Più sono giovani, più sono integralisti. Ritratto dell'islam francese
Ascolta la versione audio dell'articolo
Sondaggio Ifop, in Francia, con risultati shock: i giovani musulmani francesi sono più praticanti e integralisti dei loro parenti più anziani. E non è solo una questione religiosa: vogliono la separazione dei sessi e simpatizzano con i Fratelli Musulmani.
In un momento storico in cui l’Europa s’interroga febbrilmente sul posto dell’islam nelle sue città e nei suoi quartieri, un dato inquietante emerge dalla Francia. Ancora una volta. L’indagine Ifop (Institut français d’opinion publique), realizzata per il mensile cartaceo Écran de veille, racconta in modo dettagliato come la tentazione islamista ha fatto innamorare le giovani generazioni francesi.
In trentasei anni, la partecipazione alla preghiera in moschea tra gli under 25 è passata dal 7 al 40%, ed è il 57% dei giovani tra i 15 e i 24 anni intervistati a ritenere che le leggi della Repubblica siano da ritenere in secondo piano rispetto a quelle della shari’a. È il segno di una gioventù che non si limita a dichiarare il proprio credo, ma lo vive, lo esibisce, lo usa per costruire un perimetro identitario, quindi anche politico.
La fotografia lascia intravede una trasformazione profonda, e neanche troppo silenziosa, che attanaglia la Francia. Secondo i dati raccolti, la pratica rigorosa dell’islam avrebbe guadagnato terreno tra quasi metà dei giovani musulmani, in una progressione iniziata negli anni Novanta. Una crescita che fa dell’islam la seconda religione di Francia, lontano dal cattolicesimo, in caduta verticale, ma davanti a un protestantesimo e evangelicalismo pur dinamici.
I dati raccontano in cosa credono gli under 25 di oggi e come le cose sono cambiate dalla fine degli anni Ottanta. All’epoca, lo studio venne commissionato da Le Monde, quando la Francia scopriva di dover guardare con occhi nuovi l’identità religiosa che s’imponeva nel Paese. Era il 1989, l’anno dell’affaire di Creil quando l’hijāb compariva per la prima volta in un liceo francese.
Oggi, l’Ifop ha deciso di riproporre la stessa indagine, con le stesse domande, misurando i movimenti profondi di una Francia marcatamente diversa trentasei anni dopo. E i risultati, per chi sa leggerli, raccontano una storia che va ben oltre la statistica. Descrivono un mutamento di civiltà.
Le informazioni colpiscono perché s’impongono in un contesto di silenzio statistico che di solito avvolge questa realtà poco esplorata anche a causa della reticenza dei musulmani nel rispondere ai questionari. Ma non è soltanto una questione di numeri. Il sondaggio, nelle sue linee fredde, disegna una mappa emotiva e politica del Paese: suggerisce l’emergere di una generazione per la quale la religione islamica non è più soltanto un’eredità familiare, ma un orizzonte morale, una grammatica e una risposta strutturale al mondo occidentale.
Nel 1989, tra i minori di 25 anni, l’osservanza del Ramadan era pari al 51%, oggi balza all’83%. Una frattura generazionale che si legge anche in uno dei simboli più visibili nello spazio pubblico: l’hijāb. Tra le giovani donne under 25, il suo uso passa dal 16% al 45%, triplicando i dati del 2003. L’anno in cui il dibattito sul velo a scuola scuoteva così tanto Parigi, da costringere Chirac a istituire la Commissione sulla laicità della Repubblica, dalla quale nacque poi la legge del 2004 che vieta l’uso di simboli e indumenti religiosi negli istituti scolastici. Quel pezzo di stoffa conteneva il destino della Repubblica e nessuno lo aveva capito. Se le ragazze sotto i 25 anni indossano il velo con più convinzione delle cinquantenni — ferme al 15% — vuol dire che c’è una giovane generazione che non solo riceve, ma trasforma un simbolo in un codice di appartenenza.
S’impone la sensazione che la Francia — e forse l’Europa — si trovi davanti a un nuovo spartiacque culturale. A interpretare questa traiettoria è François Kraus, direttore della divisione politica e l’attualità dell’Ifop e coautore dello studio sul rapporto dei musulmani in Francia, «Questo sondaggio delinea il profilo di una popolazione musulmana impegnata in un processo di re-islamizzazione, fondato su norme religiose più stringenti e sempre più attratta da un progetto politico d’ispirazione islamista». Un cambiamento che, sottolinea, si concentra soprattutto tra i più giovani, protagonisti di quella che definisce una «forte riaffermazione identitaria».
Lo studio tocca, infatti, anche il tema del rifiuto islamico della mescolanza uomo–donna che non è più un fenomeno marginale: coinvolge il 45% degli uomini e il 57% delle donne sotto i 35 anni. Giovani francesi che respingono almeno una forma di contatto con il sesso opposto, dalla stretta di mano alle cure mediche, fino all’uso di spazi pubblici misti.
L’indagine registra, poi, un dato che, per gli stessi autori, ha il peso di una rivelazione: il 42% dei giovani musulmani dichiara simpatia per le correnti islamiste, contro una media della popolazione musulmana nazionale del 33%. Nel 1998, questa approvazione non superava il 19%. Tra i sei movimenti analizzati dallo studio Ifop, sono i Fratelli Musulmani a raccogliere il maggior sostegno: un quarto dei musulmani nel complesso, un terzo degli under 25. In Francia, la loro influenza è stata storicamente incarnata dall’Unione delle Organizzazioni Islamiche, diventata poi Musulmani di Francia nel 2017, impegnata nella formazione degli imam, nella gestione di scuole e nella promozione di un islam capace di inserirsi nel quadro politico repubblicano senza rinunciare ai propri principi. Lo stesso movimento che, mentre Trump prova a metterlo al bando, s’è infiltrato nella gauche con la capacità d’imporre, come in nessun altro Paese europeo, il velo e risultati elettorali. Quindi lo studio disegna proprio l’iter che ha fatto il movimento in Francia e il successo della sua predicazione.
Nel 2025, appena il 12% dei musulmani tra i 15 e i 24 anni auspica una modernizzazione dell’islam — contro il 41% registrato trentasei anni fa nella stessa fascia d’età. Sono giovani dalle idee chiare, forti, intransigenti. Basti pensare che per loro il consumo di alcol è sceso da circa il 30% per gli under 25 nel 2011, al 12% nel 2025. Gli analisti osservano, inoltre, che il periodo nel quale si registra la crescita della forza islamica tra i più giovani, coincide anche con l’ascesa dell’Isis, la sua propaganda digitale e una stagione di attentati che ha attraversato la Francia.
La pubblicazione del sondaggio ha acceso una tempesta politica. E non perché la politica s’è interrogata, bensì perché i giornalisti coinvolti sono diventati bersaglio degli attacchi di diversi parlamentari di La France Insoumise, i quali denunciano un lavoro “islamofobo” e “truccato”. Vittima di una campagna social e mediatica diffamatoria, il direttore dell’Ifop, M. Frédéric Dabi, è stato costretto a denunciare. Non va dimenticato che Samuel Paty è stato decapitato dopo accuse diffamatorie molto simili condivise sui social che, di fatto, gli disegnarono un mirino sulla schiena.
La Francia registra una metamorfosi in cui l’islam si palesa come una fede che non si ritrae, ma avanza. E non si cura della République.

