Aborto, altri 65 mila bambini uccisi. E si vendono più pillole
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Il Ministero della Salute ha presentato il suo rapporto annuale sullo stato di attuazione della legge 194: 65.746 gli aborti ufficiali nel 2023. Nuovo record per la vendita dei “contraccettivi d’emergenza”, responsabili di innumerevoli cripto-aborti.
Solo qualche giorno fa l’Istat avvertiva che gli italiani si stanno estinguendo perché nei reparti di ostetricia e ginecologia ci sono più medici che neonati. E il primo motivo per cui ci sono sempre meno italiani sta nel fatto che vengono uccisi prima che nascano. Problema non solo italiano: l’OMS ci informa che 3 gravidanze su 10 finiscono in aborto.
E di aborto si continua a morire a decine di migliaia anche in Italia, come ci racconta l’annuale rapporto del Ministero della Salute sullo stato di attuazione della legge 194. Secondo la relazione ministeriale nel 2023 sono stati effettuati 65.746 aborti. È come se la città di Fano fosse sparita nel nulla. C’è un leggerissimo incremento dello 0,1% rispetto al 2022. Il tasso di abortività, che è il numero di aborti per 1.000 donne in età fertile ed è il dato più significativo, è fisso rispetto all’anno precedente al 5,6: dunque quasi 6 donne su mille hanno abortito nel 2023. La relazione ci informa che la procedura abortiva più scelta è quella chimica che nel tempo sta riscuotendo purtroppo sempre più favore tra le donne e a monte tra i medici, dato che sono loro a consigliarla: il 59,4% del totale degli aborti è stato effettuato con la RU486, procedura che, grazie all’ex ministro Speranza, prevede, contra legem, la somministrazione della prima pillola in day hospital e l’assunzione a casa della seconda con l’evacuazione del figlio tra le pareti domestiche o in ufficio, in tram, etc., insomma laddove si trova la madre.
Da aggiungere che purtroppo «continua […] il trend in contenuto ma costante aumento delle IVG tra le minorenni» e che il 23% delle donne che aveva abortito lo aveva già fatto in precedenza. Per buona pace degli abortisti, ma non di chi difende la vita, i «tempi di attesa tra rilascio del documento/certificazione e intervento sono in diminuzione grazie innanzitutto all’aumento delle procedure farmacologiche». Inoltre «il numero dei punti IVG, confrontato con quelli dei punti nascita, in proporzione è più di cinque volte superiore: per ogni 1.000 nascite si calcola 1 punto nascita nel territorio, mentre per ogni 1.000 IVG si calcolano 5,3 punti IVG, in lieve aumento rispetto al 2022, quando erano 5,2». Avete letto bene: in Italia è cinque volte più facile ricevere assistenza dallo Stato per uccidere il proprio figlio che per farlo nascere. Infine «nel 2023 il carico di lavoro medio settimanale di ogni ginecologo non obiettore è in calo rispetto all’anno precedente e si inserisce in un trend in diminuzione rispetto al passato. Infatti […] il numero di IVG per ogni ginecologo non obiettore è pari a 0,8 IVG a settimana a livello nazionale». Solo in 8 strutture si fanno più di 5 aborti a settimana. È altresì in diminuzione la quota di obiettori: dal 60,5% del 2022 al 57% nel 2023. Dunque sono, ahinoi, menzogne le proteste di chi afferma che non si sa dove andare ad abortire, che i tempi di attesa per abortire sono lunghi, che i non obiettori sono oberati di lavoro e che gli obiettori crescono nel tempo.
