Un convegno internazionale riapre la partita sulla Corredenzione
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Con la prolusione del cardinale Burke si apre oggi a Roma presso l'Augustinianum la due giorni di studio sul tema De Maria numquam satis. A un anno esatto dalla promulgazione della Nota Mater populi fidelis, l'evento richiama la singolarità del mistero di Maria, una creatura elevata a una tale altezza che non basterà l'eternità ad esaurirne la comprensione.
- La missione della Corredentrice e dei corredentori, del card. Raymond L. Burke
- Dossier: Maria è Corredentrice
Inizia oggi, mercoledì 7 ottobre, il Convegno Mariano Internazionale De Maria numquam satis, due giorni di riflessioni teologiche sul tema La Beatissima Vergine Maria nel dogma e nel culto. Ad ospitare l’evento, che si concluderà domani sono le aule dell’Istituto Patristico Augustinianum di Roma, una sede da sempre prestigiosa, ma particolarmente significativa da quando l’agostiniano Robert Prevost è stato chiamato a reggere la Chiesa universale.
L’intento del Convegno è chiaramente quello di ricordare che sul mistero di Maria non si dirà mai abbastanza; pur non essendo divina per natura, Maria Santissima è stata rivestita di una tale grazia, elevata ad una tale altezza, così intimamente associata all’opera della redenzione degli uomini, che l’eternità non basterà per esaurire la comprensione di questa creatura così singolare, che Dio ha voluto come madre sua e madre nostra.
Tra i relatori delle due giornate del convegno, che si apriranno con la prolusione di S. E. il cardinale Raymond Leo Burke ed ospiteranno la relazione di S. E. il cardinale Gerhard Ludwig Müller, troviamo nomi di rilievo, come P. Wojciech Giertych, domenicano e Teologo della Casa Pontificia, don Manfred Hauke, Direttore dell’Istituto di Mariologia presso la Facoltà di Teologia di Lugano, mons. Rudolf Michael Schmitz, direttore della rivista di teologia Divinitas e vicario generale dell’Istituto Cristo Re Sommo Sacerdote e P. Thomas Crean, domenicano, docente presso il Holy Apostles College and Seminary (USA).
Non si può nascondere che la recente Nota dottrinale del Dicastero per la Dottrina della Fede, Mater populi fidelis, sia stata una doccia fredda per tutti i devoti della Madonna. La negazione non solo del titolo di Corredentrice, affermatosi particolarmente nel XX secolo grazie al “magistero” dei santi, ma anche del contenuto proprio della corredenzione e della mediazione di Maria, così come è stato sviluppato da numerosi teologi e
soprattutto dai pontefici, in particolare il venerabile Pio XII e san Giovanni Paolo II, ha costituito obiettivamente un regresso, un ingiustificato passo indietro rispetto alla direzione impressa dallo Spirito Santo alla Chiesa.
La data del Convegno non è casuale; il 7 ottobre non è solo la festività della Madonna del Rosario, ma anche la data di promulgazione della Nota del Dicastero (presentata poi il 4 novembre 2025); esattamente un anno dopo, il Convegno romano torna a riaprire la partita. E lo fa affidando il discorso iniziale ad un relatore di particolare eccezione, il cardinale Burke.
Nella sua relazione, dal titolo Nostra Signora di Guadalupe e il regno di Cristo Re: la missione della Corredentrice e dei corredentori – che vi offriamo nella versione integrale tradotta in italiano, per gentile concessione degli organizzatori – il Cardinale statunitense menziona il titolo di Corredentrice per oltre venti volte; un fatto già di per sé importante dopo il diktat del Dicastero, sebbene il cardinale Fernández abbia poi precisato in modo informale che la proibizione riguarderebbe “solamente” i testi liturgici e i documenti ufficiali.
