“Vi racconto la Messa e i miracoli di padre Pio”
Ascolta la versione audio dell'articolo
I miracoli, la Messa, il rigore in confessionale («se si trattava di peccati, era brusco») unito alla dolcezza («era dolcissimo, soprattutto di fronte al dolore»). La Bussola intervista Pia Manelli, figlia spirituale del santo da Pietrelcina.
«In famiglia siamo tutti miracolati, non ce n’è uno che non abbia ricevuto un miracolo per intercessione di padre Pio». A parlare, all’altro capo del telefono, è Pia, una dei 21 figli (13 quelli giunti all’età adulta) dei servi di Dio Licia Gualandris (1907-2004) e Settimio Manelli (1886-1978). Pia conserva una particolare gratitudine per san Pio da Pietrelcina, suo padre spirituale, di cui oggi si celebra la memoria liturgica. La Nuova Bussola l’ha intervistata.
Iniziamo con una curiosità: il nome Pia le fu messo in onore di padre Pio o c’è qualche altro motivo?
Tutti i miei fratelli e sorelle hanno tripli nomi, come Maria, Giuseppe, Michele… tutti nomi di santi. Quando nacqui io, invece, mio padre disse a padre Pio: “Voglio farle un omaggio, la chiamerò Pia”. Mi chiamo solo Pia. Non ho altri nomi e per questo mi arrabbiavo sempre con mio padre, perché a tutti gli altri aveva messo i nomi della Madonna e di altri santi protettori. E lui mi rispondeva: “Ti basta padre Pio”.
Però, ha avuto una bella protezione da lui…
A proposito della protezione e del mio nome Pia, un giorno in confessione padre Pio mi disse: “Figlia mia, tu sei fortunata. Hai molto a disposizione il dolore”. I dolori non mi sono mai mancati. Per padre Pio avere la sofferenza è una grazia. Queste sono cose molto grandi.
Questo nome l’ha aiutata ad entrare un po’ nel mistero della sofferenza accettata e offerta?
Non sempre l’ho accolta favorevolmente, la sofferenza, ma l’ho accettata. Ed è una grazia. Ogni giorno faccio questa offerta: “Dio, ti offro tutta la giornata e anche la sofferenza in sconto dei miei peccati, per meritare il Paradiso”. In una confessione padre Pio mi disse: “In Paradiso mica si va in carrozza, quindi ti devi abituare alla sofferenza”.
Facciamo un passo indietro. Prima che suo padre Settimio conoscesse la sua futura moglie, incontrò padre Pio: che ruolo ha avuto questo incontro nella sua conversione?
Fu fondamentale e la conversione lo ha portato al matrimonio, con tutti i figli venuti dal Signore. Prima era un uomo di mondo, dotto, elegante, amava la bella vita, ma era sempre angosciato, intimamente non era contento. Ebbe la fortuna di incontrare una donna, che pure era perfida; ma una volta questa donna, vedendolo triste, gli disse: “Ma perché non vai da un fraticello che sta al Sud e che dicono che fa i miracoli?”. Allora un giorno lui andò a San Giovanni Rotondo, si imbatté in un frate e in modo spavaldo gli disse: “Vorrei parlare con padre Pio”. “Sono io padre Pio”. E mio padre: “Sono venuto qui perché mi hanno detto che voi siete santo”. Padre Pio si schermì dicendogli di non essere santo, poi il dialogo continuò e mio padre gli disse di volersi confessare. “Te lo dico io, quando”, gli rispose padre Pio. Lo fece aspettare sei giorni. Fu una buona confessione e alla fine padre Pio gli disse: “Questa confessione ti porterà tante benedizioni”. Poi, mio padre chiese a padre Pio la grazia di poter trovare una brava donna, per volerle bene, sposarla e stare con lei per tutta la vita. E così incontrò Licia, mia madre.
E arrivò il matrimonio.
Quando i miei si sposarono, mia madre aveva 19 anni. Mio padre, in viaggio di nozze, volle farle conoscere padre Pio e allora lei le chiese: “Padre, proteggerà questa famiglia che sta per sorgere?”. “Questa è la mia famiglia e mi assumo il dovere di proteggerla”. E veramente ci ha protetto e ci sta proteggendo tutti.
