Le due contraddizioni di Vannacci su aborto e legge Cirinnà
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Il suo programma vuole ridurre gli effetti della 194, ma il generale afferma di non volerla cambiare «anzi, la conferma». E la proposta sulle unioni civili le amplia in senso ancora più libertario. La radicalità rivendicata su altri temi finisce proprio dove non sarebbero possibili compromessi.
Il 24 agosto Futuro Nazionale, partito fondato da Roberto Vannacci, ha pubblicato la seconda parte del suo programma. Mettiamo sotto la lente d’ingrandimento due temi presenti in questa seconda parte: la legge sull’aborto e quella sulle unioni civili.
Sulla 194 possiamo leggere: «Sul tema dell'aborto, occorre innanzitutto constatare che la vigente legge 194/1978 […] di fatto non prevede l’istituzione di un presunto “diritto di aborto”, […] ma procedeva di fatto ad una depenalizzazione circostanziata dell’aborto che, comunque la si pensi, non istituisce un diritto». Un appunto: per la 194 l’aborto è un diritto, non una mera facoltà di fatto non più costituente reato. Indichiamo il primo motivo, tra gli altri, per sostenere che l’aborto è purtroppo qualificato come un diritto: l’azienda ospedaliera e quindi in subordine il medico sono tenuti a praticare l’aborto laddove richiesto. Se dunque esiste un dovere di praticare l’aborto vuol dire che in capo alla donna esiste il corrispettivo diritto di chiedere l’aborto.
Chiarito ciò, proseguiamo. Lodevolmente Futuro Nazionale propone alcune misure di deterrenza all’aborto: «più sostegno alla maternità difficile, alternative come l'adozione facile già dal giorno del parto, zero pressioni sociali verso l'interruzione di gravidanza. Futuro Nazionale è anche favorevole alla presenza delle associazioni pro-vita nei consultori, per favorire la scelta delle madri di dare alla luce i propri figli e non interromperne l’esistenza durante la gravidanza, così come a proposte che promuovano la piena informazione, quali mostrare alle madri il proprio figlio e farne ascoltare il battito cardiaco». Inoltre il programma afferma che l’aborto è un omicidio, che il nascituro dovrebbe essere riconosciuto in modo esplicito come soggetto di diritto, che il partito vuole istituire un Piano Nazionale per la Vita Nascente, la Prevenzione dell'Aborto e il Sostegno alle Donne ed altre iniziative rilevanti.
Pubblicata questa seconda parte la stampa si scatena e attacca Vannacci anche sul tema aborto. Il generale, il 25 agosto, su Instagram così ribatte: «Futuro Nazionale non propone di cancellare la legge 194/1978, anzi, la conferma». Il problema è il verbo “confermare”. Tale verbo implica l’approvazione giuridica e quindi, più a monte, l’approvazione morale/valoriale della 194. Ma, e qui sta l’inciampo, non è mai eticamente lecito approvare una legge ingiusta. Le premesse contenute nel programma di Futuro Nazionale, sia quelle prima indicate sia altre in cui esplicitamente si afferma che il partito intende tutelare la vita nascente, conducono necessariamente non alla conferma della 194, ma alla sua contestazione, alla sua critica.
Dunque, viste queste premesse, ci saremmo aspettati in merito alla 194 alcune conclusioni coerenti con queste premesse tra cui la seguente o una simile: il partito riconosce l’attuale impossibilità dell’abrogazione totale o anche parziale della 194, ma, nonostante questo, si impegna a contrastarne in ogni modo le sue ricadute effettive, valida premessa per una sua futura abrogazione. In tal modo da una parte e con sano realismo si sarebbe riconosciuta l’impossibilità attuale di mandare in soffitta la 194 e su altro fronte si sarebbe rifiutata la ratio della 194, ossia la legittimazione dell’aborto.
In sintesi quel “confermare” è in contrasto con alcuni passaggi del programma in cui in modo esplicito si afferma che la vita deve essere tutelata sin dal suo concepimento e che l’aborto è un assassinio. Dunque “confermare” è un verbo non coerente con alcune premesse di principio, ma forse è coerente con l’intento di non apparire troppo radicali e quindi di non scontentare parte della base del partito e una fetta di possibili elettori. Quella radicalità espressa su tematiche come l’immigrazione, l’Europa, l’educazione etc. è venuta meno proprio su una materia che non accetta compromessi.
