La distribuzione delle grazie nel Magistero – Il testo del video
Da Pio IX a Benedetto XVI, passando per Leone XIII e Giovanni Paolo II, sono tantissimi i testi del Magistero che esprimono la verità di Maria mediatrice di tutte le grazie. Vediamo i più importanti.
Proseguiamo le nostre catechesi sulla “seconda parte” della mediazione di Maria Santissima, cioè vediamo, dopo l’acquisto delle grazie con la corredenzione, la loro distribuzione a tutti gli uomini. La scorsa volta abbiamo cercato di vedere il contenuto teologico di questa verità. Oggi invece andiamo a vedere come ne ha parlato il magistero della Chiesa; ci soffermiamo sui pontefici un po’ più recenti. Partiamo da papa Pio IX. Abbiamo un suo testo, Ubi primum (1849), che è molto esplicito al riguardo: «Voi infatti ben sapete, Venerabili Fratelli, che ogni fondamento della Nostra fiducia riposa nella santissima Vergine; dal momento che Dio ha posto in Maria la pienezza di ogni bene, sappiamo che ogni speranza, ogni grazia, ogni salvezza derivano da Lei, perché questa è la volontà di Colui che stabilì che tutto ricevessimo per mezzo di Maria».
Il testo della Ubi primum non è incentrato sulla mediazione di Maria e, tuttavia, in questo paragrafo vediamo una indicazione di quella che Pio IX ritiene essere la fede della Chiesa. Pur senza definizioni dogmatiche, il papa parla di un contenuto di fede ben chiaro e lo esprime qui con insistenza, spiegando che ogni bene, ogni speranza, ogni grazia, ogni salvezza derivano da Maria. Ogni grazia viene da Maria, viene per mezzo di Maria. E aggiunge il papa: «Questa è la volontà di Colui che stabilì che tutto ricevessimo per mezzo di Maria». Dunque, vedete che c’è una mediazione della Madonna nella distribuzione delle grazie che si estende a tutte le grazie e a tutti gli uomini, e che è appunto il cuore del contenuto teologico della verità di Maria mediatrice di tutte le grazie nella sua dimensione dell’elargizione delle grazie.
Un pontefice che ha scritto in modo un po’ più diffuso su questo tema, e che dovrebbe già esserci familiare, è Leone XIII, che ha dedicato molte encicliche a Maria Santissima, al Santo Rosario. E in diversi punti ha parlato sia della corredenzione, come abbiamo già visto, sia anche della mediazione ascendente, cioè l’intercessione, e discendente, cioè la distribuzione delle grazie. Il primo testo che andiamo a vedere è la Supremi Apostolatus (1883). Papa Leone XIII all’inizio scrive così: «Ella, infatti, mediatrice presso Dio della nostra pace e dispensatrice delle grazie celesti, è assisa in cielo nel più alto trono di potenza e di gloria, per concedere l’aiuto del suo patrocinio agli uomini che fra tante pene e tante lotte faticosamente camminano verso l’eterna patria». Dunque, c’è un’affermazione chiara: la Madonna è dispensatrice delle grazie celesti e concede dal suo più alto trono di potenza e di gloria l’aiuto del suo patrocinio agli uomini. Poco dopo il papa mostra che questa condizione enunciata fa parte del vissuto di tutto il popolo cristiano: «Nei momenti di trepidazione e di incertezza fu sempre primo e sacro pensiero dei cattolici quello di ricorrere a Maria e di rifugiarsi nella sua materna bontà. E ciò dimostra la fermissima speranza, anzi la piena fiducia, che la Chiesa cattolica ha sempre a buon diritto riposto nella Madre di Dio. Infatti la Vergine Immacolata, prescelta ad essere Madre di Dio e per ciò stesso fatta corredentrice del genere umano, gode presso il Figlio di una potenza e di una grazia così grande che nessuna creatura né umana né angelica ha mai potuto né mai potrà raggiungerne una maggiore». Vedete che qui Leone XIII collega la potenza di mediazione di Maria alla corredenzione. E dove vediamo in concreto questa verità? Nel fatto che da sempre i cattolici ricorrono a lei, sapendo che da lei possono ottenere ogni grazia. E la ragione è che lei ha partecipato a titolo di Corredentrice alla redenzione del genere umano e, dunque, si può sperare a buon ragione di ricevere da lei ogni grazia.
