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Africa

Nigeria, una sentenza che fa sperare

Un tribunale federale ha condannato le azioni della polizia religiosa contro Sarah, una donna che ha rifiutato un matrimonio combinato e si è convertita al cristianesimo

 

Per motivi di sicurezza International Christian Concern non rivela il suo nome, la chiama Sarah. È una donna di 22 anni, musulmana, nata nel Kano, uno stato della Nigeria. Nel 2025 Sarah è fuggita da casa perché i suoi fratelli le volevano imporre un matrimonio combinato. Gli Abara, una famiglia cristiana, l’hanno accolta e ospitata. Mentre viveva con loro, Sarah si è avvicinata al cristianesimo e si è convertita. Quando i suoi fratelli lo hanno saputo si sono rivolti alla Hisbah, la polizia islamica istituita nei 12 stati del nord del paese che dal 2000 hanno adottato la legge islamica, che l’ha arrestata e trattenuta per quattro giorni facendo pressione su di lei perché tornasse a casa e accettasse il matrimonio combinato. Ma con l’aiuto degli Abara Sarah è scappata a Jos, nello stato di Plaetau in cui non è in vigore la legge islamica. Qui la ong Alliance Defending Freedom International l’ha aiutata a sporgere denuncia per l’arresto e il trattamento subito.  Il 26 maggio scorso un tribunale federale le ha dato ragione, ha dichiarato illegittimo il suo arresto e una “flagrante violazione” dei suoi diritti fondamentali – diritto di libertà religiosa e rispetto della dignità umana – le azioni della Hisbah contro di lei. Il giudice ha anche disposto un risarcimento economico per Sarah e ha vietato alle autorità di arrestarla o perseguitarla per la sua fede e per il suo rifiuto di un matrimonio combinato. Nel frattempo però nel Kano la famiglia cristiana che ha aiutato Sarah è stata accusata di sequestro di persona, i suoi componenti sono stati arrestati e poi rilasciati su cauzione. La Alliance Defending Freedom International li sta assistendo. “La sentenza del tribunale nel caso di Sarah conferma che la polizia Hisbah non ha giurisdizione sui cristiani o su altri non musulmani – sostiene Sean Nelson, avvocato della organizzazione – è oltraggioso che la famiglia cristiana, gli Abara, che l’ha protetta e aiutata a mettersi in salvo, ora debba affrontare false accuse penali da parte di queste stesse forze”.