• IL DDL BOCCIATO

L'ideologia Lgbt insidia il Belize ma la Chiesa resiste

In Belize un Ddl che imponeva la dottrina Lgbt limitando libertà educativa e religiosa è stato ritirato dal governo nelle scorse settimane dopo che il Vescovo cattolico Lawrence Nicasio e altri leader cristiani hanno presentato obiezioni pubbliche. Lo stesso accade negli altri paesi dei Caraibi e del Sud America.

In Centro America la Chiesa cattolica e le altre chiese cristiane sono in prima linea nella difesa della dignità umana, del matrimonio e della famiglia naturale e si battono da leoni in prima linea nella battaglia cruciale contro il neo colonialismo di lobbies e istituzioni internazionali favorevoli all'ideologia LGBTI.

In Belize, un disegno di legge che pretendeva di garantire l'uguaglianza e l'antidiscriminazione, imponendo la dottrina LGBTI e limitando libertà educativa e religiosa, è stato ritirato dal governo nelle scorse settimane, dopo che il Vescovo cattolico Lawrence Nicasio e altri leader cristiani hanno presentato rimostranze ed obiezioni pubbliche. In una parola, era una proposta di legge ispirata agli stessi principi ideologici della Proposta Zan in Italia (per ora sospesa).

Il Vescovo Nicasio ha ribadito anche recentemente che il Ddl rischiava di creare un "nuovo colonialismo" e si è scagliato contro quegli esperti internazionali che volevano cambiare le leggi, la cultura e i valori del paese. "Penso che sia stata una battaglia importante (per ora vinta) e che se il disegno di legge fosse stato approvato, avrebbe avuto conseguenze disastrose per il futuro del Belize", ha detto alla Catholic News Agency padre John Robinson (a capo dei mass media cattolici) lo scorso 13 ottobre. "Tuttavia, c’è una spinta a promuovere l'ideologia LGBTI nell'istruzione a tutti i livelli, si fanno pressioni di ogni genere affinchè si accetti la nuova teoria del gender e per normalizzare e promuovere lo stile di vita LGBT. Sono sicuro che ci saranno proposte simili in futuro…il disegno di legge sulle pari opportunità è solo una parte di un più ampio movimento di ingegneria sociale che è ampiamente promosso e finanziato da entità straniere. Questi gruppi hanno storicamente cercato di realizzare la loro agenda attraverso l'istruzione e la legge".

Il vescovo Nicasio, di Belize City e Belmopan, aveva definito il disegno di legge "affrettato" nonostante le sue gravi conseguenze per il paese e avvertito che la nuova legge avrebbe “aperto le porte del paese ai Comitati delle Nazioni Unite ed ai loro esperti che non vivono in Belize e non capiscono il valori, la cultura ed i principi fondamentali delle nostre leggi”.

Ad opporsi alla colonizzazione straniera della dittatura gender è stato anche il vescovo anglicano del Belize, Phillip Wright che nel suo ruolo di Capo del Consiglio delle chiese del Belize, aveva detto al primo ministro che anche la Chiesa e l’intero Consiglio delle Chiese non potevano sostenere il disegno di legge. Medesima posizione contraria quella presa dai leaders delle Chiese Evangeliche e dalle organizzazioni pro life e pro family del paese.

Alla fine, il Primo Ministro Dean Barrow aveva ritirato la proposta del governo perché l’intero esecutivo non “voleva andare contro tutte le Chiese del Belize”. Non finisce qui. A metà Settembre scorso, il Governatore delle Barbados aveva dato l’annuncio di voler legalizzare il matrimonio gay nell’ex colonia britannica, suscitando le proteste di tutte le organizzazioni pro family dei caraibi. Nei giorni scorsi tutti i leader delle chiese cristiane dell’isola e una partecipatissima manifestazione di cittadini, in difesa del matrimonio e la famiglia naturale, hanno mandato un chiaro messaggio al governo: no a nuove leggi, piuttosto si organizzi un referendum sul tema e si accetti il risultato vincolante del voto popolare. Una Chiesa che ascolta, guida, difende e segue i popoli caraibici, così come sta avvenendo a Panama, paese al quale la Corte dei Diritti Umani Interamericana vorrebbe imporre i matrimoni gay (contrari alla Costituzione) e sui quali deciderà in via definitiva la Corte Suprema di Giustizia panamense.

Anche qui, nei giorni scorsi tutti i leaders cristiani hanno manifestato con il popolo per chiedere che venga rispettata la Costituzione Nazionale (art.26, matrimonio di un uomo ed una donna) e vengano respinte al mittente i tentativi di colonizzazione ideologica e culturale.

Sono diverse le sono le lobbies che si sono spese (e anno speso i danari) per promuovere questa armata colonialista. L’Onu, la Commissione Interamericana dei Diritti Umani certo, ma anche lo Human Dignity Trust del Regno Unito, un gruppo a favore delle persone LGBT che collabora alla sterura dei testi legislativi con diversi governi dei Caraibi. Lo scopo è palese, “cambiare le leggi per cambiare le vite”. Il trust inglese è membro dell'Equality and Justice Alliance, un consorzio di tre Ong che nel 2018 ha ricevuto circa 7,25 milioni di dollari dal governo inglese per promuovere i ‘diritti/privilegi’ delle persone LGBTI, milioni di dollari sono stati donati dal governo Canadese e anche dal noto filantropo Soros (attraverso la Open Society e la Tides Foundations) e da un’altra beneamata Fondazione inglese pro LGBTI e aborto, il Sigrid Rausing Trust.

Insomma, si era proceduto in Belize e si vuol procedere in tutti i Caraibi e in Centro America con metodo scientifico per un lavaggio del cervello sociale e culturale totali. Le chiese Cristiane ed i Vescovi Cattolici stanno combattendo la loro buona battaglia nei Caraibi e in Centro America, non mancano né il coraggio né le vittorie, tuttavia gli organismi internazionali e filantropi senza scrupoli non mollano la presa colonialista.