalità di questo mondo. Eppure non si può non desiderare di avere una fede così.



omelia

Quella pace che il mondo ignora e non può donare

21_09_2026 Giuseppe Sciacca*

Le parole di mons. Sciacca durante la Messa per la pace celebrata sabato 19 settembre nel santuario di San Pietro Martire a Seveso (MB) in apertura della Giornata della Bussola 2026.

lectio magistralis

La vera pace viene dalla sovranità di Cristo sull'universo

21_09_2026 Giuseppe Sciacca*

Dono divino e responsabilità dell'uomo, la pace è molto più che assenza di guerra o una fragile tregua. Ecco perché la Chiesa non sposa il pacifismo radicale, ma annuncia il Regno di Dio che rende possibile perseguire la pace anche sulla terra. Il testo della riflessione introduttiva di mons. Giuseppe Sciacca per la Giornata della Bussola svolta sabato 19 settembre 2026 presso il Centro Pastorale Ambrosiano di Seveso (MB).
- Il video dell'intervento
- L'omelia: quella pace che il mondo ignora e non può dare