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CONTRA ODISSEA

Nolan prende solo il pretesto di Ulisse per fare ideologia

Nolan sbaglia tutto, volutamente. Perché al regista non importa rappresentare l'Odissea di Omero, ma prenderla a pretesto per parlare di quel che interessa a lui: il reducismo e il declino della civiltà occidentale. 

Cultura 22_07_2026
Christopher Nolan con i suoi protagonisti: Matt Damon e Anne Hathaway (La Presse)

Ho visto l'Odissea secondo Nolan. Purtroppo.

Non ho apprezzato il casting, sul quale molti hanno avuto da ridire; secondo me, neppure l'Ulisse di Matt Damon mi è sembrato credibile. Salverei solo Ryan Hurst (Mentore) e Anne Hathaway (Penelope). Ma forse sono anche troppo buono; la Hathaway l’avrei apprezzata anche se le avessero dato il ruolo di Menelao. Antinoo caricaturale, da caratterista anni Settanta. Una Circe trasformata nell'ennesima figura femminile contemporanea che vive in una capanna scandinava.

Ho trovato i costumi e le armature piuttosto ridicoli; soprattutto le corazze dei Troiani e dei Lestrigoni. Ok, anche l’abbigliamento medievale della caccia di Menelao e Telemaco; e i Greci con i pantaloni. Preferisco tacere di Bat-gamennone. Ma poi: perché i compagni di Ulisse indossano elmi e armature per vogare in mare aperto?

I dialoghi? Imbarazzanti. Quando Polifemo (un enorme Gollum tonto) si addormenta di botto dopo aver cenato con due itacensi, Ulisse spiega: «Si è addormentato». Bene, pensavamo ad un malore ed eravamo preoccupati. I discorsi di Penelope al figlio? Non ci ho capito un’acca.

Potrei aver notato qualche errore, tipo un sandalo con un carrarmato Vibram; ma probabilmente ho visto male. Ma che ci fa un guardiano di porci cieco (Eumeo) con un orecchino d’oro? Ovviamente, il cavallo (di Troia) è completamente fuori luogo.

Ma è la parte tecnica, quella più deludente. Un montaggio convulso e poco fluido; inquadrature troppo vicine o troppo lontane; una colonna sonora a tratti assordante e sempre al massimo della tensione; una fotografia che non ha nulla della luce del Mediterraneo…

Dulcis in fundo… il finale. Il doppio finale. Il primo: Ulisse, dopo aver sgominato da solo decine di pretendenti, affronta Antinoo in una resa dei conti dal sapore western. Il secondo: Ulisse e Penelope che navigano insieme verso il tramonto.

Fin qui, si potrebbe dire, sono difetti più o meno veniali. Ma il problema del film non è questo. Il problema è che sembra non aver compreso l'Odissea. L'Odissea non è il racconto di un reduce tormentato. È il poema del ritorno, della restaurazione dell'ordine e della sapienza che ricompone il mondo dopo la guerra.

Insomma, c’è da rimpiangere il Troy (2004) hollywoodiano. Esagerato e spaccone, ma di gran lunga più credibile. Quindi, la domanda è: perché? Perché Nolan ha voluto affrontare un poema fondativo europeo di questa portata in questo modo sciatto e poco rispettoso? Perché trasformare una mastodontica opera epica in una spacconata western? La risposta, a mio avviso, è che non gli interessava davvero raccontare Omero. L'Odissea è ridotta a un pretesto narrativo per parlare d'altro.

Un tema è certamente quello del reducismo. Ulisse si presenta come un reduce di guerra, evidentemente vittima di disturbo post-traumatico da stress. E i «popoli del mare», che terrorizzano i mediterranei, sono – lo si scopre alla fine – gli stessi reduci che, dopo aver assaggiato il sangue, non possono far altro che portare morte e violenza. Mi pare, però, un po' poco, per mettere in piedi un tale cancan.

Infatti c’è anche un altro tema che emerge, seppure in modo confuso. C’è il riferimento a una civiltà distrutta e persa per sempre; alla perdita della capacità di leggere; all’inganno e al tradimento (anche ad opera di Ulisse) che hanno cambiato per sempre il mondo. A chi è rivolto, questo messaggio? Chi ha distrutto una civiltà per denaro, usando la guerra, l’inganno e il tradimento? E qual è la civiltà perduta? Incidentalmente: in un flash back ambientato nella Troia saccheggiata e in fiamme c’è l’immagine ripetuta di torri (ne ho contate tre) che crollano. Un riferimento all’11 settembre? Può essere una semplice coincidenza; ma la ripetizione dell'immagine è abbastanza insistita da far nascere il dubbio.

Questi temi, aggiunti da Nolan alla già complessa trama del poema omerico, sono soltanto spunti che non compongono nessuna figura compiuta; come è, del resto, anche per i temi omerici. Ulisse non è per nulla scaltro, è tormentato; Elena sfigurata umilia in pubblico Menelao; Polifemo quasi non parla; Atena sembra essere l’amica immaginaria di Ulisse…

Pazienza, sarà dimenticato. E invece no. Perché, se c’è un messaggio sensato e intelligente di Nolan in questo suo film è proprio questo: indietro non si torna, il male fatto non può essere cancellato, e le sue conseguenze resteranno in eterno.

Ogni volta che, d’ora in poi, si parlerà del poema omerico, a tutti verranno in mente le improbabili armature dei Troiani e dei Lestrigoni; o l’imbarazzante Cariddi.

Perché l’epica funziona così: ciò che facciamo in vita, riecheggia per l’eternità.