• FATWA ISLAMICA

Attentato a Rushdie, un avvertimento all'Occidente

Salman Rushdie è stato accoltellato ieri, nello Stato di New York, poco prima di iniziare a parlare a un evento pubblico. Sullo scrittore pendeva la fatwa del 1989 di Khomeyni, che giudicò blasfemo il suo romanzo “I versi satanici”. Non è ancora chiaro il motivo dell’aggressione, ma di certo oggi nessun grande editore pubblicherebbe il suo libro.

Soccorsi a Rushdie mentre un uomo viene portato via

Lo scrittore Salman Rushdie è stato accoltellato ieri, mentre partecipava a un evento pubblico nella città di Chautauqua, nello Stato di New York. Secondo la polizia un uomo è salito sul palco, intorno alle 11 del mattino (le 17 in Italia), appena poco prima che Rushdie iniziasse a parlare, e lo ha colpito ripetutamente con un coltello da cucina al collo. Secondo Kathy Hochul, governatrice di New York, Rushdie è salvo perché è stato immediatamente soccorso da un agente di polizia che ha protetto il noto scrittore e il moderatore della conferenza. Mentre scriviamo non ci sono ancora notizie certe sull’identità dell’aggressore.

Rushdie, nato a Bombay nel 1947 da una famiglia musulmana originaria del Kashmir, è famoso in tutto il mondo, oltre che per i suoi libri, perché nel 1989 fu oggetto della fatwa dell’ayatollah Ruhollah Khomeyni: Rushdie fu giudicato colpevole di aver scritto “I versi satanici”, un romanzo in cui, secondo l’autorità politico-religiosa dell’Iran, insultava la religione islamica e il suo profeta. La fatwa è la sentenza islamica emessa da un’autorità religiosa, e vincolante per tutti i musulmani. Nel suo caso venne accompagnata dalla condanna a morte per blasfemia. Fino ad oggi ha causato la morte del traduttore giapponese del libro, l’aggressione dell’editore norvegese, la distruzione di diverse librerie in tutto il mondo, oltre a continuare a costringere Rushdie ad una vita di nascondimento sotto la protezione del governo britannico. Non va dimenticato, inoltre, l’attentato del luglio 1991, quando il traduttore italiano del libro, Ettore Capriolo, venne picchiato e ferito a coltellate nella sua casa milanese, riportando anche la lacerazione di un tendine: l’aggressore voleva conoscere l’indirizzo di Rushdie.

Al momento non sappiamo se l’aggressione di ieri sia legata in qualche modo alla fatwa, ma sappiamo che la notizia dell’attentato è finita immediatamente sulle prime pagine di tutte le testate giornalistiche in Iran. La più importante agenzia del Paese, la Irna, ha pubblicato un articolo intitolato: “Attacco a Salman Rushdie, autore del libro blasfemo Satanic Verses”. Nel pezzo si legge che l’autore era un blasfemo che “insultava il Profeta dell’islam”. Sulla stessa linea tutte le agenzie, compresa Press Tv, che trasmette in inglese e francese e riporta la notizia di un attentato a “un famoso autore blasfemo”. Mentre un rappresentante della Sezione Interessi della Repubblica Islamica dell’Iran negli Stati Uniti – che è situata presso l’Ambasciata pakistana a Washington e rappresenta diplomaticamente il governo iraniano negli Usa - ha rifiutato di commentare l’aggressione a Rushdie liquidando tutto con un “non ci intromettiamo nella vicenda”.

Il romanzo che lo ha portato al centro dell’attenzione mondiale arrivò nel 1988. Si tratta di una rivisitazione satirica dell’islamismo nella quale viene ritratto un personaggio ispirato a Maometto e presentata la sua trascrizione del Corano in un modo che, subito dopo la pubblicazione, ha attirato violente critiche da parte dei leader della comunità musulmana in Regno Unito. Rushdie si era infatti trasferito a Londra all’età di 14 anni e, dopo aver completato gli studi in storia al King’s College di Cambridge, aveva ottenuto la cittadinanza britannica nel 1964.

A nove giorni dalla pubblicazione, il romanzo venne bandito in India. Seguirono le prime minacce di morte e il rogo del libro nella città inglese di Bolton, dove settemila musulmani, dopo la preghiera del venerdì, organizzarono una manifestazione feroce contro il romanzo di Rushdie.

È il giorno di San Valentino del 1989 quando la vita di Rushdie cambia per sempre, con la condanna a morte emessa dall’ayatollah: “Invito tutti i valorosi musulmani, ovunque si trovino nel mondo, ad ucciderlo senza indugio, in modo che nessuno oserà d’ora in poi insultare le sacre credenze dei musulmani”, dichiarò Khomeyni. Era la prima volta che, in nome dell’islam, uno scrittore veniva condannato a sparire. Ma era solo l’inizio. Poi ci sarebbero stati l’assassinio di Theo van Gogh ad Amsterdam, la morte di tanti intellettuali arabo-islamici rei di avere opinioni discordanti rispetto alla doxa musulmana, le vignette danesi, Charlie Hebdo, i roghi di Ratisbona, le raffigurazioni di Maometto chiuse nei magazzini dei musei di mezzo mondo.

Sono trascorsi 33 anni e qualche mese dalla pubblicazione di quel romanzo, e la lezione che la storia ci consegna è che, oggi, quel romanzo non verrebbe pubblicato. Nessuna grande casa editrice come la Penguin si farebbe avanti e le diplomazie occidentali sarebbero latitanti perché non pochi sono già finiti in tribunale per “islamofobia”. Trent’anni fa, Scotland Yard dovette proteggere tutti i dirigenti della Penguin e la Mondadori fu costretta ad aumentare le polizze di assicurazione. Ci sarebbe un editore oggi disposto a supportare un autore così?

Nel 2015, numerosi scrittori si sono ritirati dal gala del PEN American Center per protestare contro la decisione dell’organizzazione di onorare Charlie Hebdo. Rushdie commentò: “Se il PEN come organizzazione per la libertà di parola non può difendere e celebrare le persone che sono state assassinate per aver fatto dei disegni, allora francamente l’organizzazione non vale questo nome. Quello che vorrei dire loro è che spero che nessuno venga mai a cercarli”. Solo lo scorso anno Rushdie aveva confessato all’Irish Times, “Mettiamola così: il tipo di persone che mi hanno difeso negli anni brutti – in altre parole, le persone nelle arti liberali e di sinistra – potrebbero non farlo ora. L’idea che essere offesi sia lo stesso di ricevere una critica ha guadagnato molta popolarità”.

Il 15 febbraio 1989, Rushdie veniva prelevato dai servizi segreti inglesi dalla sua casa a Islington, nel nord di Londra, per essere portato in una delle oltre cinquanta “case sicure” in cui lo scrittore avrebbe vissuto per dieci anni. E arriviamo appunto a ieri, 12 agosto 2022, con lo scrittore accoltellato a un evento pubblico e affollato. In pochi raccontano che Teheran aveva stanziato una ricompensa da tre milioni di dollari per chiunque fosse stato in grado di ucciderlo. Dieci anni fa vennero raccolti 3,3 milioni da dare a chiunque avesse ammazzato il romanziere. Rushdie aveva sempre sminuito le minacce, dicendo che non c’erano prove che delle persone fossero interessate alla taglia. Dopo un attentato di questa portata dove andrà? E che ne sarà della libertà d’espressione in Occidente?

 

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