Leone XIV: la «libertà che si realizza dicendo “sì” a Dio»
Il Papa al Sacro Cuore a Castro Pretorio – la parrocchia salesiana costruita da don Bosco per volere di Leone XIII – nella prima domenica di Quaresima, «un tempo liturgico intenso, che ci offre l’occasione di riscoprire la ricchezza del nostro Battesimo, per vivere da creature pienamente rinnovate grazie all’incarnazione, alla morte e alla risurrezione di Gesù».
È il Sacro Cuore a Castro Pretorio la seconda visita in parrocchia di Leone XIV (dopo quella alla chiesa Regina Pacis di Ostia Lido del 15 febbraio) nella prima domenica di Quaresima, «un tempo liturgico intenso, che ci offre l’occasione di riscoprire la ricchezza del nostro Battesimo», ha detto Prevost nell'omelia, «per vivere da creature pienamente rinnovate grazie all’incarnazione, alla morte e alla risurrezione di Gesù», ricordando inoltre che «il Papa Leone XIII chiese a San Giovanni Bosco di costruire proprio qui la chiesa dove noi oggi ci troviamo. Egli aveva intuito la centralità di questo luogo, accanto alla Stazione Termini e in un crocevia unico della città, destinato a diventare nel tempo ancora più importante». Il progetto del beato Pio IX di innalzare un tempio al Sacro Cuore si era infatti arenato e fu il successore Leone XIII ad affidare il progetto a don Bosco, che morì l'anno successivo alla consacrazione dell'edificio (avvenuta nel 1887).
Il Papa si sofferma in particolare sul «dono del Battesimo come grazia che incontra la nostra libertà», al centro di un «dramma» in cui la «nostra condizione di creature» è messa alla prova «non tanto da un divieto, come spesso si crede, quanto da una possibilità: la possibilità di una relazione». Non è dunque uno scontro alla pari, per così dire, la ciò che offrirebbe il diavolo e ciò che negherebbe Dio, al contrario, tra la libertà «di riconoscere e accogliere l’alterità del Creatore, il quale riconosce e accoglie l’alterità delle creature» e la «presunzione» diabolica di «di poter azzerare ogni differenza tra le creature e il Creatore, seducendo l’uomo e la donna con l’illusione di diventare come Dio». Il Vangelo delle tentazioni di Gesù nel deserto affronta l'«antico dilemma: posso realizzare la mia vita in pienezza dicendo “sì” a Dio? Oppure, per essere libero e felice, devo liberarmi di Lui?». Nella scena evangelica tradizionalmente rievocata all'inizio della Quaresima «vediamo il Figlio di Dio che, opponendosi alle insidie dell’antico Avversario, ci mostra l’uomo nuovo, l’uomo libero, epifania della libertà che si realizza dicendo “sì” a Dio».
È nel fonte battesimale che nasce questa nuova umanità: un sacramento «dinamico, perché ciò che offre non si esaurisce all’interno dello spazio e del tempo del rito, ma è una grazia che accompagna costantemente la vita intera, sostenendo la nostra sequela di Cristo» e «perché ci mette sempre di nuovo in cammino, dal momento che la grazia è una voce interiore che ci sollecita a conformarci a Gesù, liberando la nostra libertà perché essa trovi compimento nell’amore di Dio e del prossimo». Ed è una grazia da riscoprire, specialmente in Quaresima, «come sorgente di vita che abita in noi».

