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il racconto

Una domenica di ordinaria profanazione in San Pietro

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Due profanazioni eucaristiche in un sol colpo nella affollata Messa delle 10.30 in San Pietro. Troppe per essere casuali. Bisognerà ammetterlo tutti: la Comunione va ricevuta in bocca. 
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Editoriali 11_02_2026

Caro direttore,
SOS profanazioni in San Pietro, deve esserci un problema grave. Giurin giurello che domenica non ero andato in San Pietro con l’idea di fare un reportage di denuncia su quello che ho visto, ma dato che il mestiere è quello che è, mi ritrovo ora a dover rendicontare al lettore due episodi che ritengo preoccupanti, sperando che chi di dovere intervenga. E dato che ero in modalità “fedele” non potrò corredare di fotografie quanto ho visto; quindi, il lettore si accontenterà della mia povera parola.

Messa delle 10.30 in navata centrale celebrata dal Cardinal Mauro Gambetti, arciprete della Basilica di San Pietro e presidente della Fabbrica omonima. Dunque, dopo Papa Leone, il padrone di casa, e la cosa è funzionale al discorso.

Arrivati al momento della Santa Comunione, una gentile speaker ha avvertito in quattro lingue (francese, inglese, spagnolo e italiano). «È il momento della Comunione. I fedeli che sono in grazia possono accostarsi e consumare davanti al sacerdote». Ok, ci può stare, speriamo che sia sufficiente per evitare profanazioni. Invece che cosa abbiamo visto?

Mentre eravamo in coda, due o tre file indietro, abbiamo notato un signore tenere nella mano a conchetta almeno due o tre particole e dirigersi al suo posto dove, una volta arrivato, le ha date ad altre persone che attendevano, le quali si sono cibate del Corpo di Cristo direttamente da lui. Non potendo intervenire, vista la circostanza e la distanza, abbiamo sospirato e recitato una breve preghiera di riparazione. Con un dubbio: ma come è stato possibile che il sacerdote poco distante abbia dato ad una sola persona tre Ostie? Mistero. Sembrava la fila alla sagra della polpetta al sugo – absit iniuria verbis – dove un volenteroso si incarica sempre di andare a ritirare il vassoio per tutti gli altri della combriccola che aspettano al tavolo per non farsi fregare il posto.

Fatta la comunione torniamo al posto e qui, proprio vicino a noi, una donna che sembrava provenire dalla Mongolia o giù di lì aveva in mano la particola. Decisamente spaesata, si è diretta verso una bambina, verosimilmente la figlia, che avrà avuto sì e no 4 o 5 anni e che attendeva seduta con il padre e le ha praticamente messo in bocca l’Ostia. A quel punto ho avuto un moto istintivo e ho urlato: «No!». Solo che lì per lì non sapevo nemmeno che cosa dire, fatto sta che la bambina, decisamente intimorita dalla mia reazione, ha avuto a sua volta uno scatto di incertezza e ha fatto per risputare l’Ostia. Ed è lì che ho urlato un secondo «No!». La madre, completamente in disarmo non sapeva se riprendersi la particola consacrata della figlia o se invece lasciarla dov’era. Dopo una frazione di impasse nella quale ho pregato tutti i santi del calendario anche quelli delle memorie facoltative, ho rassicurato la bambina facendole a gesti di continuare a consumare l’Ostia. Cosa dovevo fare a quel punto? Mi sono sentito un gendarme goffo e improvvisato, ma Santo Cielo!, non si può mettere i fedeli nella condizione di controllare quello che fanno gli altri. Così non è una Messa, ma una tortura!

Ho notato che gli addetti alla vigilanza della Basilica, molto solerti a ripetere tutto il giorno a macchinetta «Hey man, no photo please» ai malcapitati che tirano fuori lo smartphone davanti alla tomba di San Giovanni Paolo II, durante la Comunione non sono presenti. Ma insomma, se vigilanza deve essere, allora metteteli di fianco al sacerdote che distribuisce la Comunione e fateli controllare che non avvengano profanazioni come quelle a cui abbiamo assistito.

Che poi, non so nulla di statistica, ma se a me e mia moglie che andiamo a Messa in San Pietro ogni … boh… cinque o sei anni, capita di assistere in un colpo solo a due profanazioni così ravvicinate nel tempo e nello spazio, quante saranno mai le profanazioni che ogni domenica si compiono nella chiesa più importante di tutta l’urbe e pure dell’orbe?

Ma forse, la soluzione, la sappiamo già, anzi… ce l’abbiamo già scritta. Basterebbe prescrivere a tutti la comunione in bocca. Ricordo che con le Messe di Papa Benedetto XVI si faceva, ora questa pia usanza è sparita? E ricordo, ad esempio, che a Bologna, il compianto cardinal Carlo Caffarra aveva ordinato di distribuire la Comunione sulla lingua a tutti i fedeli nelle Basiliche di San Petronio e San Luca e in Cattedrale.

E qui direi che al cardinal Gambetti una tiratina d’orecchie ci starebbe pure. È sotto la sua responsabilità che ricadono queste profanazioni, come del resto anche quelle più clamorose a cui abbiamo assistito recentemente, come quella del tizio che aveva scambiato l'altare papale per l’orinatoio di via de li Banchi Vecchi. Se non per devozione, almeno per evitare di doverci tutti quanti abituare nel vedere sistematicamente profanato il Corpo di Cristo fosse anche solo per incuria o ignoranza. Eminenza, di riffa o di raffa torniamo sempre lì: alla comunione che va ricevuta in bocca. Spiace per i novatori a tutti i costi, ma è la soluzione migliore.

Che ne dici, direttore? E se inviassimo a Gambetti il recente libro della nostra Scrosati, pensi che apprezzerebbe? In dono, s’intende.