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dottrina sociale della Chiesa

Uno Stato profondo planetario? La politica governata dall’ombra

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Il 15° Rapporto dell'Osservatorio Van Thuan, presentato sabato scorso, affronta i temi del Deep State e del Great Reset. Tanti tasselli, un solo obiettivo: plasmare una "nuova umanità".

Politica 22_11_2023

Un Deep State planetario: la politica governata dall’ombra è il titolo del 15° Rapporto sulla Dottrina Sociale della Chiesa nel mondo (edito da Cantagalli), dell’Osservatorio Van Thuan, presentato sabato 18 novembre a Lonigo (Vicenza) nel corso della Giornata Nazionale della Dottrina Sociale della Chiesa, organizzata dall’Osservatorio insieme a La Nuova Bussola Quotidiana e al Coordinamento nazionale Iustitia et Pax.

Il dibattito sul Deep State è iniziato nel 2016 grazie all’omonimo libro di Mike Lofgren: lo “Stato profondo” è quell’insieme di attori estremamente variegati (dalle fondazioni private alle Ong alle istituzioni europee, alle corporation informatiche ed economiche, per citarne solo alcuni)  che influenzano i fenomeni politici di superficie. Altrettanto variegati sono gli interessi che li muovono, ragion per cui il Rapporto è incentrato non su ciascuno di essi, ma solo su quelli che operano al fine di ridisegnare l’umanità, ha specificato Stefano Fontana, direttore dell'Osservatorio Van Thuan, che nel discorso di apertura così sintetizza le due caratteristiche del Deep State: «è globalista ed è un macroscopico fenomeno politico che vuole penetrare in tutti gli aspetti della vita sociale e politica», al fine – e in tal misura collegato all’altro grande tema del Great Reset – di plasmare una «umanità post-naturale, post-religiosa e, alla fine, post-cristiana», sotto lo slogan del «nuovo umanesimo»

Mons. Giampaolo Crepaldi, vescovo emerito di Trieste, ha presentato Le risposte della dottrina sociale della Chiesa ai moderni “arcana imperii”, sottolineando innanzitutto il contrasto tra il carattere di artificio sotteso al Deep State (e più in generale allo Stato moderno) e la concezione cattolica e prima ancora aristotelica della società come fatto naturale. Ma un potere non più legittimato e bilanciato in alto e in basso, bensì “costruito”, finisce paradossalmente per oscillare  dall’assolutizzazione  dello Stato (eliminando corpi intermedi e società naturali) al suo annullamento da parte dello stesso Deep State e imponendo una sussidiarietà fittizia, fondata su organizzazioni filantropiche e Ong che in realtà non nascono più organicamente dal basso, ma sono create e collegate alle stesse istituzioni.

Mons. Crepaldi ha quindi evidenziato il legame tra Deep State e Great Reset, che avanza... a suon di conversioni, ma non a Cristo: conversione ecologica, digitale, globalista, tutte fondate su un terreno comune, laico, umanista e filantropico che implica la decostruzione della morale naturale e religiosa. Di qui l’impegno dei soggetti più ideologicamente consapevoli del Deep State soprattutto sulle grandi questioni morali di frontiera, dall’aborto al gender.

Alcuni aspetti specifici del Deep State e della connessione con il Great Reset sono stati poi sviscerati nella sessione pomeridiana, moderata da don Samuele Cecotti. Nel suo intervento (Forum di Davos: la politica globale governata dal privato) l’analista economico Maurizio Milano ha sintetizzato il tema in due parole: paura e controllo, basandosi sulle parole dello stesso Karl Schwab, presidente del Forum di Davos, che definisce il Covid-19 «una grande opportunità» per« ripensare, reimmaginare e resettare il nostro mondo».

E come si resetta il mondo? Puntando sulle emozioni e sulle narrazioni, senza mai scendere al livello razionale, e alimentando quello stato di ansia che allenta le resistenze, cedendo privacy e libertà pur di ottenere in cambio sicurezza e protezione. Alla pandemia ne seguirà un’altra: quella climatica, parola di Bill Gates. Nella visione di Davos ambiti apparentemente scollegati come quello sanitario e quello climatico concorrono alla stessa logica: cambiare il modo di vivere e di pensare, portando dal “nuovo umanesimo” al transumanesimo. Di transizione in transizione (ecologica, alimentare, digitale), la prospettiva ultima prefigurata da Schwab è l’internet of bodies, dove non solo gli elettrodomestici (internet of things), ma anche i corpi saranno tracciati e vincolati.

L’apertura delle istituzioni al terzo settore equivale a più democrazia? è l’apparente obiezione alla teoria del Deep State – affrontata da Ivo Colozzi, Professore Alma Mater – in merito alla crescente influenza delle organizzazioni della società civile, no-profit, ecc., che costituiscono il cosiddetto “terzo settore”, operanti nei campi dell’assistenza sociale, della cultura, della sanità, della cooperazione internazionale. Eppure, ha spiegato Colozzi, queste non costituiscono affatto una “contro-elite”, poiché sono a loro volta integrate nelle medesime istituzioni statali o sovrastatali (si vedano le organizzazioni con sede a Bruxelles col compito di influenzare le politiche Ue), così che i rispettivi dirigenti provengono e passano dall’una all’altra grazie al fenomeno delle sliding doors, nonché alla crescente stratificazione ed elitizzazione.

La citata commistione tra élite statali ed élite della società civile o dell’economia eccetera così come tra politica e filantropia, a scapito della sussidiarietà, è dunque un ulteriore passo nel processo di “depoliticizzazione” che affida scelte a gruppi sempre meno controllabili e permette loro di far passare la loro narrazione della realtà come l’unica possibile, incontrando sempre meno resistenze nella società civile.

Paolo Bellavite, medico indipendente, ha poi offerto una panoramica su Le politiche sanitarie governate dall’ombra (pre e post Covid), citando esempi di sliding doors in ambito sanitario o il rifiuto da parte del Comitato tecnico-scientifico di ascoltare voci differenti in merito alla pandemia. Bellavite ha evidenziato inoltre il legame tra obbligo vaccinale e Green Pass, in maniera tale da subordinare la vaccinazione a quest’ultimo (come affermato anche, in audizione al Senato, dal filosofo Giorgio Agamben), alla stregua di un primo grande tentativo di controllo digitale. Altro tassello che compone la visione del Forum di Davos.

Veniamo all’OMS che – sottolinea Bellavite – negli ultimi 15-20 anni è sempre meno finanziata da Stati e sempre più dai “soliti” privati e case farmaceutiche. E l’elezione del direttore generale Tedros Adhanom Ghebreyesus è stata attivamente sostenuta da una ginecologa etiope, poi nominata sua assistente personale, Senait Fisseha, fondatrice del Center for International Reproductive Health Training. Di che si tratta? Di un centro che forma gli studenti dei Paesi in via di sviluppo alla pratica dell’aborto. E il cerchio si chiude.



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