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Tutti assolti

Pakistan. Nessun colpevole per la morte di due cristiani

A 12 anni di distanza, nessuno risulta colpevole per l'omicidio di due cristiani accusati ingiustamente di blasfemia nel 2014 

Nel 2014 due giovani cristiani, marito e moglie, furono uccisi in Pakistan perché sospettati di blasfemia. La loro fu una morte orrenda. Shahzad Masih e Shama Bibi lavoravano in una fornace di mattoni a Kot Radha Kishan, Lahore. Il 2 novembre 2014 alcune persone dagli altoparlanti di una moschea diffusero la falsa notizia che avevano dissacrato il Corano bruciandone alcune pagine. Accorsero centinaia di persone, si stima da 500 a 600. I due poveretti furono torturati per due giorni e poi chiusi nella fornace e bruciati vivi. Shama Bibi era incinta. La coppia ha lasciato orfani quattro bambini. Nei giorni successivi la polizia aveva aperto un procedimento contro centinaia di persone. Quelle identificate furono processate. 102 persone furono condannate a pene detentive, ma in seguito furono assolte. Cinque furono condannate alla pena capitale. In appello l’Alta Corte di Lahore ne aveva assolte due confermando la condanna a morte solo per Muhammad Irfan, Muhammad Riaz Kumbh e Mehdi Khan. Ma lo scorso 19 luglio la Corte suprema ha assolto anche loro e inoltre ha respinto un ricorso che contestava la assoluzione dei 102 condannati al carcere. Con questa sentenza tutte le condanne pronunciate per il duplice omicidio sono state annullate. Non soltanto la polizia ha impiegato all’epoca due giorni prima di intervenire, lasciando che i due cristiani venissero uccisi e che la maggior parte dei responsabili delle torture e dell’omicidio si dileguassero. Adesso nessuna delle persone identificate e fermate risulta colpevole. “Il caso – ha commentato l’attivista per i diritti umani Isaac Dominic intervistato dall’agenzia di stampa AsiaNews – resta un doloroso promemoria delle devastanti conseguenze dell'intolleranza religiosa e delle persistenti difficoltà nel garantire giustizia in vicende così delicate”. Secondo l’avvocato cristiano Shawaiz Javed la sentenza, confermando quanto sia facile sottrarsi alla giustizia soprattutto quando le vittime appartengono a minoranze religiose, contribuisce al perpetuarsi di violenze a carattere religioso e di altre forme di brutalità. “Questa non è soltanto la storia di una famiglia cristiana – ha dichiarato – è una domanda sul futuro di ogni bambino rimasto orfano. È una questione di giustizia, sicurezza e fiducia di ogni cittadino nello Stato di diritto in Pakistan”.