Nella biografia dei suoi genitori, c’è un fatto che sembra un po’ una scena da film: quello al momento del pranzo, nel 1943. Cosa ricorda di quel giorno?
Ci trovavamo a Lucera, è stato terrificante, un miracolo vivente. Noi mangiavamo sempre tutti a tavola insieme, ma quel giorno mio padre si sentiva poco bene e quindi era rimasto a letto e aveva detto a mia mamma di pensare lei a recitare la preghiera. Lei era molto dispiaciuta che papà non se la sentisse di venire a tavola, ma dovette rassegnarsi. Quindi, mamma recitò la preghiera e mise il mangiare nel piatto di noi figli. Pochi istanti dopo, mentre lei tornava in cucina, tutti noi, uno dopo l’altro, in fila, ci alzammo – chi con il piatto in mano chi senza – e andammo verso la terrazza. Mamma si mise a urlare: “Ma che significa questo? Vi permettete di farlo perché manca vostro padre? Tornate a tavola!”. Mentre diceva così crollò metà del soffitto sopra il tavolo da pranzo e io ancora ricordo le grida – “aiuto, aiuto!” – delle due persone cadute dal piano di sopra. Nessuno morì.
Ma voi perché vi eravate alzati?
Non lo so. Non so perché ci alzammo, fu qualcosa di misterioso, i miei genitori lo attribuirono all’aiuto dei nostri angeli custodi, per intercessione della Madonna e di padre Pio. L’unica che non si era mossa era la sorellina più piccola, Annamaria, che era seduta sul seggiolone in fondo alla sala da pranzo, sotto la parte di soffitto che non era crollata.
Qualche altro miracolo che ricorda in modo particolare?
Mi viene in mente un episodio che riguarda mio fratello Saulo che era andato con i compagni a farsi il bagno in un laghetto vicino casa. Mio fratello stava per morire affogato senza che nessuno se ne accorgesse. A un certo punto era riuscito a emergere fino a mettere una mano oltre il pelo dell’acqua per chiedere aiuto: i suoi compagni se ne accorsero e lo salvarono. La cosa bella è che quella stessa volta, a chilometri di distanza, padre Pio, rivolgendosi a mio padre, gli disse: “Ma è mai possibile che devo sempre stare a fare grazie in casa vostra?”. Padre Pio è sempre stato presente in casa nostra, perché succedeva sempre qualcosa. La nostra era una famiglia fantastica, educata in una maniera particolare, buona. Dicevamo le preghiere del mattino e della sera, la parte più bella era quando eravamo tutti a letto e mia madre passava col crocifisso nelle nostre stanze e ci benediceva, dandoci la buonanotte. Sono cose che non esistono più.
Com’era padre Pio come guida spirituale?
Duro. Io posso dire un particolare della mia prima confessione con padre Pio o, meglio, la prima dopo quella fatta con lui in vista della prima Comunione. Quando diventai più grande, tornai a confessarmi con lui e mi chiese: “Da quanti giorni non ti confessi?”. “Padre, non mi ricordo se sono 7 o 8 giorni”. Non l’avessi mai detto… “Come 7 o 8 giorni? Devi essere precisa perché in un giorno si possono commettere tanti peccati! Hai capito? Ti devi preparare bene”. Voleva precisione. Un altro peccato che mi ricordo bene è quando gli confessai una bugia. E lui: “Ha portato danno?”. Io ero una ragazzina, non sapevo se avesse portato danno o no. Rispose lui stesso: “Non ha portato danno”. La confessione seguente, scena simile. “Padre, sono ricaduta nel peccato, ho detto qualche piccola bugia”. “Ha portato danno?”. Io rispondo: “No”. E lui: “Chi te l’ha detto che non ha portato danno? L’ha portato. La devi smettere, non devi dire più bugie”. Padre Pio, se si trattava di peccati, era brusco, ti bastonava bene… però poi ti raddolciva, ti diceva: “Adesso dimmi di che cosa hai bisogno, come va la vita”, ti consigliava cosa fare e cosa non fare. Però nella confessione non ammetteva nemmeno un filo di errore.
Ci parli del lato dolce di padre Pio.
