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reportage

Il Libano sogna la fine delle ostilità, ma l'Idf non molla

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Nonostante le promesse del presidente Aoun e lo stato di proroga della tregua, il Libano si trova ancora sotto la pesante minaccia dell'Idf. E la popolazione comincia ad essere sfinita. 

Esteri 20_05_2026

“Appena finisce la guerra, voglio salire in macchina con un paio di amici e guidare fino a Naqoura, poi andare a est verso Rmeich, Bint Jbeil, Marjayoun, Hasbaya e Rachayya. Poi voglio andare fino a nord, a Baalbak, Hermel e poi a Tripoli. Mi manca davvero salire in macchina e guidare verso sud o verso nord solo per condividere una birra con un amico, senza preoccuparci di nulla se non di quale ristorante scegliere. Ho dato tante cose per scontate nella mia vita, ma non avrei mai pensato che un viaggio in auto in Libano sarebbe stata una di esse”.

Chi scrive è Habib (nome di fantasia), giovane internauta di Tiro, sud Libano, che affida alla rete questo ed altri pensieri nell'attesa che passi questo periodo difficilissimo per il suo Paese. All'indomani della nuova proroga del cessate il fuoco tra Libano e Israele, decisa a Washington il 15 scorso in vista dei prossimi negoziati del 2 e 3 giugno lo Stato Ebraico continua - con evidente avallo statunitense - a bombardare indefessamente il Paese dei Cedri, a tal punto che è lecito chiedersi cosa accadrebbe se la tregua non fosse stata prorogata: quantomeno in una simile evenienza la realtà dei fatti apparirebbe nella sua crudezza alla comunità internazionale, che così invece finge di credere che le armi si siano fermate.

Da parte israeliana l'accordo di Washington è stato salutato con una nuova escalation militare: sei persone, tra cui tre paramedici che stavano lavorando in un presidio sanitario, sono stati uccisi ad Harouf poche ore dopo l'annuncio della proroga del cessate il fuoco, fatto dall'amministrazione USA.

Dal sud alla valle della Bekaa, da Jezzine a Baalbek, da Tiro a Sidone, nell'ultima settimana IDF ha moltiplicato gli attacchi e gli ordini di evacuazione, annunciando l'intensificarsi delle operazioni contro Hezbollah

Il Presidente della Repubblica libanese Aoun ha dichiarato in un recente discorso che “farà l'impossibile per fermare la guerra in Libano”; a quanto pare, però, le richieste avanzate dal Paese dei Cedri in sede diplomatica, cioè “il ritiro dell'esercito israeliano dal Paese, la cessazione delle ostilità, il dispiegamento dell'esercito libanese lungo il confine, il ritorno degli sfollati e l'ottenimento di aiuti economici e finanziari” continuano a cadere nel vuoto.

Frattanto in Israele si discute dello scioglimento anticipato del Parlamento - la miccia è stata accesa dagli “ebrei religiosi” o heredin, che rifiutano la coscrizione obbligatoria a fronte dell'impellente necessità di nuove leve portata più volte all'attenzione della Knesset dal Capo di Stato Maggiore di IDF Eyal Zamir.

Del resto, l'operazione “Roaring Lion” (Leone Ruggente) avviata dallo Stato Ebraico il 2 marzo scorso nel Paese dei Cedri ha pur sempre un costo: domenica 17 l'esercito israeliano ha annunciato la morte, avvenuta due giorni prima, del Capitano Maoz Israel Recanati, 24 anni, appartenente al dodicesimo battaglione della Brigata Golani e ucciso nel sud del Libano da un drone di Hezbollah. A quanto dichiarato, Recanati è il settimo soldato di IDF ucciso in Libano dall'entrata in vigore del Cessate il fuoco, il 17 aprile scorso, e il ventesimo dall'inizio dell'operazione; avrebbe dovuto sposarsi nel giro di un mese.

La milizia sciita sembra aver individuato nell'utilizzo dei droni FPV a fibra ottica un modo per sopperire alla perdita di buona parte del proprio arsenale militare  - distrutto da IDF già a partire dal settembre 2024 – rinvigorendo così la propria capacità offensiva. Dispositivi poco costosi a bassa tecnologia, i droni “First Person View”, già utilizzati in Ucraina, sono collegati all'operatore tramite un cavo sottilissimo di fibra ottica, lungo diversi chilometri, che si srotola da una bobina installata sull'apparecchio durante il volo; non avendo bisogno di frequenze radio né di GPS, i droni FPV sono refrattari ai disturbatori di frequenza e possono colpire qualsiasi tipo di bersaglio. Recentemente, Hezbollah ne ha mostrato in diversi video l'utilizzo contro le postazioni israeliane nel sud del Libano.

Che Paese troverà Habib quando (e se) ci sarà la pace e potrà finalmente riprendere i suoi viaggi senza meta? Secondo un'inchiesta di The Guardian che riporta cifre di Acled, ong americana specializzata nella raccolta e mappatura di  dati relativi ai conflitti dall'entrata in vigore della tregua, nella notte tra il 16 e il 17 aprile scorsi, le distruzioni di proprietà pubbliche e private in territorio libanese – tra cui strade, oliveti, pannelli solari, abitazioni - ad opera di IDF sono drammaticamente aumentate. Tra il 2 marzo e il primo maggio, Acled riporta 3688 attacchi israeliani in Libano, oltre a centinaia di ordini di evacuazione a sud e a nord del fiume Litani e decine di detonazioni di ponti.

“Spero contro ogni speranza che il nostro Paese sia ancora da qualche parte ad aspettarci, in attesa che troviamo la strada per tornare a visitarlo; spero che il Libano non si trasformi in un'altra Ucraina, con il nostro bellissimo paesaggio coperto di fibre ottiche impigliate sugli alberi” scrive Habib da Tiro.

Secondo gli ultimi dati del Ministero libanese della Salute Pubblica, dal 2 marzo scorso il fuoco israeliano ha provocato in Libano 3042 vittime, 22 nelle sole ventiquattr'ore precedenti alla rilevazione. 9301 i feriti.