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STATI UNITI

Persecuzioni ai pro vita, le imbarazzanti risposte di Garland

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Audito al Senato il procuratore generale degli USA, Merrick Garland, secondo cui la mancanza di arresti per le devastazioni e gli incendi a danni di chiese e centri pro vita è dovuta al fatto che gli orari notturni hanno ostacolato l’identificazione dei colpevoli. Intanto, Fbi e Doj perseguitano cristiani e pro life che agiscono pacificamente in pieno giorno...

Esteri 03_03_2023
M. Garland in Commissione Giustizia Senato USA_1 marzo 2023

La guerra per o contro la vita umana è tutt’altro che finita negli USA. Mercoledì 1 marzo il procuratore generale degli Stati Uniti, Merrick Garland, imbarazzatissimo, è stato audito, tra i fuochi dei repubblicani e i silenzi dei democratici, alla Commissione Giustizia del Senato. E alla Camera, dove i repubblicani hanno la maggioranza, è arrivata la richiesta di indagare sui guadagni ottenuti dagli abortisti con la liberalizzazione delle pillole abortive voluta da Joe Biden e Kamala Harris.

I senatori repubblicani hanno sottoposto Garland a una raffica di domande puntuali, relative ai pregiudizi anticattolici e antivita all’interno del Dipartimento di Giustizia (Doj) e dell’Fbi, alla mancanza di indagini e di arresti nei confronti delle decine di attentatori che dallo scorso anno vandalizzano, incendiano, distruggono centri pro life, chiese e addirittura minacciano la vita dei giudici della Corte Suprema.

L’intera audizione era stata preceduta da una dichiarazione scritta, depositata dalla stesso Garland, e nella quale a pagina 6 si ribadisce l’impegno a proteggere il diritto fondamentale ad esprimere la propria fede; ma d’altro canto, laddove si specificano i diritti da proteggere concretamente, la relazione di Garland dedica un esplicito paragrafo (a pag. 18) all’impegno alla promozione e protezione dell’aborto e dei cosiddetti “diritti riproduttivi”.

Nelle sue risposte davanti alla Commissione Giustizia del Senato, il procuratore generale è stato apprezzato dai senatori repubblicani solo quando ha definito “spaventoso” il documento dell’Fbi di Richmond, ora ritirato, che suggeriva di indagare sui cattolici che frequentano la Messa in latino, di cui la Bussola ha già riferito. I senatori repubblicani, con le loro domande, hanno messo alle corde Garland, il quale ha risposto con imbarazzo e superficiale autocensura, confermando - di fatto - di aver politicizzato il Dipartimento di Giustizia e l’Fbi, promuovendo la lotta ai pro life e ai cristiani.

Le domande provenienti dai senatori Lee, Kennedy, Cruz, Hawley, Cotton e Blackburn hanno riguardato la mancata applicazione delle leggi federali nei confronti dei manifestanti che protestavano illegittimamente (dopo il trafugamento della bozza della sentenza Dobbs) nei pressi delle abitazioni dei giudici della Corte Suprema, nonché la mancanza di indagini e arresti nei confronti delle organizzazioni terroriste Ruth Sent Us e Jane's Revenge. C’è chi ha argomentato che il Dipartimento di Giustizia non sia “d’accordo con la decisione Dobbs ed è stato pienamente felice di rifiutarsi di far rispettare la legge e di permettere minacce di violenza”. Il senatore Hawley, in particolare, ha provato come il Dipartimento di Giustizia agisca discriminando gli attivisti pro vita che vengono arrestati fuori dalle cliniche abortiste o nelle loro abitazioni, mentre gli attivisti pro aborto sono rimasti impuniti dopo aver incendiato i centri di gravidanza o minacciato leader pro life e giudici.

È stato più volte citato il caso di Mark Houck, il padre cattolico di sette figli assolto a gennaio - dopo essere stato arrestato davanti alla famiglia - dalle accuse di aver commesso un reato federale legato a un banale alterco fuori da una clinica abortista di Filadelfia, di cui abbiamo parlato sulla Bussola. Garland ha più volte ripetuto che i pro vita che protestano fuori dalle cliniche sono ben identificabili perché lo fanno pacificamente e alla luce del giorno, mentre gli autori dei numerosissimi atti vandalici ai danni di chiese e centri pro life hanno agito prevalentemente di notte, sottraendosi così ai tentativi di identificazione e di arresto. Le brave persone non compiono malefatte di sera e perciò sono più facilmente punibili, più difficile invece è colpire i malfattori che agiscono con il favore delle tenebre… ma l’Fbi, le polizie locali e gli investigatori del Dipartimento di Giustizia non dovrebbero scovare e colpire proprio i malfattori?

Eppure Garland non si è scusato, non si è assunto la responsabilità ha ammesso le malefatte del suo Dipartimento, sebbene tutti i senatori repubblicani abbiano fornito dettagliate evidenze dei fatti sconvolgenti che hanno colpito i pro life e i credenti americani negli ultimi dieci mesi e altrettante chiare prove della complicità del Dipartimento di Giustizia e della connivenza dell’Fbi. Ma non c’è stata solo l’incapacità di Garland nel fornire risposte convincenti: anche i senatori del Partito Democratico, incapaci di difendere l’operato del procuratore generale degli USA, hanno destato sconcerto.

La sensazione crescente - visti i continui inviti di Biden ed Harris ad abortire, con un linguaggio sempre più violento, e viste le continue minacce verso i pro life, tacciati di “estremismo” perché si oppongono all’aborto - è che ci sia bisogno di azioni concrete da parte dei repubblicani. Non cambierà nulla se Garland e il direttore dell’Fbi, Christopher Wray, non subiranno conseguenze reali per le decisioni politiche che attuano ogni giorno. Ora che la battaglia per la vita è ancora più accesa e tutte le Ong finanziate da Soros e Gates chiedono formalmente, con una lettera all’Onu, di intervenire per difendere l’aborto negli USA, è anche il momento di accelerare le indagini parlamentari. Lo sta chiedendo in questi giorni la più popolare organizzazione pro life mondiale, 40 Giorni per la Vita (40 Days for Life), che ha avanzato una richiesta formale al Congresso statunitense di indagare sui profitti della Planned Parenthood. Profitti derivanti dalle misure di liberalizzazione introdotte dall’Amministrazione Biden a favore delle pillole abortive. I repubblicani al Congresso non aspettavano altro. Follow the money, dunque. Il denaro arrivato nelle casse dei Dem per le ultime campagne elettorali è noto; ora non resta che seguire il tesoretto che gli stessi Dem si stanno costituendo per le presidenziali del 2024.