Vescovi senza gerarchia, la Chiesa fai-da-te della San Pio X
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Per non dirsi scismatica la San Pio X reinventa la definizione di scisma e aggira il nodo della questione: non c'è episcopato legittimo fuori dalla comunione gerarchica. Vantandosi di restare in equilibrio tra “chiesa conciliare” e sedevacantismo, si è in realtà infilata in un vicolo cieco.
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Un vescovo che validamente ordina o viene validamente ordinato, nel momento in cui rifiuta la comunione gerarchica per far esercitare ed esercitare la potestas ordinis in modo del tutto autonomo dalla gerarchia cattolica, dimostra altresì di avere un’intenzione oggettivamente scismatica (finis operis), anche se afferma di voler perseguire il bene della Chiesa (finis operantis). Un vescovo non è cattolico perché validamente ordinato, ma perché viene ordinato ed esercita il suo ministero nella comunione gerarchica. Affermare di essere vescovi cattolici al di fuori di tale comunione è semplicemente una contraddizione in termini, o forse un modo per gettare fumo negli occhi ed ingannare i fedeli.
Si comprende dunque anche perché non è possibile ricevere lecitamente l’ordinazione episcopale contro la volontà del Papa, come insegna, tra gli altri, Pio XII: «I sacri canoni infatti chiaramente ed esplicitamente sanciscono che spetta unicamente alla sede apostolica giudicare circa l'idoneità di un ecclesiastico per la dignità e la missione episcopale e che spetta al Romano Pontefice nominare liberamente i vescovi. E anche quando, come in certi casi, nella scelta di un candidato all'episcopato, è ammesso il concorso di altre persone o enti, ciò avviene legittimamente solo in virtù di una concessione – espressa e particolare – fatta dalla sede apostolica a persone o a corpi morali ben determinati, con condizioni e in circostanze ben definite» (Ad Apostolorum Principis).
Appartiene alla Sede Apostolica, direttamente o per mezzo di altri, mediante concessione, non solo conferire la giurisdizione, ma anche scegliere un vescovo; e ciò è assolutamente logico, dal momento che un vescovo è ordinato a reggere la Chiesa ed esercitare il suo ministero nella comunione gerarchica. Pertanto, nel momento in cui qualcuno sceglie ed ordina dei vescovi contro la volontà del Papa sta usurpando un diritto che appartiene al Romano Pontefice. Per questa ragione, il Concilio di Trento colpisce con anatema chi afferma essere «legittimi ministri della parola e dei sacramenti» quanti non sono «stati regolarmente ordinati e inviati dall’autorità ecclesiastica» (Denz. 1777). Se la FSSPX afferma che i propri vescovi, che hanno ricevuto irregolarmente l’ordinazione e non sono stati inviati dall’autorità ecclesiastica, esercitino comunque legittimamente il ministero della parola e dei sacramenti, essa cade sotto l’anatema del Concilio di Trento. Per Trento, i vescovi della Fraternità sono dunque illegittimi e pertanto non sono propriamente vescovi cattolici.
Non esiste un episcopato legittimo, e dunque cattolico, al di fuori della comunione gerarchica. La pretesa della FSSPX di non essere scismatica in quanto con la consacrazione episcopale viene trasmesso il solo potere d’ordine e non quello di giurisdizione è semplicemente un modo per evitare il problema. Perché, come si è visto, appartiene alla Sede Apostolica il diritto anche di scegliere e consacrare un vescovo, non solo quello di conferire la potestà di giurisdizione.
La FSSPX, per tenere in piedi il principio che consacrare vescovi contro la volontà del papa non sarebbe un atto scismatico, è infatti costretta ad inventare una nuova definizione di scisma: «Ora, nella Chiesa, la ricezione del potere episcopale di giurisdizione dipende per diritto divino dalla volontà del Papa, e lo scisma si definisce precisamente come l’atto di colui che si arroga una giurisdizione in modo autonomo e senza tenere conto della volontà del Papa». In pratica, siccome la FSSPX non intende conferire la giurisdizione, essa può consacrare dei vescovi anche contro la volontà del papa senza essere scismatica. Ma da dove essa tragga questa nuova definizione di scisma non è dato saperlo.
In verità, ancora una volta, ci troviamo di fronte ad una fallacia; perché, come già visto, al papa non spetta solo di conferire la potestà di giurisdizione. Ed infatti Pio VI conferma che «nessuna consacrazione può considerarsi legittima se non conferita dalla Sede Apostolica»; Pio IX rivendica alla Sede Apostolica «il diritto e il potere di eleggere il Vescovo». E ciò è ovvio, perché il vescovo potrà legittimamente esercitare il ministero, anche quello sacramentale, solo nella comunione gerarchica della Chiesa cattolica.
Ed infatti lo scisma non è mai stato definito, come vuole la FSSPX, come l’arrogarsi autonomamente una giurisdizione, ma come il rifiuto della sottomissione giuridica al Sommo Pontefice e della comunione con gli altri vescovi (cf. Can. 751). Ed è precisamente ciò che la Fraternità rivendica per sé e il fine per cui intende consacrare nuovi vescovi: rifiutare la propria sottomissione al papa, per poter continuare il proprio ministero al di fuori della comunione giuridica con la Chiesa. Perché la sottomissione e la comunione che vengono necessariamente richieste per non essere scismatici sono quelle gerarchiche, e non una comunione di intenti, di vedute o di sentimenti.
È altresì piuttosto singolare che la FSSPX definisca «i vescovi che saranno consacrati il prossimo 1° luglio come ausiliari della Fraternità», infilando ancora una volta un errore importante, che rivela la contraddittorietà della propria posizione. Chi è un vescovo ausiliare nella Chiesa cattolica? È un vescovo nominato dalla Santa Sede, per assistere l’Ordinario nel governo della diocesi, e al quale di norma viene assegnata una sede titolare estinta. Ora, i vescovi della FSSPX né sono nominati dalla Santa Sede né assistono un Ordinario. Nessuno nella Fraternità ha infatti ricevuto il potere di giurisdizione (come la stessa FSSPX ammette) per poter così domandare alla Santa Sede degli ausiliari.
Ma se la FSSPX rivendica il titolo di ausiliari per i propri vescovi, significa che essa ritiene che il proprio Superiore generale, che tali vescovi coadiuvano, abbia potestà ordinaria. Ma da chi avrebbe ricevuto questa potestà? L’affermazione che i vescovi della FSSPX sarebbero ausiliari sottintende proprio quell’«arrogarsi la giurisdizione in modo autonomo» che pure la Fraternità indica come atto scismatico. La nomina dei vescovi ausiliari – come di ogni vescovo – è prerogativa che spetta alla Sede Apostolica, prerogativa che viene usurpata dalla Fraternità, che dimostra anche qui di essere scismatica.
La FSSPX sbaglia dunque: nel comprendere l’insegnamento di Lumen gentium 21; nel ritenere che la scismaticità delle consacrazioni episcopali contro la volontà del papa discenderebbe dal presunto errore di Lumen gentium; nel comprendere la natura dell’episcopato cattolico, separando le due potestà; nel definire cosa sia uno scisma; nella comprensione di chi sia un vescovo ausiliare e chi lo possa istituire. Vantandosi di percorrere da sola la sottile linea di un crinale, senza cadere, a suo dire, né nella “chiesa conciliare” né nel sedevacantismo, la Fraternità si è in realtà infilata nel vicolo cieco dello scisma, trascinando con sé migliaia di fedeli. E di questo, dovrà rendere conto.
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