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INTERVISTA / Don Dobrzyński

«Vi spiego l’influenza di san Giovanni della Croce su Wojtyła»

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«Il lavoro giovanile di Karol Wojtyła sulle opere di san Giovanni della Croce durò circa otto anni» e culminò nella tesi di dottorato dedicata alla dottrina della fede nel santo spagnolo. La Bussola intervista don Andrzej Dobrzyński.

Ecclesia 14_12_2023

A Roma esiste uno spazio della memoria dedicato a Karol Wojtyła: è il Centro di Documentazione e Studio del Pontificato di Giovanni Paolo II, un’istituzione che appartiene alla Fondazione Giovanni Paolo II, istituita il 16 ottobre 1981. L’obiettivo del centro studi è quello di raccogliere e custodire documenti, oggetti appartenuti al Papa polacco, per farne materia di ricerca e approfondimento. Fra i tanti e preziosi documenti conservati nell’archivio vi è la tesi di dottorato del giovane Wojtyła su san Giovanni della Croce (vedi foto più in basso). Per il giorno della memoria liturgica del santo spagnolo, La Nuova Bussola Quotidiana ha intervistato don Andrzej Dobrzyński, direttore del centro studi di Roma, per comprendere quanto la teologia di san Giovanni della Croce abbia influenzato il pensiero di Wojtyła.

Don Dobrzyński, perché Wojtyła ha scelto proprio san Giovanni della Croce come oggetto della sua tesi di dottorato?
A Wadowice c’era un convento carmelitano: Karol Wojtyła si recava in questo luogo per pregare. Qui ebbe lo scapolare della Madonna del Carmelo, e sempre in questo convento si confessava mensilmente. Probabilmente fu in questo luogo che sentì parlare, per la prima volta, di san Giovanni della Croce. Quando si trasferì con il padre a Cracovia, incontrò il venerabile Jan Tyranowski (1901-1947), economista di formazione e sarto di professione. Jan conduceva una profonda vita spirituale e presentò a Wojtyła la figura di san Giovanni della Croce. Fu allora che Wojtyła entrò in stretto contatto anche con i padri carmelitani di Cracovia. Uno dei padri fu il suo confessore. Un altro frate con il quale strinse amicizia era il traduttore dell’opera di san Giovanni della Croce in polacco. Un altro ancora fu un padre carmelitano spagnolo, un teologo. La Seconda guerra mondiale era allora in corso e Wojtyła dovette lavorare in una fabbrica e in una cava. Contro il divieto degli occupanti nazisti, entrò in un seminario clandestino, ma non escludeva di passare ai carmelitani alla fine della guerra.

Al termine degli studi teologici, nell’ambito della specializzazione in teologia dogmatica, sotto la guida di un professore, Wojtyła scrisse la sua tesi Il concetto di mezzo per l'unione con Dio nelle opere di san Giovanni della Croce. Mentre scriveva questa tesi, iniziò a imparare lo spagnolo per poter leggere le opere del mistico spagnolo in lingua originale. Così, l'argomento della sua tesi di dottorato all’Angelicum di Roma fu La dottrina della fede in san Giovanni della Croce, scritta sotto la guida di un noto teologo, il domenicano Réginald Garrigou-Lagrange.

Quali sono i punti più importanti di questa tesi?
La tesi di dottorato si compone di una parte analitica e di una parte sintetica. Wojtyła concentra la sua attenzione sul ruolo della fede intesa come virtù teologale, infusa nell’unione con Dio. La ragione gioca un ruolo importante in questo processo di avvicinamento a Dio, così come anche la grazia: la fede è un ponte che collega due sponde, l’uomo e Dio. Questa unione non porta a una confusione tra natura divina e umana, ma dà all’uomo la possibilità di partecipare alla vita di Dio. Questo processo dimostra la capacità dell’uomo di trascendere sé stesso. Allo stesso tempo, si sottolinea il ruolo della ragione, sostenuta dalla luce della fede, e delle altre capacità umane, cioè la volontà e gli affetti. La fede ordina l’azione dell’uomo, rendendolo capace di fare esperienza di Dio.

