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EDITORIALE

No alle convivenze Altrimenti è una resa alla Cirinnà

Dopo l'intervento del cardinal Bagnasco sulle unioni civili, la palla passa a due voci della politica cattolica: Gaetano Quagliariello e Giorgio Tonini. Entrambi distinguono fra unioni e matrimonio, ma non colgono il punto: sono le convivenze che non possono essere riconosciute per legge. Riconoscendole si apre al matrimonio gay, solo cambiandogli il nome. 

Editoriali 25_08_2015
Torta nuziale gay

Bagnasco batte un colpo, tutti rispondono, soprattutto Giorgio Tonini e Gaetano Quagliariello. Il Presidente dei Vescovi italiani è uscito da un lungo silenzio con l’intervista al Corriere del 23 agosto scorso e ieri, 24 agosto, lo stesso giornale ha ospitato i pareri sul suo Bagnasco di Tonini e di Quagliariello. Si tratta di due esponenti di ambiti molto diversi della politica cattolica che tuttavia al momento sostengono lo stesso governo. Il primo proviene dalla vecchia area dei “Cristiano sociali” ed era diventato il più ascoltato consigliere di Walter Veltroni, il secondo a quella di un cattolicesimo liberale ben argomentato.

Fa un po’ ridere che tutti ri-commentino per l’ennesima volta le posizioni di Bagnasco come se fossero una novità, mentre invece sono quelle di sempre. Anzi, le arcinote posizioni della Chiesa italiana sulle unioni civili in questa occasione sono state formulate dal cardinale in modo molto blando, tale cioè da non suscitare nessuno scalpore. Il cardinale ha perfino detto che la visione che la Chiesa ha della famiglia è quella “riconosciuta nella nostra Costituzione”. Il cardinale sa bene che non è così, ma ha dato prova di grande buona volontà per parlare in modo elementare e politicamente condivisibile. Anche sulle conseguenze di una legge come la Cirinnà egli è stato molto sobrio e contenuto nelle espressioni. L’ha chiamata una “omologazione impropria”, perché tratterebbe nello stesso modo realtà diverse. Nessuna parola sulle tragiche conseguenze dell’infausta legge sulla pelle delle persone. Insomma: un discorso minimalista. Che tuttavia ha fatto scalpore al punto che ci siamo dovuti leggere ancora una volta tutti i commenti di rito. Del resto: ovvietà per ovvietà.

Sul piano strettamente politico, il cardinale ha ribadito che una legge non serve. I diritti dei singoli conviventi sono già tutelati. Si può fare qualche piccolo aggiustamento. Ma sempre e solo come singoli conviventi. Ossia senza riconoscere la convivenza. Ma come è possibile, ci si chiederà, riconoscere i diritti dei conviventi senza riconoscere anche la convivenza? Non facendo dipendere automaticamente quei diritti da una convivenza in qualche modo riconosciuta per legge. Facciamo un esempio banale: ammettiamo di essere un insegnante che ai colloqui riceve i genitori degli alunni. Se il convivente ha automaticamente diritto a venire a parlare con me della vita scolastica del figlio dell’altro convivente in forza della stessa convivenza, questa viene riconosciuta. Se invece il genitore del bambino designa formalmente il convivente autorizzandolo a venire a parlare con i professori, come potrebbe designare un fratello o un nonno o un amico di fiducia, allora la convivenza non viene riconosciuta. Insomma, i diritti devono rimanere individuali ossia non fruiti automaticamente in virtù della convivenza.

Nella discussione parlamentare sulla Cirinnà bisogna che i cattolici chiariscano questi aspetti. Altrimenti si naviga nelle nebbie. Gaetano Quagliariello, commentando sul Corriere le parole del cardinale Bagnasco, ha detto che se nel testo Cirinnà ci sarà un chiaro divieto dell’utero in affitto su altre cose ci si potrà accordare. Ma quali sono queste “altre cose”? Senza chiarirlo, sfugge quanto è inaccettabile. Eugenia Roccella, dopo il voto dei parlamentari del Nuovo centro destra sulla “buona scuola” nonostante l’articolo 16, aveva detto che il limite non oltrepassabile sarà la Cirinnà. Ma se della Cirinnà non si dice cosa è inaccettabile, il testo verrà modificato a utilità di tutti. Per noi è inaccettabile il riconoscimento della convivenza. Gli altri dicano quello che per loro è inaccettabile, perché a tirare le parole dei cardinali siamo capaci tutti. 

Anche perché l’insistenza dei Giovanardi e dei Quagliariello sulla necessità di non equiparare le unioni civili alla famiglia fondata sul matrimonio viene concettualmente superata dalla posizione che Giorgio Tonini ha espresso sempre sul Corriere di ieri: le unioni civili si fondano sull’articolo 2 della Costituzione e non sull’articolo 29. Sappiamo tutti che alla fine poi sarà così, che equiparazione sarà, ed è quindi bene che, come ha fatto La Nuova Bussola Quotidiana, si contesti la legittimità di questa interpretazione dell’articolo 2, ma ciò non toglie che culturalmente e politicamente sia troppo poco. Anche Giorgio Tonini dice di non volere equiparare le unioni civili alla famiglia fondata sul matrimonio. Se ci si accontenta di dire lo stesso, alla fine, o si approda ad un compromesso indegno sul testo della legge Cirinnà o ci si consegna all’avversario fin da ora.