• BANCA D'ITALIA

Renzi attacca Visco pensando (male) a Gentiloni

Nonostante avesse detto di volersi ritirare in caso di sconfitta al referendum, Renzi è ovunque. E ora interviene a gamba tesa anche nella successione di Visco alla guida della Banca d'Italia. Una materia in cui la politica non dovrebbe mettere becco. Perché lo fa? Per nominare un governatore favorevole. E per mettere in difficoltà Gentiloni

Renzi

Esattamente un anno fa Matteo Renzi era premier e non perdeva occasione per annunciare il suo ritiro dalla politica in caso di sconfitta al referendum costituzionale del 4 dicembre. Quella sconfitta è arrivata in modo schiacciante, ma lui oggi è ancora in politica e pretende di dare le carte. E’ rimasto segretario del suo partito, intende candidarsi al Senato (ramo del Parlamento che lui diceva di voler abolire), ha ribadito anche sabato scorso che vuol tornare a Palazzo Chigi e due giorni fa ha imposto al gruppo Pd alla Camera di presentare e approvare una mozione anti-Visco per tentare di condizionare perfino la nomina del nuovo Governatore della Banca d’Italia. Negli anni dell’antiberlusconismo viscerale di certa sinistra ideologica, se a fare queste cose fosse stato l’ex Cavaliere, in molti sarebbero scesi in piazza con i forconi, ufficialmente in difesa della democrazia, in realtà mossi da un odio invincibile verso l’avversario politico da sempre demonizzato.

Matteo Renzi ce la sta mettendo tutta per suscitare analoghe reazioni di sdegno financo nella sua stessa area politica. Ieri l’ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, alcuni ministri come Carlo Calenda, il capogruppo Pd al Senato, Luigi Zanda, lo stesso fondatore del Pd, Walter Veltroni hanno definito imbarazzante e fuori luogo la sortita del segretario dem, entrato a gamba tesa in una partita, quella per la successione a Visco, che dovrebbe essere impermeabile ad ogni influenza della politica. La minoranza dem che fa capo al Ministro della Giustizia, Andrea Orlando è sul piede di guerra e chiede chiarimenti. Ma i più preoccupati sono il Presidente della Repubblica e il Presidente del Consiglio. Sergio Mattarella ha ribadito che "ciascuno deve attenersi al proprio ruolo", proprio per sottolineare la sua irritazione per l’ennesima sortita renziana. Paolo Gentiloni ha cercato di mitigare le asprezze del testo della mozione Pd, al fine di non provocare una tempesta politica alla vigilia dell’approvazione di importanti provvedimenti come la legge di bilancio, la legge elettorale e, forse, anche lo ius soli.

Anche perché la conferma o la successione di Ignazio Visco alla guida di Via Nazionale seguono precise regole istituzionali (articolo 10 comma 8 della legge 262 del 2005) che prescindono dalle alchimie della politica. La proposta di nomina compete al Presidente del Consiglio, previa deliberazione del Consiglio dei ministri. La nomina è quindi disposta con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il parere del Consiglio superiore della Banca d’Italia, organo collegiale cui spetta il controllo di tutta l’attività dell’Istituto. Tale procedura è garanzia d’indipendenza e autonomia dell’Istituto.

Ma a cosa ambisce Renzi e perché ce l’ha così tanto con Visco? L’obiettivo massimo del segretario Pd è impedire la riconferma dell’attuale governatore e sostituirlo con uno di sua fiducia. La levata di scudi pressochè generale delle ultime ore rispetto alle parole di Matteo e alla spericolata iniziativa parlamentare Pd lascia presagire che Visco potrebbe uscire perfino rafforzato da quest’incauta mossa dell’ex premier. Ma è presto per dirlo, anche se il tempo stringe perché il suo mandato scade a fine ottobre. In realtà il segretario Pd con questa mossa persegue anche altri scopi che vanno al di là della nomina del governatore. Lui punta infatti a delegittimare l’operato della Banca d’Italia targata Visco per scaricare su Via Nazionale la responsabilità delle crisi bancarie che hanno indebolito il suo governo.

Inoltre, lo scaltro Matteo non vuole lasciare nelle mani di Cinque Stelle e Lega la battaglia sulla trasparenza bancaria e sui controlli e la vigilanza sul sistema del credito, per non alimentare di fronte all’opinione pubblica il sospetto di suoi interessi personali e famigliari nelle vicende di Banca Etruria e di altri istituti di credito, delle quali si sta peraltro occupando tra mille polemiche la Commissione d’inchiesta sulle banche, presieduta da Pierferdinando Casini, che ieri, a Palazzo San Macuto, ha ricevuto proprio la visita di Ignazio Visco.

E poi c’è un ultimo (ma non ultimo) tassello del disegno renziano che forse è sfuggito a molti commentatori. La manovra anti-Visco ha anche un risvolto avvolgente nei riguardi di Gentiloni. Renzi vuole mettere in difficoltà l’attuale premier, che al momento potrebbe risultare il candidato più spendibile per guidare un governo post-elettorale di larghe intese. Prima col voto di fiducia sulla legge elettorale “Rosatellum”, ora con la mozione anti-Visco, Matteo punta a offuscare l’immagine di stabilità ed efficienza che sin qui l’inquilino di Palazzo Chigi è riuscito a trasmettere agli italiani, al fine di bruciargli la carriera politica. Ma dal Quirinale qualcuno non glielo consentirà.

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