• LA SCOPERTA

Rusuti, il pittore che ha "ceduto" il pennello a S.Luca

Una tradizione che diventa leggenda: La Madonna col bambino di Santa Maria del popolo per secoli è stata ritenuta un’icona dipinta direttamente da San Luca, ma si è scoperto essere stata dipinta, alla fine del Duecento, dall’artista Filippo Rusuti. Però sul suo conto purtroppo non sappiamo granché. 

Nulla succede per caso, men che mai quando si parla di Fede. In un periodo in cui tra arte e religione sembra che si apra un abisso sempre più incolmabile - basti pensare agli ultimi scempi architettonici compiuti nell’arte sacra o alle continuative offese che certa “arte” contemporanea produce ai simboli cristiani - ecco che, dalle nebbie della storia, sotto il velo di una vernice scura, riemerge una verità importante e non priva di significato.

Quella che per secoli è stata ritenuta un’icona dipinta direttamente da San Luca, si è scoperto essere stata dipinta, alla fine del Duecento, dall’artista Filippo Rusuti (1255 circa – 1325 circa)  pittoremosaicista italiano, attivo a Roma fra il 1288 e il 1297.

Si tratta della preziosa Madonna col Bambino (detta, appunto, di San Luca) da secoli esposta in S. Maria del Popolo a Roma, una delle icone più venerate nella storia della Città eterna, alla quale si attribuiva un potere taumaturgico. E’ uno dei capolavori custoditi nelle oltre 820 chiese di proprietà del Fondo Edifici di Culto, ente che ha voluto finanziare per l’opera un attento e meticoloso intervento di restauro conclusosi da poco.

Attualmente, l’icona è esposta in Castel S. Angelo e vi rimarrà fino al 27 gennaio grazie alla recente proroga voluta dal Polo Museale del Lazio diretto da Edith Gabrielli.

Filippo Rusuti era un pittore di cui oggi sappiamo poco, il cui nome è rimasto nascosto, sulla tavola di S. Maria del Popolo, per 700 anni. La sua icona ha però tenuto viva la fede dei credenti per tutto questo tempo, tanto da produrre perfino miracolose guarigioni.

Questa Madonna col Bambino si inseriva a pieno nella tradizione e non aveva bisogno di interpretazioni cervellotiche o intellettualistiche da parte dei fedeli per essere capita. La professione dell’artista, all’epoca, era considerata poco più che artigianato tanto che pochissime opere medievali venivano firmate e pittori dovevano essere iscritti alle corporazioni locali, seguendone le regole nello svolgimento della propria attività.

La firma di Rusuti era stata coperta per avvalorare la leggenda che l’icona fosse stata dipinta dall’Apostolo sul quale, un'antica tradizione cristiana afferma che fosse stato il primo iconografo e che avesse dipinto quadri della Madonna e dei Santi Pietro e Paolo. Sono molte le immagini bizantine a lui attribuite.

Questa leggenda nasce nell’VIII secolo nell’Oriente bizantino probabilmente causata dalla reazione da parte del clero iconodulo (difensore del culto delle immagini sacre)  nei confronti dei sostenitori dell’iconoclastia che l‘imperatore Leone III l’Isaurico nel 730 pubblicamente ufficializzò e che portò alla distruzione delle immagini sacre di tutto l’impero.

Intorno al 1200 la fama di San Luca come pittore della Vergine cominciò a diffondersi anche in Occidente, trovando particolare accoglienza a Roma dove il culto mariano era particolarmente fervido. Qui, tante immagini della Madonna, di cui diverse ritenute acheropite (ovvero dipinte da mano non umana) venivano portate in processione per invocare protezione da eventi catastrofici come pestilenze, invasioni, disastri naturali. Fu così che diverse icone romane cominciarono ad essere attribuite, dall’entusiasmo popolare e forse anche con il placet del clero, direttamente a San Luca. Per supportare questa credenza, la firma di Filippo Rusuti venne così ricoperta da uno spesso strato di vernice nera, cancellando così ogni traccia della “modernità” dell’icona.

Omnia tempus revelat: il recente restauro ha svelato la verità relegando definitivamente una dolce tradizione nel novero delle leggende. Ciò che emerge sotto la lacca non è però solo la firma di Rusuti e della verità storica, ma qualcosa di più prezioso ancora: un insegnamento eterno su quanto sia fondamentale, per il successo e l’efficacia di un’opera sacra, la rinuncia al proprio ego da parte dell’artista, quanto sia essenziale la fede popolare e la capacità dell’opera di restituire nel pieno solco della tradizione - senza stranezze e choc emotivi - le cose più semplici e immediate della Fede. In questo caso, il tenero, adorante abbraccio della Madre di Gesù il quale, con la sua piccola mano infantile, benedice gli uomini.  Che altro serve?

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