Era dolcissimo, soprattutto di fronte al dolore. Se gli dicevo “padre, mi trattano male”, lui mi rispondeva: “Figlia mia, devi sapere che nella vita tutti possono sbagliare. Tu però cerca di perdonare. Non essere come loro: se loro sono cattivi, tu perdonali”. Lui era per il perdono. Quando avevo qualcosa da lamentare, mi diceva di non dubitare. Una volta fui rimandata in matematica, al liceo, e gli chiesi di aiutarmi. E lui mi disse: “Non ti preoccupare, quando vai all’esame mandami il tuo angelo custode e risponderò per te”. Quella volta gli mandai il mio angelo custode talmente tante volte che alla confessione seguente padre Pio mi disse: “Ma tu credi che io sono sordo? Quante volte mi hai mandato l’angelo custode?!”.
Un’altra volta, mia sorella Sara doveva fare l’esame per entrare come impiegata al Ministero della Pubblica Istruzione. Lei andò da padre Pio e gli disse: “Padre, io mi sono preparata bene su quattro domande, ma non riesco a studiare tutte le altre”. “Va bene, ti accompagno agli esami”. All’esame le fecero proprio quelle quattro domande. Prima della fine, un professore le disse: “Signorina, le faccio un’ultima piccola domanda”. Sara pensò interiormente a padre Pio e diceva tra sé: “Basta, io non so più niente”. Allora quel professore fu chiamato da un inserviente per andare a rispondere al telefono e rinunciò all’ultima domanda: “Signorina, va bene, può andare”.
Voi Manelli avete fatto diversi soggiorni estivi a San Giovanni Rotondo con padre Pio in vita. Ci può parlare di come celebrava Messa?
No, guardi, questo è troppo forte, è troppo impressionante. Io ancora ho ricordi non solo di quando ero più grande, quando ormai conoscevo la sua Messa, ma di quando ero piccolina, a partire da quando avevo massimo cinque anni, perché i nostri genitori ci portavano a Messa anche da piccoli. In mezzo a tutta quella folla, che guardava la Messa di padre Pio, io ero incantata. Durava due ore: due ore in piedi, in mezzo a una folla senza parole che vedeva padre Pio soffrire, piangere. Vedevo che faceva delle mosse straordinarie specialmente al momento dell’elevazione, della consacrazione dell’Ostia, come se ci fosse un demone che gli impedisse di fare quello che doveva fare. Lo vedevo piangere e quante volte ho visto veramente il sangue scendere dalle mani di padre Pio quando le alzava! Era proprio la partecipazione di padre Pio al sacrificio eucaristico, era im-pres-sio-nan-te [scandisce le sillabe]: lui viveva il Calvario, era sul Calvario. Era una cosa bellissima e c’era tutta la gente accalcata, uno addosso all’altro, in una chiesetta. E tutti quanti stavamo muti, nemmeno il respiro si sentiva. Due ore così. C’era pure mio fratello, padre Stefano, che gli serviva la Messa e ci insegnava a baciare la mano a padre Pio. Io gli ho baciato la mano tante volte.
E si faceva la fila?
Sì, per ogni passaggio di padre Pio c’erano sempre le file. Nei primi tempi, noi, come ragazzini, eravamo molto educati, andavamo molto tempo prima per vedere passare padre Pio, ma poi arrivava la gente che ci sbatteva fuori, perciò a un certo punto diventammo pure “violenti”, nel senso che cercavamo di stare ai primi posti con la forza… C’era una folla immensa.
I coniugi Manelli, una coppia santa che è luce per la Chiesa
Oggi, 15 luglio, ricorrono cento anni dal matrimonio tra Licia e Settimio Manelli, entrambi servi di Dio e figli spirituali di san Pio da Pietrelcina, che protesse particolarmente la loro famiglia. Sposi e genitori (di 21 figli) esemplari, con una grande fiducia nella Provvidenza.
Il segreto della felicità: i Servi di Dio Manelli
Quella dei coniugi Manelli è una bellissima storia di figli spirituali di padre Pio che definì Settimio un’altra anima guadagnata a Gesù. Lui e la moglie Licia, di 21 anni più giovane del marito, fondarono una famiglia numerosa iniziando così il loro fecondo cammino di santità.