Quanto san Giovanni della Croce ha influenzato il filosofo Wojtyła?
Il lavoro giovanile di Wojtyła sulle opere di san Giovanni della Croce durò circa otto anni: ciò è molto significativo e senz’altro ha lasciato una traccia nella sua vita intellettuale e spirituale. Wojtyła entrò nel mondo della teologia guidato da un uomo di profonda fede, appunto san Giovanni della Croce, il quale non era solo un mistico, un poeta, un teologo, ma anche un lavoratore, un riformatore, una persona che sapeva soffrire il carcere per le sue opinioni e le sue azioni. È molto significativo, inoltre, che il santo spagnolo abbia espresso la sua fede anche in forma di poesia. La sua teologia è commento alla poesia, cioè all'esperienza che deriva dalla fede. Anche Wojtyła ha voluto seguire queste orme, trovando nella poesia un modo di esprimere la fede. Per quanto concerne la filosofia, Wojtyła con i suoi studi su san Giovanni della Croce ha certamente approfondito la sua formazione di tomista. Come accennavo, ha scritto il suo dottorato sotto la guida di un’autorità del tomismo scolastico, padre Garrigou-Lagrange. Ma vale la pena sottolineare che in quel periodo il suo supervisore dottorale era impegnato in una vivace polemica con i rappresentanti della cosiddetta nuova teologia che sottolineavano la necessità di superare la Scolastica per non mostrare Dio principalmente come una Verità passiva che la ragione descrive, ma come un Soggetto che agisce nella storia del singolo uomo e del mondo. Probabilmente, la problematica del dottorato ha influenzato l'interesse di Wojtyła filosofo per il personalismo cristiano.

E quanto ha influenzato il pontefice Giovanni Paolo II?
Parlando dell’influenza di san Giovanni della Croce su papa Giovanni Paolo II, penso soprattutto alla convinzione che la fede non serva solo a conoscere Dio ma è anche il modo in cui l’uomo può arrivare a conoscere sé stesso. Giovanni Paolo II ha ripetuto l’insegnamento del Concilio Vaticano II: l’uomo conosce sé stesso pienamente solo attraverso Cristo. Papa Wojtyła ha sottolineato che la fede non allontana l’uomo da sé stesso ma fa piena luce sulla sua persona e sulla sua vita umana. La chiave per conoscere l’uomo è conoscere Dio, per scoprire nell’uomo la sua somiglianza con Dio: è questo il legame fra la teologia e l’antropologia che si trova nell’insegnamento di Giovanni Paolo II, debito dell’influenza di san Giovanni della Croce.

Quanto è studiata l’influenza di san Giovanni della Croce sul pensiero filosofico e teologico di Wojtyła? Potrebbe essere questa una nuova strada di studio da seguire?
Nel 2022 è stato pubblicato a Cracovia un grosso volume che comprende la tesi di dottorato di Wojtyła nella versione dell’Angelicum (che egli difese il 19 giugno 1948) e in quella rivista, pubblicata dopo la difesa all’Università Jagellonica il 16 dicembre 1948. Questa seconda difesa fu necessaria perché Wojtyła non poteva, per ragioni economiche, permettersi di pubblicare la sua tesi di dottorato in Italia. Pertanto, non ricevette il titolo di dottore quando lasciò Roma e tornò in Polonia. Credo che questa influenza sia stata abbastanza studiata in diverse importanti pubblicazioni e sessioni accademiche. Cinque anni fa è stata inaugurata la Cattedra di San Giovanni Paolo II presso l’Istituto Teologico di San Giovanni della Croce e Santa Teresa, ad Avila. Vorrei però ricordare anche che Giovanni Paolo II, alle soglie del terzo millennio del cristianesimo, ha invitato le nostre comunità a diventare «scuole di preghiera», così disse. È in questa direzione che si colloca l'influenza di san Giovanni della Croce e di san Giovanni Paolo II sulla Chiesa di oggi. Chi prega conosce Dio. È questa la pratica di una fede viva.