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Africa

Ancora prigioniero padre Tatah, rapito in Camerun

Alla richiesta di denaro monsignor Nkea ha spiegato che la Chiesa non paga mai riscatti e ha ingiunto il rilascio del sacerdote senza condizioni

 

È ancora prigioniero padre John Berinyuy Tatah, il sacerdote rapito in Camerun il 15 novembre insieme al suo assistente mentre rientrava dalla pessa di apertura dell’Istituto Universitario Pax di Ndop, nel nord ovest del paese. I rapitori si sono dichiarati combattenti dell’Ambazonia, lo stato autoproclamato dai separatisti di lingua inglese, la minoranza che da anni denuncia e protesta per le discriminazioni subite dalla maggioranza di lingua francese al potere e che dal 2017 conduce una lotta armata contro il governo. Nei giorni successivi quattro sacerdoti e un laico avevano provato a negoziare il rilascio dei due ostaggi. Ma erano stati sequestrati a loro volta. Poi però il 20 novembre erano stati liberati insieme all’assistente del sacerdote. Da allora resta nelle loro mani padre Tatah per il quale hanno chiesto un riscatto. Il 23 novembre monsignor Andrew Nkea Fuanya, arcivescovo di Bamenda, ha fatto sapere ai rapitori che la Chiesa non paga mai riscatti e che non intendeva fare eccezione in questo caso. Ha chiesto quindi che padre Tatah venisse liberato, ponendo come ultima data per il rilascio il 26 novembre. Scaduti i termini, come aveva annunciato, ha diposto la chiusura di tutti gli istituti e le strutture cattolici, incluse parrocchie e scuole, e il ritiro di tutto il personale religioso dalla regione dal momento che la Chiesa non è in grado di garantire la sicurezza dei sacerdoti. “I frequenti rapimenti dei nostri sacerdoti e del personale della missione – ha spiegato – ci hanno messo con le spalle al muro e affermiamo che tutto questo deve cessare immediatamente. La gente ha bisogno di vivere tranquilla e in pace”. Padre Humphrey Tatah Mbyìuy ha commentato che attaccare esponenti della Chiesa in nome della lotta separatista delegittima completamente una lotta altrimenti giustificabile: “se i rapitori si definiscono combattenti separatisti – ha detto, intervistato dall’agenzia di stampa cattolica OSV News – allora quella che originariamente era una rivendicazione bella, semplice e valida, che poteva essere illustrata in qualsiasi parte del pianeta, è completamente sotto il controllo di persone che non capiscono nemmeno che cosa stanno facendo. Non si può dire di combattere per le persone e al tempo stesso torturarle e ucciderle”.