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Attentato con coltello, tocca ancora a Parigi

Un morto e due feriti gravi sono stati provocati dall'ennesimo accoltellatore islamico, forse un convertito, a sua volta ucciso dalla polizia. L'attentato è avvenuto a Villejuif, periferia sud di Parigi, già teatro di precedenti attacchi di fondamentalisti islamici.

Gridava “Allah Akbar”, giurano i passanti, prima di ogni coltellata alla cieca sferrata nella periferia sud di Parigi, a VilleJuif. Il terrorista, classe ’97 – secondo le prime ricostruzioni – nato a Les Lilas, nell'hinterland della capitale, ha aggredito con un coltellaccio tre persone, due in modo grave, la terza mortalmente, ieri pomeriggio. Poi è caduto a terra, ucciso da tre colpi di pistola sparati dagli agenti di polizia accorsi tempestivamente, prima che l'azione potesse trasformarsi in carneficina.

Il ragazzo, identificato grazie alla carta di credito e alle impronte digitali, si chiamerebbe Nathan C. La stampa francese riferisce che soffriva di “disturbi psicologici” e non era noto per essersi radicalizzato, anche se le ricerche hanno rilevato “elementi sospetti legati alla religione”. Aveva precedenti per reati comuni, ma non era noto ai servizi di intelligence.

È così che poco prima delle quindici di ieri pomeriggio la Francia di Macron è tornata a piangere per un nuovo attentato di matrice islamica. Proprio mentre l’aggressione alla prefettura della capitale francese a ottobre, quando un poliziotto attentava la vita dei suoi colleghi con un coltellaccio in nome di Allah, non ha ancora smesso di occupare la cronaca d’oltralpe.

Dal primo pomeriggio di ieri la zona di fronte ad un supermercato nei pressi del parco delle Hautes Bruyeres, a VilleJuif, è bloccata. Le indagini proseguono. Stando alle prime ricostruzioni l'aggressore era armato di coltello e indossava una specie di giubbotto imbottito di esplosivo. Altre fonti, poi smentite, parlavano anche di una cintura. Secondo il sindaco di Villejuif, Franck Le Bohellec, l'uomo ucciso è un residente del comune, 56enne, “stava camminando con sua moglie quando l'attentatore islamico si è avvicinato, voleva proteggere sua moglie ed è stato lui a prendere la pugnalata”, ha detto alla Agence France-Presse.
Alcuni testimoni hanno poi riferito che il ragazzo, scalzo, era vestito con una djellaba, cioè un abito tradizionale del nord Africa. Secondo Le Figaro, si tratterebbe di un convertito all’islam e nello zaino ritrovato aveva una lettera in cui parlava di Allah e chiedeva perdono.

L’ennesimo attentato di matrice islamica avviene in una cittadina, Villejuif, a soli otto chilometri da Parigi. Villejuif è ormai uno dei centri privilegiati dell’islamismo.
Infatti, mentre già si specula sull’attentato e avventatamente si collega il gesto a una reazione dopo l’uccisione del generale Soleimani, nessuno ricorda che la cittadina di periferia era già stata colpita dall’islamismo.

Nel 2015, un’automobile venne fatta esplodere durante gli attentati del gennaio 2015. Ad aprile dello stesso anno venne arrestato uno studente che  aveva pianificato attentati nelle chiese di Saint-Cyr-Sainte-Julitte e Santa Teresa e sospettato di aver ucciso una donna, e nel giorno della serie di attentati disseminati in giro per il Paese, il 13 novembre, vennero appiccati incendi per la città. Oggi il comune francese, così vicino alla capitale, è una piccola enclave islamica, dove la percentuale di extracomunitari supera il 12,6% e il numero di islamici dev’essere elevato visto e considerato che sul Muslim Post gli orari per la preghiera islamica vengono aggiornati costantemente.

Cittadina storicamente comunista e proletaria, sembra esattamente uno dei luoghi al centro dell’indagine di Bernard Rougier, l’accademico ed esperto di Medio Oriente e mondo arabo, che solo l’altro ieri si  aggiudicava – profeticamente – la copertina di Le Point. “L’islamismo è un progetto egemonico”, titola l’ultimo numero della rivista bastione del giornalismo francese, nel pubblicare l’inchiesta diventata un libro.  

“Les territoires conquis de l'islamisme”, in libreria dell’8 gennaio, è l’ultimo lavoro dell’accademico sul modo  in cui gli  “ecosistemi islamisti” si sono sviluppati all'interno dei quartieri della classe operaia, succedendo al comunismo postbellico. Un libro che, sostiene Rougier nel timore delle probabili reazioni,  racconta per la prima volta della conquista territoriale in una Francia che non è immune a quel che già si è verificato in Medio Oriente e nel Nord Africa. 

Quella stessa Francia che qualche anno fa Robert Redeker - il primo di una lunga lista di intellettuali francesi minacciati di morte – in un’intervista rilasciata a Giulio Meotti raccontava così: “Tranne che a Saint-Germain-des-Prés e in alcune zone belle, come il Festival di Avignone, la Francia ha visto una crisi di identità. […] I nostri concittadini, atei o legati alle radici cristiane della cultura nazionale, sono preoccupati per l’affermazione dell’islam mentre riflettono sul significato delle élite islamomaniache rampanti. Gli immigrati non europei hanno preso il posto del lavoratore nel pantheon delle élite, come un nuovo dio a cui sacrificare i valori repubblicani. […] In Francia ci si contorce dieci volte la lingua in bocca prima di parlare di ‘islam’. Così, ‘non è vero islam’, è diventato una frase retorica ritualmente vincolante quando si tratta di islamismo, così come ‘con moderazione’ quando si tratta di una bevanda alcolica”.

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