Il cardinale Burke, dopo aver precisato cosa sia la corredenzione di Maria, ha spiegato che la sua cooperazione singolare all’opera della Redenzione è il fondamento della nostra: «La Beata Vergine Maria, Madre di Dio, ha partecipato in modo del tutto unico al Mistero della fede, al Mistero dell’Incarnazione redentrice, ed è giustamente chiamata Corredentrice. Allo stesso modo, nella misura in cui uniamo i nostri cuori, insieme al suo Cuore Immacolato, al Sacratissimo Cuore di Gesù, partecipiamo alla missione salvifica di Cristo. E possiamo giustamente essere chiamati corredentori». La singolarità della sua corredenzione sta nel fatto che ella sola ha potuto partecipare alla Redenzione in atto primo, ossia in quell’acquisizione delle grazie della salvezza per mezzo del sacrificio di Cristo, cui ella si è unita intimamente. È stata questa singolare partecipazione a renderla poi mediatrice di tutte le grazie (redenzione in atto secondo), sia nell’intercessione che nella distribuzione delle stesse.
Insieme a lei, anche noi possiamo essere corredentori, ossia, secondo l’espressione di San Paolo richiamata nel discorso del cardinale, completando ciò che manca ai patimenti di Cristo, partecipando nella nostra carne alla sua sofferenza e alla sua offerta redentrice. Per noi non è possibile vivere la corredenzione in atto primo, mentre siamo chiamati a viverla in atto secondo, sebbene non con l’estensione universale che caratterizza la mediazione di Maria santissima.
Il cardinale Burke mostra questa corredenzione dei cristiani nella vita di due santi particolarmente legati alla Madonna di Guadalupe, il beato P. Miguel Pro, sacerdote gesuita martirizzato il 23 novembre 1927, durante la persecuzione anticattolica del governo messicano degli anni Venti del Novecento, e il giovane cristero san José Sanchez del Rio, anch’egli martirizzato, il 10 febbraio 1928, nello stesso contesto.
La verità della corredenzione e mediazione universale di Maria è anche alla base della consacrazione a Maria tanto propugnata da san Luigi Maria Grignion de Montfort (1673-1716) e da san Massimiliano Kolbe (1894-1941) ed accolta con grande favore e devozione dal popolo cristiano. Ma la verità che la Madonna sia Corredentrice e Mediatrice la si ritrova anche nella storia delle apparizioni guadalupane. Riportando ampi stralci del Nican Mopohua, testo redatto da Antonio Valeriano sulla base del racconto diretto di Juan Diego, il cardinale mostra come questa apparizione mariana, riconosciuta dalla Chiesa e che ha plasmato le sorti di un intero continente, sia la concretizzazione di questi due titoli mariani, e mostri anche la chiamata della Corredentrice ai corredentori, un appello a fare quanto il Signore ci domanda perché la salvezza possa giungere ad ogni uomo, ma anche la garanzia del suo sostegno e della sua protezione per compiere nella nostra vita ciò che manca ai patimenti di Cristo.
Dopo aver esortato con forza san Juan Diego ad andare e compiere la sua missione, a vantaggio di una moltitudine, con una tenerezza infinita, la Vergine di Guadalupe conforta il suo protetto con la rassicurazione della sua presenza: «Non si turbi il tuo cuore e non preoccuparti né di questa né di qualsiasi altra infermità. Non sto forse qui io, che sono tua Madre? Non stai forse sotto la mia protezione?». La mediazione di Maria è in effetti null’altro che la sua presenza salvifica, costante ed operante presso tutti coloro che sono stati redenti dal Sangue di Cristo e dalla sua stessa partecipazione al sacrificio cruento della croce, perché anch’essi possano partecipare all’opera della Redenzione ed essere mediatori presso i propri fratelli.
«Ascolta, mio piccolo figlio amatissimo. Non sono pochi i miei servi fedeli a cui potrei affidare l'incarico di portare il mio messaggio. Ma è molto necessario che vada proprio tu e nessun altro e che attraverso la tua mediazione si realizzi il mio desiderio e si porti a compimento il mio volere». Così la Madonna a Juan Diego. Quel «proprio tu e nessun altro» è iniziato con la chiamata unica e irripetibile di Maria santissima ad essere la madre del Redentore, partecipe con lui della salvezza del mondo, e continua in modo diverso in tutti i cristiani che, fino alla fine dei tempi, sono chiamati ad essere corredentori con la Corredentrice.