Passiamo alla tematica delle unioni civili. Volendo fare opera di sintesi, nel suo programma Futuro Nazionale afferma che vorrebbe gettare nel cestino le unioni civili, facendo però salvi i diritti presenti nella legge Cirinnà e declinandoli solo nell’ambito individuale, al di là dell’orientamento sessuale. Leggiamo infatti nel programma: «riporteremo la codifica di quelle facoltà [presenti nella legge Cirinnà] nell’ambito dei diritti dell’individuo, esercitabili da parte di ogni cittadino non coniugato, indipendentemente dalla sua condizione abitativa e dai suoi gusti sessuali, e nei confronti di chiunque, anche dell’amico coniugato».
Ricordiamo che la legge Cirinnà riconosceva i diritti e doveri coniugali, eccetto quelli derivanti dalla filiazione e il dovere di fedeltà, ai membri delle coppie omosessuali e inoltre alcuni diritti ai conviventi di fatto, eterosessuali o omosessuali. Ora, affermare, come ha fatto Futuro Nazionale, di voler convertire quei diritti propri di una coppia coniugata in diritti di un singolo che si relaziona con un altro singolo o con altri singoli significa giocare con le parole. Infatti nella realtà giuridica si tratteranno sempre di diritti matrimoniali, se i due o più singoli che si relazionano tra loro sono eterosessuali, e nel caso di due o più singoli omosessuali di diritti propri dell’unione civile e questo accadrà anche quando le due persone saranno semplicemente amiche. In breve si qualificano come meri diritti individuali, esercitabili quindi da chiunque, diritti che sono propri della coppia coniugata (con inevitabili cortocircuiti giuridici).
Da qui almeno due problemi. Il primo: si confermano de facto le unioni civili, anche se vengono vendute sul piano giuridico come diritti di singole persone omosessuali che si relazionano tra loro. Il secondo: anche due singoli eterosessuali non coniugati tra loro potranno esercitare buonissima parte dei diritti propri dei coniugi. In entrambe le ipotesi i due singoli potranno essere due innamorati oppure due o più semplici amici.
Come nel caso dell’aborto, pubblicato il programma, i media titolano che Vannacci vuole eliminare le unioni civili, affermazione, come abbiamo visto, che da una parte è corretta perché in effetti la sua proposta formalmente scavalca la Cirinnà e propone una soluzione ben più libertaria, ma che, su altro fronte, è affermazione errata perché la proposta di Futuro Nazionale sostanzialmente conferma la Cirinnà e contemporaneamente ne amplia la portata. Insomma si tratterebbe di una nuova Cirinnà perché implementata. Attaccato, Vannacci risponde via social e sulle unioni civili dichiara: «Non vogliamo eliminarle, anzi, siamo ancora più libertari: le vogliamo allargare agli eterosessuali non coniugati e non coabitanti col proprio affetto più rilevante». Dichiarazione che, come abbiamo appena illustrato, è corretta: Vannacci vuole una Cirinnà per eterosessuali e omosessuali, che formino una coppia di innamorati o che siano solo una coppia o un gruppo di amici.
Quindi sul piano morale questa proposta giuridica è ben peggiore della Cirinnà perché, per l’appunto, allarga il suo bacino di utenza: conferma le unioni civili e distribuisce i diritti coniugali a chi sposato non è. La volontà di cancellare la Cirinnà, volontà espressa nel programma al fine di tutelare la famiglia naturale, sostituendola con una nuova legge si risolve in un attacco alla famiglia naturale proprio perché si riconoscono i diritti coniugali a persone eterosessuali e addirittura omosessuali non coniugate. La bontà sostanziale del programma di Vannacci rischia di essere compromessa da questi due scivoloni. Il generale è ancora in tempo per rimediare. Siamo certi che la sua credibilità ne uscirebbe rafforzata.
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