Nuove prove del pregiudizio anticristiano di Biden & Co.
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La “Task Force per l’eliminazione dei pregiudizi anticristiani” del Dipartimento di Giustizia ha pubblicato un rapporto di oltre cinquecento pagine che mostra, con fatti e documenti, come l’amministrazione Biden ha promosso persecuzioni e intimidazioni verso i cristiani.
Negli stessi giorni in cui la Casa Bianca e il Vaticano annunciavano la visita del segretario di Stato Marco Rubio e il suo prossimo incontro (giovedì 7 maggio) con Leone XIV, sono emerse nuove e sconvolgenti notizie sulle sistematiche persecuzioni e intimidazioni verso i cattolici e i cristiani in generale, messe in atto dall'amministrazione del “cattolico devoto” Joe Biden, tanto sostenuto da una buona parte dei gesuiti e dei cardinali americani, con in testa il card. Blase Cupich. Sgomenta che nessuno di questi sostenitori in abito talare di Biden, peraltro favorevole alle leggi abortiste, abbia mai espresso disappunto per queste persecuzioni.
Ebbene, giovedì 30 aprile è stato pubblicato il rapporto della “Task Force per l’eliminazione dei pregiudizi anticristiani” del Dipartimento di Giustizia. Un rapporto di oltre cinquecento pagine, frutto del gruppo di lavoro istituito per ordine di Donald Trump il 6 febbraio 2025, che dimostra con fatti e documenti come la presidenza di Joe Biden abbia implementato politiche e pregiudizi anticristiani a tutti i livelli del governo federale. Si va dalle questioni relative al personale dell'amministrazione federale, alle indagini dell’IRS (l’Internal Revenue Service è l'agenzia federale statunitense responsabile della riscossione delle imposte) contro le chiese e comunità che seguono le tradizioni e la dottrina cattolica, se percepiti come allineati con il Partito Repubblicano, fino al Dipartimento dell’Istruzione che ha inflitto multe più pesanti alle università cristiane, rispetto alle altre.
Inoltre, come abbiamo evidenziato a suo tempo su queste pagine, il contrasto delle tradizioni cristiane si è spinto persino alla reinterpretazione della legge federale, pur di promuovere l’ideologia transgender e a dichiarazioni simboliche, come la celebrazione della Giornata della visibilità transgender la domenica di Pasqua. «L’amministrazione Biden ha generalmente tollerato le credenze religiose professate in privato, ma ha perseguito con zelo azioni volte a limitare la capacità dei cristiani di agire in accordo con la loro fede nella sfera pubblica», afferma il documento, che prosegue sottolineando come tali azioni abbiano «influito su questioni di profonda importanza personale per quasi tutti gli americani: la vita, la famiglia, il matrimonio e l’identità personale». Il documento specifica come l’amministrazione Biden abbia collaborato con gruppi pro-aborto per strumentalizzare la legge sulla libertà di accesso agli ingressi delle cliniche (Freedom of Access to Clinic Entrances Act) contro i manifestanti pro-vita davanti ai centri abortivi, anche attraverso richieste di pena spropositate da parte del Dipartimento della Giustizia. Di contro, c’è stato un lassismo diffuso nei confronti degli estremisti abortisti che hanno vandalizzato e incendiato centinaia di chiese e centri pro life. Dal documento emerge inoltre il ricorso da parte dell’FBI all’organizzazione di estrema sinistra Southern Poverty Law Center, per prendere di mira i «cattolici radicali-tradizionalisti» negli USA e nel resto del mondo.
Per altro verso, il Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani ha tentato di escludere dal sistema di affidamento familiare gli operatori cristiani e i potenziali genitori che sostengono una visione del sesso e del matrimonio basata su principi biblici, morali e scientifici. Camille Varone, consulente senior del Dipartimento di Giustizia, in una intervista a BlazeTV, televisione conservatrice, ha confermato come «l'amministrazione Biden abbia usato il transessualismo come giustificazione, per discriminare medici cristiani, strutture mediche, chiese e scuole cattoliche», ribadendo come dai dati raccolti emerga chiaramente una tolleranza dell’amministrazione Biden solo verso i cristiani che vivevano la propria fede in privato. A commento del lavoro svolto sinora, il procuratore generale ad interim Todd Blanche, presidente della task force, ha dichiarato che «nessun americano dovrebbe vivere nel timore che il governo federale lo punisca per la sua fede»; mentre, come è stato illustrato nel documento, «le azioni dell'amministrazione Biden hanno sconvolto la vita di molti americani cristiani (…). Questa devastazione si è conclusa con il presidente Trump. Il Dipartimento di Giustizia continuerà a smascherare i malintenzionati che hanno preso di mira i cristiani e a lavorare instancabilmente per ripristinare la libertà religiosa per tutti gli americani di fede».
Donald Trump, JD Vance, Marco Rubio non sono santi né immuni da errori; tuttavia, almeno la libertà religiosa per i cristiani americani ora è preservata e promossa. Basti ricordare l’insegnamento di san Giovanni Paolo II: «La libertà religiosa è il primo e fondamentale diritto inalienabile dell'uomo, pietra angolare della dignità umana e della pace sociale. Non è solo un diritto tra tanti, ma la precondizione per la libertà di coscienza e per tutti gli altri diritti fondamentali». Chi ha orecchi per intendere…
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