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GUERRA IN EUROPA

Il "Patto del diesel" tra Russia e Usa umilia Ucraina e UE

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Trump annuncia un cessate il fuoco contro le infrastrutture energetiche di Russia e Ucraina, ma non ci sono né conferme né dettagli mentre l'accordo con Putin segna una nuova svolta politica con gravi conseguenze per l'Europa.

Esteri 12_10_2026

Trump annuncia accordi per acquistare gasolio da Russia e Canada, esorta Zelensky a farsi da parte per favorire la pace e annuncia una tregua negli attacchi alle raffinerie russe e alle infrastrutture energetiche ucraine. Quest'ultimo annuncio del presidente americano, ieri sera e sempre via social, di un accordo tra Russia e Ucraina per un cessate il fuoco relativo alle infrastrutture energetiche è un nuovo colpo di scena i cui contorni sono ancora tutti da definire. Il presidente ucraino Zelensky si è mostrato sorpreso e ignaro, ma anche disponibile se la Russia è pure d'accordo, e da Mosca fino a tarda sera non c'era stata ancora alcuna reazione.

L'unica cosa certa è dunque l'annunciato accordo del giorno prima tra Trump e il presidente russo Vladimir Putin per acquisire milioni di tonnellate di gasolio russo nel tentativo di alleviare la crisi di carburante negli Stati Uniti e, sostiene Trump, su scala globale. Un accordo che i leader europei hanno mal digerito. 

«Ho appena concluso un colloquio di grande successo con il presidente russo Vladimir Putin - aveva scritto Trump sul social Truth - È stato concordato che la Russia fornirà immediatamente oltre 300.000 tonnellate di gasolio al mercato americano e globale, altre 500.000 tonnellate nel mese di novembre e 1.000.000 di tonnellate subito dopo. Inoltre, in base alla capacità delle loro raffinerie, la Russia consegnerà, in tempi brevi, ulteriori 3.000.000 di tonnellate di gasolio. Grazie al nostro controllo dello Stretto di Hormuz e a questo importante annuncio sull’energia russa, i prezzi del gasolio per gli americani e per il mondo intero caleranno rapidamente e in misura record».

Il Dipartimento del Tesoro ha fatto sapere di avere concesso una sospensione delle sanzioni statunitensi sulla fornitura di gasolio russo ai mercati mondiali per i prossimi sei mesi e il segretario Scott Bessent ha sottolineato i vantaggi dell’intesa raggiunta con Mosca.
L’accordo punta infatti a far scendere i prezzi dei carburanti in vista delle elezioni di Mid Term del 3 novembre in cui proprio il caro-carburante minaccia di far perdere molti consensi a Trump. Anche il Canada ha firmato un accordo per fornire agli Stati Uniti petrolio e carburante diesel.

Negli Stati Uniti, soprattutto negli ambienti vicini al Partito Democratico, si moltiplicano i dubbi sia per l’efficacia della misura per abbassare il costo del diesel, sia per la capacità russa di fornire simili quantitativi di gasolio dal momento che Mosca aveva sospeso il suo export di oltre 800mila barili al giorno in seguito ai danni subiti dalle raffinerie a causa degli attacchi dei droni ucraini.

Fonti citate da Axios ritengono che Trump abbia deciso di concludere l’accordo con la Russia dopo che Zelesnky ha ignorato le ripetute richieste americane di fermare gli attacchi alle raffinerie di petrolio russe che provocano una riduzione delle quantità di carburante sui mercati facendone lievitare i prezzi. «Zelensky sta valutando male la situazione. Continuando a colpire le raffinerie, sta compromettendo la fiducia e la disponibilità ottenuta da Trump negli ultimi sei mesi», ha spiegato ad Axios un funzionario americano; e alla Casa Bianca qualcuno ha forse ritenuto che Zelensky avesse ignorato le richieste di Trump per favorire la sua sconfitta alle elezioni di novembre puntando ad avvantaggiare il Partito Democratico.

Il presidente ucraino ha reagito duramente all’intesa russo-americana, definendo «ingiusta e disonesta» la decisione di Trump di revocare unilateralmente le sanzioni contro la Russia e consentire a Mosca di esportare diesel. Trump ha replicato sferzando il presidente ucraino. All’Ucraina «suggerisco di trovare un nuovo leader che sappia concludere un accordo. Per qualche ragione (Zelensky) non ci riesce mai».  Zelensky ha «perso il 30% dell’Ucraina e oltre due milioni di persone sono state uccise. Questa è una guerra che non sarebbe mai dovuta iniziare. E penso che sia ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente», ha affermato Trump. IL presidente americano ieri sera ha poi annunciato una “tregua energetica” tra Russia e Ucraina che dovrebbe far cessare gli attacchi alle infrastrutture elettriche e petrolifere, cosa che ha ottenuto il supporto di Canada ed Europa ma, come detto, al momento in cui scriviamo non ha ancora la conferma da Mosca.

Oltre a ottenere la sospensione delle sanzioni energetiche e un lauto pagamento per la vendita del carburante agli USA, Putin potrebbe aver quindi ottenuto da Trump anche vantaggi strategici, non enunciati, quali la sospensione degli aiuti militari satellitari e d’intelligence, oppure una riduzione o rallentamento nelle forniture di armi e munizioni a Kiev, pagate dagli europei.

Se tra Russia e Stati Uniti torna lo “spirito di Anchorage” emerso dal vertice in Alaska nell’agosto 2025, il conto lo pagheranno l’Ucraina e l’Europa mentre l’intesa potrebbe favorire anche la soluzione della crisi a Hormuz considerata l’influenza russa sull’Iran e l’esigenza, anche per la Cina, di normalizzare i mercati energetici.

L’Ucraina e l’Unione Europea escono umiliate dal “Patto del diesel” e non è azzardato ritenere ancora una volta che sia propria l’Europa la vera vittima dell’accordo tra le due grandi potenze anche a causa della politica suicida della UE e di molte nazioni europee. Fa sorridere rilevare che proprio gli Stati Uniti acquistino in massa prodotti energetici russi dopo che da 15 anni non fanno che chiedere all’Europa di rinunciarvi, così come è imbarazzante constatare che la Ue ha accettato di rinunciare all’energia russa in quantità infinita e prezzo scontato da cui dipendeva per il 40% del suo fabbisogno per poi dipendere oggi per il 60% dalle incerte e costosissime forniture degli USA che comprano carburante dalla Russia.
E se vogliamo proprio infierire sull’Europa, il 9 ottobre la stampa tedesca ha rivelato che alti funzionari russi e statunitensi starebbero discutendo del potenziale investimento nel gasdotto Nord Stream, fatto esplodere nel settembre 2022, non certo senza il via libera di Washington.