• RICEVUTO DAL PAPA

Padre adottivo di 44 disabili ‘grida’ che ogni vita è sacra

Il brasiliano Tonio de Mello incontra papa Francesco, che rinnoverà l’assicurazione sanitaria per i suoi 44 figli adottivi, adulti e bambini, molti sopravvissuti a un tentato aborto. Nel '90 fonda la Comunità di Gesù Bambino, con una missione: amare i piccoli abbandonati imitando Maria e Giuseppe.

Mercoledì 10 novembre, giorno di udienza generale, papa Francesco ha incontrato tra gli altri un brasiliano dal carisma singolare: è padre adottivo di 44 disabili, adulti e bambini, molti dei quali sono stati abbandonati alla nascita o sono sopravvissuti a un tentativo di aborto. Lui si chiama Tonio Tavares de Mello ed è fondatore della Comunità Cattolica di Gesù Bambino, che ad oggi conta tre sedi - due in Brasile e una in Portogallo - accogliendo complessivamente 117 uomini e donne disabili (dato al dicembre 2020).

All’incontro con il pontefice, Tonio era accompagnato da due dei suoi figli adottivi, Alex e Felipe, entrambi ciechi. «Il nostro incontro con papa Francesco è avvenuto molto presto», ha detto Tonio a Life Site News, giornale che ha organizzato già per l’Avvento 2020 una raccolta fondi a sostegno dell’opera. «L’incontro con il papa era per dirgli cosa sta facendo la Comunità, per chiedergli la sua benedizione. Ed è stato molto felice di incontrarci». Tonio, che in passato ha avuto modo di conoscere anche san Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, aveva già incontrato Bergoglio in altre circostanze. Il pontefice argentino, che più volte ha denunciato la «cultura dello scarto», ha pagato negli ultimi due anni l’assicurazione sanitaria per i 44 figli di Tonio e mercoledì scorso si è impegnato a rinnovare il sostegno finanziario.

La base della Comunità di Gesù Bambino si trova a Petrópolis, nello Stato di Rio de Janeiro (una seconda casa è nella capitale federale, Brasilia). Il gruppo è formato da laici celibi, sacerdoti e famiglie che vivono in case nei dintorni e collaborano alla cura dei disabili abbandonati. La fondazione risale al 1990 e già solo il modo in cui tutto è nato è rivelatore di come operi la Provvidenza con chi si apre ai Suoi disegni.

Alla ricerca della sua vocazione, un giorno Tonio fu invitato a visitare la Sunflower Clinic, un centro che ospitava bambini con bisogni speciali. Uno di loro, di nome Alexandre, gli rivolse questa domanda: «Vuoi essere mio padre?». Più tardi, Tonio accettò l’invito a insegnare la religione cattolica in quella clinica, rafforzando i contatti con i bambini, la cui situazione gridava al Cielo. Passo dopo passo, superando mille difficoltà, con il consenso del vescovo, lasciò infine il lavoro, la casa dei genitori e affittò una piccola dimora a Petrópolis, andandovi a vivere con lo stesso Alexandre, Marcelo e Miguel, i primi tre a godere della sua paternità.

Di lì è stato un crescendo di bene, la Comunità si è allargata e a favorirne la crescita è giunto anche l’importante aiuto di fedeli italiani (vedi qui la storia). Nel suo carisma c’è l’essenza del cristianesimo. «Adoriamo il Bambino Gesù nella forma di questi miei figli, che per me sono una grazia», ha detto Tonio in una recente intervista con Aleteia. Il modello è la Santa Famiglia. «Il nostro desiderio e la nostra missione è trasformarci nella copia di Giuseppe e Maria sulla Terra. Ci prendiamo cura dei miei figli come se fossero il Bambino Gesù. Per questo, la nostra vita è centrata soprattutto sulla preghiera e sul lavoro. Le nostre case sono piene di silenzio».

Ogni sera Tonio passa ad abbracciare ognuno dei suoi figli e, anche quando si trova in viaggio, alcuni di loro non vogliono andare a dormire se prima non lo salutano in videochiamata. Con ognuno c’è un rapporto personale, unico, come dovrebbe essere per ogni padre e figlio, a immagine e somiglianza di Dio. Queste creature presentano disabilità che vanno dall’autismo alla paralisi cerebrale, spesso conseguenza dei tentativi di aborto. «Molti dei miei figli - racconta Tonio ad Aleteia - sono stati aggrediti nel ventre materno, ancora prima di nascere. Hanno cercato di eliminarli nel luogo che avrebbe dovuto essere il più sicuro, il grembo della madre».

Tra loro c’è Jean, un bambino anencefalo. La diagnosi prenatale di anencefalia è una delle poche situazioni in cui in Brasile l’aborto è legale. La madre aveva provato ad abortire Jean assumendo un numero spropositato di pillole. Tonio lo ha adottato quando era un neonato. I medici gli avevano detto che sarebbe vissuto due mesi: ora ha nove anni. Un bambino che ha sfidato tutti i calcoli probabilistici ed efficientistici, che è «la grande risposta di Dio» in favore di chi si batte per la vita, come spiega Tonio a Life Site: Jean è «un miracolo vivente», che riceve e dona amore a chi gli sta intorno.

Ma basta vedere le immagini della Comunità di Gesù Bambino per accorgersi che questi piccoli e adulti, a dispetto della disabilità, hanno negli occhi una gioia che il mondo “normale” si sogna. Lì si vive una logica del dono che stride sia con l’individualismo sotteso all’aborto sia con la logica del diritto al figlio di cui la vicenda della bambina abbandonata in Ucraina rappresenta solo la punta dell’iceberg. Ma Tonio testimonia che non si tratta tanto di “meriti” umani quanto di rendersi docili strumenti della grazia divina. «Se non fosse per questo perfetto amore di Dio e della Sua fiducia in me, io non potrei fare una cosa del genere». Infatti, se «io posso essere un padre a pieno titolo», ha aggiunto l’uomo brasiliano, «è perché questa forza viene da Dio, non è umana».

È questa forza che consente di riparare all’ingiustizia subita da tanti bambini giudicati non degni di venire al mondo, rispondendo alla disperazione con la speranza, ai disegni umani di corto respiro con quelli divini ed eterni. Alle nazioni che invece si sono incamminate sulla strada dell’aborto, Tonio de Mello dice: «Non fatelo, perché le vostre nazioni diventeranno nazioni spezzate. Chi promuove la morte dell’innocente o delle persone disabili non è una nazione in via di sviluppo. È una nazione morta».

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