Maria Eletta di Gesù, riconosciute le virtù eroiche
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Proclamata venerabile la carmelitana scalza originaria di Terni, fondatrice di monasteri a Vienna, Graz e Praga. Città, quest’ultima, nei cui pressi si trova ancora oggi il suo corpo incorrotto.
Quattro secoli fa entrava tra le carmelitane scalze di Terni, ora fa un deciso passo verso una prossima possibile beatificazione. Parliamo di Maria Eletta di Gesù (1605-1663), che oggi gode del titolo di venerabile, dopo che lo scorso 27 aprile Leone XIV ha autorizzato il Dicastero delle Cause dei Santi a promulgare il decreto con cui se ne riconoscono le virtù eroiche. Adesso ci si può quindi concentrare sulla seconda fase del processo di beatificazione, che «proseguirà – come scrive la Diocesi di Terni – con l’esame della documentazione, già presentata al Dicastero a fine marzo 2025, inerente l’inchiesta diocesana sul presunto miracolo attribuito all’intercessione della Serva di Dio Maria Eletta di Gesù» e che riguarda la presunta guarigione miracolosa di un ragazzo, Tommaso Belardi. I testimoni sono stati già debitamente sentiti e le prove legittimamente prodotte, come ha riconosciuto nel giugno 2025 lo stesso Dicastero guidato dal cardinale Marcello Semeraro, accertando la validità dell’inchiesta diocesana.
Ma qual è stato il cammino terreno di Maria Eletta di Gesù? Al secolo Caterina Tramazzoli, la nuova venerabile era nata a Terni il 28 gennaio 1605, terza di cinque fratelli, e aveva ricevuto il battesimo il giorno stesso della nascita. Come scriverà molti anni dopo in una lettera suor Eufrasia, una sua consorella spagnola, Caterina «era estremamente obbediente e di umiltà profondissima, e questo fin dai suoi più teneri anni ed era la più amata da suo padre». A dieci anni era rimasta orfana proprio del padre ed era stata affidata alle cure di uno zio sacerdote, il canonico Angelo Tramazzoli, che già da tempo era impegnato per fondare a Terni un monastero di carmelitane scalze, nel solco della riforma di santa Teresa d’Avila. Nel 1618 il Carmelo cittadino era stato giuridicamente eretto e otto anni più tardi vi aveva fatto il suo ingresso la nostra Caterina, assumendo il nome religioso di Maria Eletta di S. Giovanni Battista, in seguito mutato in Maria Eletta di Gesù.
Ad appena 24 anni, suor Maria Eletta, fino allora mai uscita dalle mura di Terni, aveva lasciato la sua città natale con una consorella, suor Caterina di S. Domenico: destinazione Vienna. Il fine: fondare un nuovo Carmelo, dietro chiamata della corte imperiale. Alle due monache si erano aggregate a Bologna altre due carmelitane scalze, provenienti dal monastero di Genova, cioè suor Paola Maria e suor Maria Teresa. Si era nel bel mezzo della Guerra dei Trent’Anni (1618-1648) e il viaggio delle quattro religiose si rivelò pieno di pericoli; ma non fu senza frutto, visto che favorì la conversione del cavaliere austriaco Hartman von Karlstein, capo della spedizione, il quale si pentì dei propri peccati dopo aver avuto modo di constatare la purezza di quelle quattro carmelitane.
A Vienna suor Maria Eletta proseguì la sua crescita spirituale e divenne maestra delle novizie. A trentatré anni le fu affidato il delicato ufficio di priora, per il quale ottenne la dispensa papale, a motivo dell’ancora giovane età. Dopo 14 anni nella capitale del Sacro Romano Impero, la religiosa ternana venne designata per fondare un altro Carmelo, stavolta a Graz. Il nuovo monastero sarà completato nel 1653, dieci anni dopo l’arrivo di Madre Maria Eletta e delle sue consorelle. Anche nella sua lunga permanenza a Graz (dicembre 1643 - agosto 1656), descritta come il suo periodo più felice, la venerabile mostrò di avere grandi doti di governo, unite alla santità di vita. In questo periodo fu destinataria peraltro di almeno due profezie. Il 15 gennaio 1646 Madre Paola Maria di Gesù, prima di morire a Vienna, aveva profetizzato riguardo a Madre Maria Eletta: «Datele una sedia perché a lei conviene sedersi». Il 16 maggio di nove anni dopo sarebbe morta pure Madre Caterina di S. Domenico, lasciando anche lei una profezia simile: «Figlie mie, chi è quella monaca che sta davanti all’altare? Qui sta Madre M. Eletta, ma deve mettersi seduta, datele una sedia perché possa sedersi». Una profezia che si capirà alcuni anni dopo la morte della stessa Madre Maria Eletta e, in particolare, dopo l’apertura della sua tomba (14 gennaio 1666) e il conseguente esame del suo corpo incorrotto, eccezionalità che negli anni successivi ricevette più conferme. In particolare, nel 1668, i quattro medici incaricati dell’esame accertarono e sottoscrissero all’unanimità che non solo la non corruzione del corpo ma anche la sua posizione (seduta) erano inspiegabili per la scienza.
Ma torniamo all’ultimo tratto terreno di Madre Maria Eletta. Dopo Graz, la monaca fu chiamata a una nuova fondazione, quella del Carmelo di Praga. Qui arrivò l’1 settembre 1656, ma già anni prima aveva chiesto preghiere perché il tutto andasse a buon fine. Il 22 luglio 1653 l’oggi venerabile aveva infatti scritto alla priora del Carmelo di Terni: «Prostrata ai piedi di Vostra reverenza, Madre, le chiedo la carità di far pregare per me tutta la comunità di Terni, secondo una mia intenzione ed il bisogno grande di una cosa che mi preme molto». A Praga visse anni per certi versi difficili, a causa di calunnie suscitate dall’invidia e poi anche per l’aggravarsi della sua malattia. Ma allo stesso tempo aveva la consolazione di essere amata dalle sue monache, che arrivarono a scrivere una petizione ai superiori per non perdere la loro priora.
Il 24 agosto 1662, centesimo anniversario della riforma del Carmelo, Madre Maria Eletta chiese a Gesù, durante la Comunione, di prenderla con Sé in Paradiso. Nei suoi ultimi mesi quaggiù, avendo avvertito interiormente che la sua preghiera sarebbe stata presto esaudita, riceveva l’Eucaristia sempre come se fosse l’ultima. Il 10 gennaio dell’anno seguente, chiamò a sé la fedele suor Eufrasia comunicandole di essere vicina alla morte, predicendole che sarebbe divenuta priora al suo posto e raccomandandole di osservare la Regola dell’Ordine. La sera fece la sua ultima Comunione e, tra le 2 e le 3 del mattino dell’11 gennaio 1663, a 58 anni non ancora compiuti, rese l’anima al Padre. Il suo corpo incorrotto si trova oggi nella cripta del monastero di San Giuseppe a Drasty, a una ventina di chilometri da Praga.