Un secondo testo di Leone XIII, l’enciclica Octobri mense (1891), dedicata alla preghiera del Santo Rosario, ha un lungo paragrafo su Maria mediatrice di tutte le grazie: «Le disposizioni della divina sapienza vanno riguardate con profonda venerazione. Il Figlio eterno di Dio, volendo assumere l’umana natura per redimerla e nobilitarla e quindi stringere un mistico connubio col genere umano, non portò a compimento questo suo disegno se non dopo aver ottenuto il libero consenso di colei che era stata designata come sua madre e che in un certo senso rappresentava tutto il genere umano». Dunque, la prima parte di questo paragrafo pone davanti il piano che Dio ha stabilito, cioè attendere il consenso di Maria; non dare al mondo Colui che è la fonte di ogni grazia, Gesù Cristo, se non per mezzo del consenso di Maria Santissima.
Prosegue il papa: «Di conseguenza si può con tutta verità e rigore affermare che per divina disposizione nulla ci può essere comunicato dell’immenso tesoro della grazia di Cristo – si sa che “la gloria e la verità sono venute da Gesù Cristo” (Gv 1,17) – se non per mezzo di Maria, di modo che come nessuno può accostarsi al Padre supremo se non per mezzo del Figlio, così ordinariamente nessuno può accostarsi a Cristo se non per mezzo della sua madre». Qui Leone XIII ci sta dicendo che questa mediazione di Maria non è qualcosa che ci siamo inventati noi, ma è qualcosa che è stato “inventato” da Dio: Dio ha deciso di dare all’umanità Colui dal quale sono venute ogni gloria, ogni grazia, ogni verità, cioè Gesù Cristo, condizionatamente alla mediazione di Maria, attendendo quindi il fiat, l’adesione, il consenso di Maria. Dunque, conclude Leone XIII, nulla ci può venire «se non per mezzo» di lei.
Il papa istituisce qui un parallelo. Possiamo parlare di un duplice parallelo. Il primo è questo: nessuna grazia ci viene da Dio se non per mezzo di Gesù Cristo; ma siccome Gesù Cristo ci viene per mezzo di Maria, nessuna grazia ci viene da Dio se non anche per mezzo di Maria. E dall’altra parte il papa dice: nessuno può accostarsi al Padre se non per mezzo del Figlio e così nessuno può accostarsi a Cristo se non per mezzo della Madre. Dunque, c’è una duplice mediazione, nella discesa delle grazie e nell’accostarsi a Dio e a Gesù Cristo. Il papa indica questo insegnamento come fondato, come certo e come stabilito da un ordine che Dio ha voluto, non perché in senso assoluto dovesse essere necessario, ma perché Dio ha voluto così. Poco dopo il papa parla della tradizione cristiana che ricorre a Maria, come l’elemento del sensus fidei che dimostra in modo vivo, pratico, questa verità di fondo.
In un terzo testo dello stesso Leone XIII, parliamo dell’Adiutricem populi (1895), leggiamo queste affermazioni: «Di lassù, infatti, secondo i disegni di Dio, ella prese a vegliare sulla Chiesa, ad assisterci e a proteggerci come una madre, di modo che lei che era stata la cooperatrice dell’umana redenzione divenne anche per il potere quasi illimitato che le fu conferito la dispensatrice della grazia che in ogni tempo da questa redenzione scaturisce. […] Donde i titoli a lei dati di “Signora Nostra”, “Nostra Mediatrice”, “Riparatrice del mondo intero”, “Dispensatrice dei doni celesti”». Questo è un testo che avevamo già visto in relazione alla corredenzione; avrete notato l’espressione “cooperatrice dell’umana redenzione”. E ancora una volta Leone XIII fonda questa mediazione e la dispensazione di tutte le grazie sul fatto che Maria è stata cooperatrice della redenzione. Il papa usa due argomenti fondamentali. Il primo nasce dal piano dell’incarnazione e dunque dalla divina maternità: Dio ha concesso Gesù Cristo attendendo il consenso di Maria e dunque ogni grazia che proviene da Gesù Cristo passa dalla mediazione di Maria. Il secondo argomento, invece, è fondato sulla corredenzione: lei, che è stata cooperatrice dell’umana redenzione, è anche cooperatrice nella dispensazione delle grazie.
