Obiettivo 2028, la sinodalità di Francesco avanza con Leone
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Il documento della segreteria generale del Sinodo traccia l'agenda dei prossimi anni e conferma l'intenzione espressa un anno fa dal Papa neoeletto: il processo sinodale continua e non ce ne libereremo più. L'auspicio di correzioni di rotta appare sempre più disatteso e la direzione resta quella tracciata nel pontificato del predecessore.
Papa Leone non sembra voler mettere mano alla nuova sinodalità voluta da Francesco, nemmeno tramite leggere correzioni di rotta. La segreteria generale del Sinodo ha pubblicato il 20 maggio scorso un nuovo documento – Verso le Assemblee 2027-2028: tappe, criteri, strumenti in vista delle Assemblee del 2027-2028 – che traccia gli appuntamenti e l’agenda delle assemblee sinodali fino al 2028 e oltre.
Nel suo primo discorso dalla Loggia delle Benedizioni egli aveva garantito che il processo sinodale sarebbe continuato. Infatti, ha subito confermato lo staff nominato da Francesco – il presidente Höllerich e il segretario Grech – e, incontrandoli il 26 giugno 2025, li ha invitati a proseguire sulla strada intrapresa della nuova sinodalità come stile ecclesiale. Nonostante questo però, molti continuarono ad aspettarsi, col passare del tempo, qualche aggiustamento o precisazione, date anche le tante perplessità e aperte critiche che il nuovo corso aveva suscitato. Almeno qualcosa di suggerito anche se non detto. Può essere che qualche spunto sia emerso dai suoi tanti discorsi tenuti anche a braccio, ma eventuali revisioni significative del percorso dovrebbero essere fatte o con qualche documento o con nuove nomine, il che finora non è avvenuto.
Ci sono stati, piuttosto, atti di conferma e sostegno, come durante il giubileo dei cristiani LGBT e la messa celebrata per loro, con l’assenso esplicito di papa Leone, dal vescovo mons. Savino; i vari incontri in udienza con padre James Martin il quale, a suo dire, avrebbe ricevuto il sostegno del Papa, cosa mai smentita. Da ricordare anche che Leone XIV non ha fatto nessun intervento formale a proposito del Sinodo tedesco, limitandosi a ricordare la posizione assunta dalla Santa Sede durante gli ultimi anni del pontificato precedente e lasciando che nella pratica le cose continuassero Nel frattempo, il segretario cardinale Grech inserisce nel Gruppo 9 del Sinodo testimonianze di omosessuali amici di padre Martin, e propone di unificare il Synodaler Weg con il sinodo della Chiesa universale. Questo passaggio potrebbe sembrare un modo per annacquare l’esperienza tedesca, ma d’altro canto sarebbe anche una attestazione di riconoscimento e comporterebbe di mettergli a disposizione un più ampio campo di influenza.
Questi fatti avevano già spento le aspettative di ripensamento di Leone XIV su un processo, come quello sinodale, e su un concetto, come quello della nuova sinodalità, che preoccupano per i loro effetti di disarticolazione interna alla Chiesa. Ciò che dovrebbe unire invece divide, perché dà progressivamente la stura a rivendicazioni di indipendenza e autonomia considerate come meritevoli sempre di accoglienza. Abbiamo già ricordato i fatti del giubileo LGBT; oltre a quello anche le recenti veglie contro l’omofobia e la transfobia tenute in diverse diocesi alla presenza dei vescovi rientrano nella nuova sinodalità, come pure le varie assemblee diocesane nelle quali laici, religiosi, sacerdoti dal pensiero eterogeneo esprimono le loro opinioni su come essere Chiesa oggi. Ora arriva anche il nuovo documento della Segreteria generale che, invece di accorciare il processo, lo conduce senza sconti al suo termine del 2028 e ipotizza anche un suo proseguimento successivo. Il documento auspica che «la sinodalità assuma sempre più la forma di stile ordinario di vita ecclesiale», che si attui una vera e propria «conversione sinodale» e che la sinodalità sia la strada discernimento, valutazione e riorganizzazione ecclesiale. In altre parole, della nuova sinodalità non ci libereremo più. Vengono ribaditi punti già confermati nelle precedenti fasi, senza ripensamenti critici di sorta.
La questione della durata non è di superficie. Il sinodo di Paolo VI iniziava e poi finiva con la consegna della sintesi dei lavori nelle mani del Papa. Era infatti un servizio alla Chiesa ma non era la Chiesa. Il nuovo sinodo, invece, crede di essere espressione della nuova sinodalità come essenza della Chiesa – “la Chiesa è sinodale”, si dice – e quindi la accompagna sempre come suo habitus proprio. Non può chiudersi, non può essere episodico.
Tra le tante cose presenti nelle diciotto pagine del documento, ne segnaliamo alcune tra le più significative, oltre a quelle già evidenziate. Da qui al 2028 ci sarà una vera e propria fiumana di assemblee diocesane, nazionali, continentali e, per finire, una universale alla presenza del papa. Si dice di ampliare il ruolo dei laici e delle donne nei servizi ecclesiali, anche liturgici. Si indica che le future assemblee dovrebbero avere una composizione molto varia, compresi anche esponenti di altre chiese cristiane e di altre religioni. Nel 2028 – dice il documento – terminerà il percorso nato il 18-19 ottobre 2021. Tale conclusione non avrà però il compito di chiudere il discorso, ma di aprirlo per garantite la continuità di questo modo di essere anche in seguito. I partecipanti alle diverse assemblee sinodali sono intesi dal documento come “militanti” e “attivisti” all’interno delle loro realtà ecclesiali particolari, affinché prenda piede nella prassi quotidiana il nuovo modo di essere Chiesa.
Il documento non evidenzia alcun dubbio sul fatto che papa Leone porterà avanti nel modo più fedele possibile il processo voluto da Francesco.
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