• IL NUOVO PARTITO

Zamagni vuole unificare i cattolici, solo se di sinistra

In questo fine settimana è nato un nuovo partito, sotto gli auspici dell'economista Stefano Zamagni (Pontificia accademia delle Scienze Sociali). Si chiama Insieme, punta a occupare il centro, mira a riunire tutti i cattolici, contro il sovranismo di destra e l'individualismo di sinistra. Ma i cattolici sono profondamente divisi, non per ragioni politiche, ma teologiche. Insieme guarda solo a quelli di sinistra

Stefano Zamagni

Sabato e domenica scorsi – 3 e 4 ottobre - un'assemblea ha fondato un nuovo partito cattolico chiamato "Insieme". Un ruolo importante di promotore e coordinatore è stato svolto da Stefano Zamagni, economista, figura da decenni molto vicina al Vaticano e ora Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali. Il cardinale Giovanni Battista Re ha celebrato la messa e incoraggiato i presenti. L’assemblea conclude un percorso da tempo in atto.

La nascita di questo partito dei cattolici che si vuole collocare al centro perché il bipolarismo sarebbe fallito, che dice essere finito il tempo della diaspora politica dei cattolici, che si contrappone all’individualismo della sinistra e al sovranismo e populismo della destra, presenta alcune stranezze. L’unità (possibile) dei cattolici in politica è un obiettivo valido, da declinarsi in modo diverso nelle varie epoche. Molto dipende quindi dalla situazione e dalla modalità con cui viene attuato. L’impressione è che il tentativo di Insieme non tenga conto di alcuni elementi, da cui deriva appunto una certa stranezza dell’iniziativa. Il poco di mondo cattolico che ancora ha consapevolezza di un proprio ruolo politico presenta una spaccatura verticale che, prima di essere politica, è teologica. Tutti coloro che sono andati a militare nella Margherita e nel Partito Democratico hanno una visione del rapporto tra la religione cattolica e la politica, come del resto di quello tra la Chiesa e il mondo, molto diverso tra loro. Poi capita che una parte di loro vadano nel Partito Democratico oggi o nella Margherita ieri e che l’altra parte cerchi casa nella Lega o in Fratelli d’Italia. Ma questa diversa dislocazione sia elettorale che di militanza diretta è conseguenza di due visioni teologiche ormai ben definite nella loro contrapposizione.

Nei giorni scorsi Famiglia Cristiana ha rimproverato Trump di aver nominato la giudice Amy Coney Barrett alla Corte suprema, cosa per la quale molti altri cattolici invece hanno gioito. Tra il gesuitismo politico di Padre Francesco Occhetta e le convinzioni dell’ala cattolica della Lega c’è una diversità che rasenta l’incomunicabilità. Come è possibile auspicare la vittoria di Biden che vuole liberalizzare l’aborto oltre ogni limite, si chiedono esterrefatti i cattolici che in politica continuano a parlare di “principi non negoziabili” che invece sono diventati inconcepibili per l’altra parte? Tra coloro che parlano di ecologia, di arcobaleno e di Madre Terra e quelli che parlano di vita, famiglia, homeschooling c’è una comprensione molto diversa della fede, della politica e della realtà stessa.

Gli esempi si possono moltiplicare: ci sono due paradigmi teologici e due sensibilità ecclesiali e civili diverse se non opposte. I primi considerano una strumentalizzazione ideologica e di potere se i cristiani cercano di plasmare le leggi e, in nome della autonomia dell’ordine temporale, rifiutano una presenza visibile e dottrinalmente attrezzata. I secondi, invece, credono che la politica abbia per essenza bisogno della religione cattolica e che l’ordine sociale o il bene comune non si reggano da soli. 

La proposta di una nuovo partito cattolico (o di cattolici, tanto ormai non fa più differenza) sembra non tenere conto di questa realtà e voler mettere insieme l’incompatibile. Oggi due cattolici qualunque, prima di fare qualcosa insieme, devono dirimere una pletora di questioni teologiche di principio solo per cominciare a capirsi, e questi vogliono addirittura metterli a militare nello stesso partito. Perfino l’ultima enciclica di papa Francesco accontenta una parte del mondo cattolico, ma indispettisce l’altra…

Questo nuovo tentativo è l’ultimo di una serie. La Chiesa italiana si era compromessa, ai tempi degli incontro di Todi, per il governo di Mario Monti. In seguito il cardinale Bassetti si è più volte sbilanciato contro Salvini e il cosiddetto “populismo”. Corre voce che anche dietro l’operazione di Insieme ci siano dei vescovi. Tutti questi interventi politici sono stati fatti per “unire i cattolici” senza però provvedere prima ad unirli teologicamente, che sarebbe il vero compito dei vescovi. 

L’impresa di Insieme, quindi, sembra rivolgersi solo ad una parte dei cattolici, ai cattolici del progressismo moderato e per questo è strano che essa si proponga come unitaria e unificante. Insieme sarà probabilmente un nuovo piccolo partitino popolare, radicalmente opposto alle destre sovraniste e populiste e dialogante con il Partito Democratico di cui diventerà un satellite. Esso raccoglierà quei cattolici che non hanno la faccia per essere PD, dato il suo massiccio schieramento per i nuovi diritti, ma che ne condividono il programma una volta epurato da questi estremismi etici. Un Partito Democratico moderato e centrista che fornirà a Zingaretti una stampella in un ambito per il momento presidiato solo da Renzi.