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Studentessa trans al liceo: il prezzo dell'infelicità

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Il clamore della studentessa trans e la carriera alias al Liceo Aristofane: la tempesta perfetta che getta le basi di una prossima persecuzione di insegnanti e educatori. E che segnerà questa ragazza nell'infelicità.

Editoriali 24_04_2026

Il caso della presunta discriminazione nei confronti di una studentessa definita “trans gender” al liceo Aristofane di Roma sta facendo discutere.  Secondo l’agenzia Ansa,  “lo studente sarebbe stato ripetutamente umiliato da una docente che da mesi si rifiuta di riconoscerne l'identità di genere, continuando a chiamarlo con un nome e pronomi non corrispondenti alla sua richiesta”.

La mamma della  studentessa, intervistata da Fanpage, ha raccontato che da quando la ragazza, nel mese di ottobre scorso, ha fatto “coming out” chiedendo di essere chiamata con un nome maschile, “a scuola vive di soprusi e umiliazioni”. "Sarai sempre una ragazza: lo dice il tuo nome sul registro elettronico", gli avrebbe più volte ripetuto una docente, fino a quando, nel mese di febbraio, non è arrivata la sospensione per cinque giorni a causa della ennesima discussione. Racconta ancora la mamma che “Dopo essere stato zittito con una raffica di 'stai zitta', si è alzato ed è uscito dalla classe, gridando una parolaccia. Mio figlio è passato come un maleducato che si è permesso di trattare male una povera insegnante. Ma nessuno ha pensato a come si è sentito per mesi e a come si sente ancora oggi".

La dinamica dei fatti, così come è stata raccontata, mostra la paradossalità di queste situazioni che nelle scuole italiane si stanno purtroppo diffondendo, a causa di una tanto assurda quanto pericolosa ideologia che mira a distruggere l’identità biologica e psicologica dei giovani.  

Si vuole, infatti, inculcare nella mente degli adolescenti l’assurdo concetto che sia possibile nascere nel “corpo sbagliato” e per questo intraprendere percorsi di transizione, prima sociale e poi eventualmente anche chirurgica, tacendo le conseguenze devastanti a livello interiore e i danni irreversibili sul piano fisico.

Questa sorta di  buonismo imperante fa sì che, a dispetto di ogni evidenza scientifica e di ogni regola di buon senso, si voglia costringere una intera categoria professionale di educatori/formatori, quale è quella degli insegnanti, a negare la realtà e piegarsi ad una ideologia che mira a  introdurre nelle scuole uno strumento pericoloso e illegale quale è quello della “carriera alias”.

La dimostrazione che vogliono a tutti i costi farci piegare a questa aberrazione è evidenziata anche dal fatto che i diversi organi di stampa che riportano la notizia – e la stessa madre! - parlano senza vergogna al maschile di una persona di sesso biologicamente femminile. Ed è ormai noto come alla spalle ci sia la serrata propaganda a sostegno della “Strategia 2026-2030 per l’uguaglianza LGBTIQ”,  un vero e proprio piano totalitario, promosso dalla Commissione Von Der Leyen, che dietro il paravento della lotta alle discriminazioni prevede vari privilegi e fondi per le organizzazioni gay, minacciando libertà di pensiero, espressione e religione.

Certamente non bisogna dimenticare che ci si trova di fronte ad una giovane fragile, impegnata in un percorso di analisi psicologica ed in cura con dei farmaci. Ed è doveroso che la scuola indaghi su eventuali offese alla studentessa, dato che il rispetto della persona non deve mai venir meno, in particolare di fronte a situazioni un po’ “estreme” da trattare con grande delicatezza.

Ma siamo proprio sicuri che la felicità di questa ragazza si vada a realizzare assecondando il suo “coming out”? Come abbiamo avuto occasione di spiegare in altre occasioni ed è ampiamente documentato a livello internazionale, si tratta di una colossale menzogna costruita sulla pelle delle nuove generazioni, per renderle sempre più fragili, sole e influenzabili. Giovani destinati a pagare un prezzo altissimo a livello di infelicità.

I segnali, tuttavia, che si sta spingendo con decisione verso la definitiva e generalizzata adozione della “carriera alias” nelle scuole, sono molteplici e preoccupanti. 

La Dirigente del Liceo Aristofane di Roma, parlando con l'ANSA, ha spiegato che all'interno del Consiglio d'Istituto del liceo, su proposta della componente studentesca, una commissione ha lavorato per redigere il regolamento della 'carriera alias' la cui delibera di approvazione è prevista per il 24 aprile.

Non è mancato (immancabile, appunto…) l’intervento del sindacato Flc Cgil, che ha subito sottolineato come sia  “compito della dirigenza scolastica garantire la tutela dei diritti delle studentesse e degli studenti in transizione, assicurando un ambiente sereno e rispettoso, nel quale siano pienamente riconosciute dignità, identità e privacy, evitando qualsiasi forma di misgendering”, mentre “il comportamento della docente contribuisce invece ad alimentare un clima di esclusione e discriminazione". E anche la Rete degli studenti del Lazio, parlando di “episodio gravissimo”, ha richiamato l’urgenza di interventi strutturali: “servono subito carriere alias in tutti gli istituti, formazione per il personale docente e un’educazione sessuoaffettiva nelle scuole”, chiedendo una scuola “sicura, inclusiva e non escludente”.

Insomma, l’impressione è che un po’ alla volta si arriverà alla imposizione di questa assurda e illegale anomalia in tutte le scuole, in nome della bontà d’animo, del rispetto (a senso unico, ovviamente…), della inclusione e della non-discriminazione.

Arriveremo anche nel nostro paese a vedere casi come quello del professore irlandese arrestato per essersi opposto alla sentenza di allontanamento dall’istituto emessa da un giudice, dato che non voleva usare i pronomi “adeguati” con un trans e perché ha affermato di non volere normalizzare i disturbi mentali? Non ci sorprenderebbe, purtroppo.