Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Pietro Crisologo a cura di Ermes Dovico
Borgo Pio
a cura di Stefano Chiappalone
lettera (poco) pastorale

Per un prete del Wisconsin la Messa tradizionale è di serie B

Sul bollettino parrocchiale delle comunità di Sheboygan South padre Paul Fliss dal "caso Écône" coglie la palla al balzo per prendersela anche con i fedeli che seguono la liturgia tradizionale in comunione con Roma: «non sono abbastanza cresciuti nella fede».

Borgo Pio 30_07_2026

Un parroco del Wisconsin prende a pretesto il caso della Fraternità Sacerdotale San Pio X per dare degli immaturi ai fedeli che frequentano la liturgia tradizionale: quella Messa è per gente poco cresciuta nella fede, sostiene padre Paul Fliss nella sua “lettera pastorale” apparsa sul bollettino delle parrocchie di Sheboygan South del 26 luglio 2026. Il sacerdote fa leva sulle ordinazioni episcopali avvenute a Écône per dissuadere non solo dalla frequentazione della Fraternità San Pio X, ma dal rito antico in generale anche laddove è celebrato in comunione con Roma. Sin dalle righe dedicate alla San Pio X traspare l’imprecisione (per non dire la grossolanità) del sacerdote convinto che «per la Chiesa tutte le loro celebrazioni sacramentali sono ora invalide», mentre il problema di validità si pone per matrimoni e confessioni (che richiedono giurisdizione), non per le Messe e altri sacramenti che restano validi, benché illeciti.

Ma l'obiettivo principale di padre Fliss non è la FSSPX, bensì «il gruppo che ha il permesso di celebrare la Messa in latino secondo il Messale Romano del 1962 nell’arcidiocesi di Milwaukee». Il sacerdote, bontà sua, riconosce che «sono in unione con la Chiesa, ma quel rituale che usano non ha lo stesso status e dignità della Messa di Paolo VI…». Praticamente una liturgia di serie B, come nessuno mai oserebbe qualificare nessun rito della Chiesa cattolica, orientale o occidentale che sia. Invece per padre Fliss il rito romano tradizionale, anche quando autorizzato, è una liturgia di serie B per fedeli di serie B, non abbastanza maturi: «l’opportunità di celebrare questa Messa in latino è una concessione, nel senso che è permessa per coloro che non sono abbastanza cresciuti nella fede per accettare la Messa promulgata dopo il Concilio Vaticano II. La speranza è che la grazia di Dio aiuti coloro che vi partecipano a superare la dipendenza dalla vecchia Messa in latino ed entrare in comunione con il resto della Chiesa che celebra la Messa nelle lingue nazionali». Insomma, per padre Fliss questi fedeli sarebbero in comunione ma non troppo e pure immaturi e bisognosi di conversione post-conciliare.

La lettera prosegue assicurandosi di chiudere bene il ghetto "tradizionale", ricordando che costoro «non possono pubblicizzare la loro Messa e non devono invitare nessuno a unirsi al loro gruppo», e magnificando invece il superiore «livello di fede» garantito dalla liturgia riformata in inglese ma non dalla liturgia precedente (come se lo Spirito avesse dormito per secoli fino al 1970). Noi invece ci fermiamo qui, lasciando che questa lettera (ben poco) pastorale si commenti da sé.