L'Occidente è il nuovo fronte per la persecuzione dei cristiani
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Il nuovo rapporto di International Christian Concern mette in rilievo l'erosione crescente della libertà religiosa in Occidente. Inoltre denuncia la repressione in Turchia e Cina, che colpiscono le minoranze religiose anche in esilio. Il caso della Russia, che reprime chiunque non sia sotto il controllo del Patriarcato di Mosca.
International Christian Concern (ICC), l’onlus nata nel 1995 per assistere i cristiani in difficoltà a causa della loro fede, ha presentato nei giorni scorsi l’Indice globale di persecuzione 2026, relativo al periodo che va dal 1° luglio 2024 al 1° luglio 2025. Il rapporto, intitolato quest’anno “Faces of the Persecuted” (I volti dei perseguitati), documenta il peggioramento delle condizioni di vita dei cristiani confermando l’allarme lanciato a gennaio da Open Doors, l’onlus che ogni anno pubblica l’elenco dei 50 paesi in cui i cristiani sono più duramente perseguitati.
Sono più di 388 milioni – uno su sette – i cristiani che vivono in Paesi in cui il diritto fondamentale alla libertà di religione è negato, in cui patiscono violenze, discriminazioni, limitazioni al culto. L’ICC, come Open Doors, individua nei nazionalismi religiosi, nell’islam, nei regimi comunisti i maggiori responsabili delle persecuzioni patite. Lo fa esaminando, con dettagliate schede di approfondimento, la situazione di 20 paesi: tre africani, due sudamericani e 15 asiatici.
Dedica inoltre un capitolo a parte al caso della Federazione Russa. La ICC ritiene che nel Paese sia andato sviluppandosi un sistema articolato di repressione del cristianesimo. L’accusa è grave: «La Russia – sostiene la ICC – usa le sue risorse sia politiche che militari per reprimere ogni espressione del cristianesimo che non ricada nel controllo del Patriarcato di Mosca». Nel periodo considerato il rapporto denuncia 37 edifici religiosi danneggiati o chiusi, 130 cristiani arrestati, 167 uccisi, e si tratterebbe soltanto dei casi registrati.
L’ICC richiama quindi l’attenzione su due fenomeni, entrambi in crescita. Il primo è la persecuzione che il rapporto definisce transnazionale, che colpisce oltre i confini di un Paese. Ci sono dei governi, secondo l’ICC, che sempre più perseguitano le minoranze religiose, e i dissidenti, rifugiati all’estero. Il rapporto cita in particolare il caso della Turchia e della Cina. La Turchia ha intensificato la sua campagna contro dissidenti e minoranze religiose in esilio. Lo fa servendosi di reti di intelligence globali per individuare, sorvegliare e rapire cittadini fuggiti all’estero.
La Cina continua ad espandere la sua repressione transnazionale, prendendo di mira i musulmani uiguri, i praticanti del Falun Gong e chiunque sia associato a gruppi cristiani non registrati. Alcuni rapporti mostrano agenti cinesi che fanno pressione sui governi stranieri per rimpatriare i richiedenti asilo e intimidiscono le comunità della diaspora in Asia, Africa e Occidente.
L’altro fenomeno in crescita è la persecuzione subita dai cristiani nei Paesi occidentali, un fenomeno al quale solo di recente si è incominciato a mostrare interesse e rispetto al quale ancora manca una diffusa consapevolezza. «Sebbene non patiscano le stesse orribili persecuzioni inflitte ai credenti in altre aree critiche – spiega l’ICC – la libertà religiosa si sta erodendo anche in Occidente».
Viene portato a esempio il caso della legge 21 sulla laicità nella provincia del Quebec, in Canada, che impedisce ai dipendenti comunali di indossare simboli religiosi, stabilisce dove e come i cristiani possono pregare e che cosa possono condividere sulle reti social.
L’ICC cita i casi di cristiani arrestati per aver pregato in silenzio vicino a cliniche in cui si praticano aborti, in violazione delle leggi sulle “zone cuscinetto”. Inoltre il rapporto invita a considerare la minaccia per il cristianesimo, e per altre fedi, rappresentata dalla crescente islamizzazione dell’Europa e l’aumento esponenziale nel continente di ostacoli e limiti alla libertà religiosa, di episodi di intolleranza, di attentati e attacchi a persone e beni.
Il rapporto ne elenca diversi, tra cui quello della parlamentare finlandese Paivi Rasanen, accusata di incitamento all’odio per aver messo in discussione sui social media il sostegno dato dalla Chiesa luterana a una parata del Gay Pride; quello del reverendo Bernard Randall, in Gran Bretagna, licenziato da una scuola cristiana per aver disapprovato il curriculum radicale dell’istituto; e quello del dottor Aaron Edwards, sempre in Gran Bretagna, che ha perso il lavoro di docente universitario per aver pubblicato un tweet a sostegno della visione biblica del matrimonio.
L’ICC, ricorda il rapporto, ha partecipato all’International Religious Freedom Summit, che si svolge ogni anno a Washington, le cui sessioni negli ultimi due anni si sono concentrate sugli ostacoli alla libertà religiosa nelle società occidentali. «Gruppi come Alliance Defending Freedom, Religious Freedom Institute e Family Research Council – riporta l’ICC - hanno contribuito a delineare un quadro più chiaro delle ingerenze subite dal cristianesimo. Inoltre, l’Osservatorio sull’intolleranza e la discriminazione contro i cristiani in Europa (OIDAC) ha pubblicato un rapporto annuale che documenta attacchi e crimini d’odio in Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Austria. Basandosi sui rapporti della polizia e sulle proprie statistiche e scoperte, il rapporto del 2025 dell’organizzazione no-profit ha citato 2.211 episodi contro i cristiani nel 2024. L’OIDAC ha incluso aggressioni personali e irruzioni nelle chiese. Ci sono stati 94 incendi dolosi di chiese, il doppio rispetto all’anno precedente, la maggior parte dei quali registrati in Germania».
Il rapporto ICC tuttavia contiene una nota positiva: la fede può resistere anche dove non c’è libertà. Nonostante la crescente repressione, il cristianesimo continua infatti a crescere, e proprio nei luoghi inaspettati, dove è più osteggiato, come in Iran, dove il movimento delle chiese domestiche iraniane rimane uno dei più in rapida crescita al mondo, alimentato da reti clandestine e dall’evangelizzazione digitale; e in Cina, dove i fedeli si riuniscono nelle case e in incontri online crittografati, nonostante la costante sorveglianza.
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