Il numero assoluto e ufficiale di aborti è diminuito negli anni: nel 1982 erano 234 mila, nel 2023 siamo scesi a 65 mila. Anche il tasso di abortività è diminuito: circa 17/1000 nel 1983 per arrivare a 5,6/1000 nel 2023 (11,7 per le donne straniere). I motivi non vanno accreditati né alla diffusione della contraccezione, che invece incrementa la pratica abortiva, né alla legge: se una norma depenalizza una condotta aumenteranno le persone che sceglieranno quella condotta. Dunque, la depenalizzazione dell’aborto di certo ha comportato una maggiore propensione ad abortire. E allora per quale motivo gli aborti sono diminuiti addirittura contrastando questa inevitabile spinta sociale verso l’aborto? In primo luogo perché almeno dal 2014 la popolazione è diminuita. In secondo luogo perché sono cresciute la sterilità e l’infertilità: in relazione alla diminuzione del tasso di abortività, questo motivo è il principale insieme al calo della frequenza di rapporti sessuali. Infatti si è registrata in Occidente una diminuzione del numero di rapporti sessuali (clicca qui, qui e qui). Il primo motivo di questa diminuzione va ricercato nella corrispondente diminuzione del numero di relazioni stabili, visto che la relazione stabile favorisce la frequenza di rapporti sessuali: i matrimoni diminuiscono, le convivenze sì aumentano ma coinvolgono, come per i matrimoni, soprattutto giovani over 30, quando la fertilità femminile è in declino.
In quarto luogo il numero di aborti ufficialmente censiti diminuisce perché è in atto una emigrazione abortiva dall’aborto chirurgico a quello chimico non censito. Ci riferiamo alla pillola del giorno dopo (Norlevo) e alla pillola dei cinque giorni dopo (EllaOne). Questi due preparati possono avere effetti abortivi (clicca qui, qui). Nel 2023 sono state vendute nel complesso 760.076 confezioni di entrambi i preparati: più di duemila confezioni al giorno (più che nel 2022). Ragazzine e giovani donne hanno sostituito i preservativi con queste pillole, anche perché la EllaOne non necessita di prescrizione medica per le minorenni e il Norlevo non la necessita per le maggiorenni. Queste ragazze hanno rapporti e poi nel dubbio ingoiano la pillola comprata in farmacia persuase da una menzognera campagna massmediatica che queste pillole esplichino solo effetti contraccettivi.
Quanti potrebbero essere gli aborti provocati da quelle 760 mila confezioni? Quasi impossibile dirlo con certezza perché le variabili sono moltissime, ma potremmo essere intorno a qualche decina di migliaia. Se poi aggiungiamo il fatto che, solo per parlare della EllaOne che sta soppiantando il Norlevo, dal 2020 al 2023 c’è stato un incremento della vendita di questa pillola del 76,3%, possiamo spingerci a dire con un buon grado di probabilità che gli aborti in Italia negli ultimi anni stiano aumentando e non diminuendo.
Infatti, a sostegno di questa tesi, c’è anche la seguente considerazione: la donna con queste pillole non sa che era incinta e quindi non sa che ha abortito (laddove ovviamente ci sia stato concepimento e il preparato abbia provocato un effetto intercettivo-antinidatorio). Non sapendo di essere incinta la donna non può nemmeno scegliere se tenere il bambino oppure no. Sempre l’OMS ci informa che nel mondo 6 gravidanze indesiderate su 10 finiscono in aborto. Ma almeno 4 gravidanze vedono la nascita del bambino. Con le pillole questo non può avvenire proprio perché la donna abortisce inconsapevolmente: non è messa nemmeno nella condizione di poter scegliere. Alla faccia dell’autodeterminazione delle donne sbandierata dal fronte pro-choice. Quindi, potremmo dire che se all’aborto chirurgico una buona quota di bambini può sfuggire – perché la donna sa di essere incinta e quindi può decidere – all’aborto chimico quasi nessun bambino sfugge (abbiamo scritto “quasi” perché a volte sia gli effetti contraccettivi che abortivi non si esplicano e dunque la gravidanza prosegue).
E a fronte di questa immane tragedia – circa 6 milioni di aborti censiti dal 1978 al 2023 a cui bisogna aggiungere gli infiniti cripto-aborti provocati dalle varie pilloline – la Conferenza episcopale italiana che fa? Nulla. Addirittura nel suo ultimo messaggio per la Giornata per la Vita ha la codardia di non usare nemmeno una volta la parola “aborto”. Dalla Giornata della vita alla Giornata della viltà.
Giornata per la Vita, rituale stanco perché dimentica le origini
Basta andare a rileggersi l'Istruzione pastorale del 1978 che istituisce la Giornata nazionale per la Vita, finalizzata a educare e mobilitare contro l'aborto, per capire l'abisso che ci separa da quella Chiesa.
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