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Asia

Pakistan. Un altro cristiano vittima della legge contro la blasfemia

Amir Peter era stato accusato ingiustamente da un commerciante di aver offeso il profeta Maometto ed è deceduto per l’aggravarsi di una malattia mal curata

 

In Pakistan la blasfemia è punita molto severamente, anche con la pena capitale. Chi viene accusato di blasfemia viene arrestato, incarcerato, trattato duramente e se anche è innocente possono trascorrere anni prima che riprenda la sua vita, posto che il marchio di blasfemo non gli resti per sempre benché sia risultato innocente. Succede spesso che una falsa accusa di blasfemia venga usata per nuocere a qualcuno con cui si è litigato e per motivi economici. È quello che è capitato a Amir Peter, un cristiano di 60 anni, arrestato il 19 luglio 2025 perché accusato di blasfemia da un commerciante musulmano che lo ha fatto per ritorsione, in seguito a un litigio. Amir si era lamentato del prezzo eccessivo di una merce e tanto è bastato perché il commerciante lo denunciasse sostenendo falsamente che aveva usato parole offensive nei confronti del profeta Maometto. Purtroppo il poveretto è deceduto il 1° luglio nell’ospedale nel quale era ricoverato mentre era in custodia cautelare. Il fratello, Henry Paul, sacerdote e parroco della chiesa di San Francesco a Kot Lakhpat, Lahore, sostiene che Amir era affetto da demenza in stato avanzato e che le sue condizioni si sono aggravate durante la detenzione. Ai famigliari, quando si recavano a visitarlo, aveva detto di essere stato picchiato dagli agenti di polizia e di essere sottoposto a pressioni affinchè confessasse. Una commissione medica del Punjab Institute of Mental Health nel frattempo aveva stabilito che l’uomo non era mentalmente in grado di sostenere un processo e su questa base gli avvocati dell’organizzazione Christians’ True Spirit che lo difendevano avevano presentato una istanza di libertà provvisoria su base medica e per il fatto che in carcere non stava ricevendo cure adeguate benchè la sua salute fosse peggiorata. Durante una udienza, il 29 giugno, il giudice aveva chiesto che il medico che lo aveva visitato e dichiarato inabile a sostenere il processo comparisse come testimone alla successiva udienza. Ma ormai era troppo tardi. Amir è deceduto prima dello svolgimento dell’udienza successiva. Padre Shahzad Arshad, direttore della Commissione cattolica per la giustizia e la pace dell’arcidiocesi di Karachi, ha espresso le sue condoglianze a padre Henry Paul e alla famiglia, ha esortato le autorità a condurre un’indagine trasparente sulle circostanze relative alla morte di Amir Peter e ha sollecitato il governo ad adottare misure volte a prevenire incidenti simili in futuro.