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Asia

Pakistan. La piccola Amber affidata al suo rapitore

Benché abbia solo 13 anni, il giudice ne ha stabilito l’affidamento all’uomo che l’ha rapita e costretta a convertirsi all’islam e a sposarlo

 

 

Non bastano le leggi, devono anche essere applicate scrupolosamente, sostengono in Pakistan le organizzazioni che difendono i diritti umani, in particolare quelli delle minoranze religiose ed etniche. Per legge un minore non si può sposare e non si può neanche convertire ad altra religione senza il consenso dei genitori o di chi ne fa le veci. I giudici dovrebbero quindi senza esitazione condannare chi rapisce delle minorenni cristiane, le obbliga a convertirsi all’islam e a sposare il rapitore e dovrebbero restituire alle famiglie le figlie vittime di rapimento. Invece ci sono giudici che nonostante le prove addotte dai famigliari esitano a procedere contro i rapitori. Due sentenze a breve distanza una dall’altra dimostrano quanto abbiano ragione i difensori dei diritti umani. Il 24 luglio la Corte costituzionale federale ha riaperto il caso di Maria Shahbaz, una ragazzina di 13 anni il cui matrimonio era stato convalidato il 25 marzo scorso dal un giudice che aveva accettato come autentici i documenti esibiti da Shehryar Ahmad, il marito, in cui si dichiarava che aveva 18 anni. Per lei si apre la possibilità che venga liberata. Invece il 25 luglio un tribunale di primo grado ha concesso l’affidamento al rapitore di un’altra ragazzina cristiana rapita e costretta al matrimonio, Amber Nadeem, che ha anche lei solo 13 anni. Era stata rapita il 12 giugno a Faisalabad da un musulmano, Mohsin Liaqat, che ha presentato in tribunale documenti falsi attestanti che Amber ha 18 anni. Gli avvocati che la difendono hanno invano esibito durante la prima udienza, il 27 giugno, il suo certificato di nascita e quello di matrimonio dei suoi genitori dai quali risulta che la coppia si è sposata nel 2012 e che la figlia è nata l’anno successivo. Joseph Janssen, presidente di Voice for Justice, raggiunto dall’agenzia di stampa AsiaNews, ha raccontato che in aula gli avvocati hanno minacciato Amber di punirla per apostasia qualora avesse rinnegato l’Islam: un grave abuso di autorità giuridica e morale, definito da Janssen “terrorismo islamico”. Purtroppo però in Pakistan è diffusa la convinzione che le leggi in materia di protezione di minori, donne e minoranze diventano inefficaci una volta che una persona, indipendentemente dall’età, si converte all’Islam. Jansen, riporta AsiaNews, “ha quindi fatto appello al primo ministro del Punjab, Maryam Nawaz Sharif, affinché presti immediata attenzione a ciò che ha definito un’ingiustizia e uno stupro di minore, nonché alla sottrazione di una persona minorenne alla custodia dei suoi genitori. Ha inoltre promesso di sollevare la questione dinanzi a forum internazionali, tra cui Onu e Parlamento europeo, a meno che la giovane non venga riconsegnata alla sua famiglia”.