Dunque, il magistero di Leone XIII è denso, ricco. E le tematiche che abbiamo visto sul versante della corredenzione ora le vediamo su quello della mediazione (nel suo aspetto di distribuzione delle grazie).
Un altro testo che abbiamo già visto quando abbiamo parlato della corredenzione è la famosa enciclica Ad diem illum (1904) di san Pio X, dove oltre a parlare della cooperazione di Maria alla redenzione, il papa usa anche l’espressione “distributrice di tutte le grazie”, proprio a indicare questa consapevolezza di fondo. Espressione che troviamo in diversi pontefici. Ad esempio, nella Miserentissimus Redemptor (1928) di Pio XI troviamo l’espressione “Mediatrice di tutte le grazie”; la troviamo in Benedetto XV, che parla di “Mediatrice di tutte le grazie” e di “Mediatrice di tutti i mediatori” e dice tra l’altro: «Tutti i doni, anche i miracoli operati dai santi, debbono attribuirsi alla mediazione della Madre di Dio».
Un altro testo importante è il radiomessaggio che Pio XII diede il 13 maggio 1946, dove il papa fece questa affermazione: «Associata come madre e ministra al Re dei martiri nell’opera ineffabile dell’umana redenzione gli è sempre associata con un potere quasi immenso nella distribuzione delle grazie che dalla redenzione derivano». Di nuovo, vedete come anche Pio XII conferma la corredenzione come fondamento della distribuzione di tutte le grazie. Dunque, affermando la seconda, conferma la prima, e viceversa. Di Pio XII abbiamo anche il testo, abbastanza denso, dell’enciclica Ad caeli Reginam (11 ottobre 1954), che afferma così: «Inoltre la beata Vergine non ha avuto soltanto il supremo grado, dopo Cristo, dell'eccellenza e della perfezione, ma anche una partecipazione di quell'influsso, con cui il suo Figlio e Redentore nostro giustamente si dice che regna sulla mente e sulla volontà degli uomini». Attenzione, qui sta parlando della regalità di Maria sulla mente e sulla volontà degli uomini. E spiega: «Se infatti il Verbo opera i miracoli e infonde la grazia per mezzo dell'umanità che ha assunto, se si serve dei sacramenti dei suoi santi come di strumenti per la salvezza delle anime, perché non può servirsi dell'ufficio e dell'opera della Madre sua santissima per distribuire a noi i frutti della redenzione?». È evidente che ci troviamo di fronte a una domanda retorica, che però è la risposta a quanti mettono in dubbio la possibilità che Maria sia veramente mediatrice nella distribuzione di tutte le grazie. Il papa usa questo argomento: se questa mediazione avviene per mezzo dei santi, per mezzo dei sacramenti, perché non dovrebbe avvenire e in modo più eminente, più sublime (ricordate i principi fondamentali della mariologia, come il principio di eminenza, il principio di singolarità), anche per mezzo di Maria?
Questo è il magistero alle porte del Vaticano II. Adesso andiamo a vedere un testo fondamentale, tratto dalla costituzione dogmatica Lumen gentium. Siamo al capitolo VIII della LG, dedicato a Maria Santissima. Vediamo il testo e lo inquadriamo nel suo contesto. Siamo al n. 62: «Difatti anche dopo la sua assunzione in cielo non ha interrotto questa funzione salvifica, ma con la sua molteplice intercessione continua a ottenerci i doni che ci assicurano la nostra salvezza eterna. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella patria beata. Per questo la beata Vergine è invocata nella Chiesa con i titoli di Avvocata, Ausiliatrice, Soccorritrice, Mediatrice. Ciò però va inteso in modo che nulla sia detratto o aggiunto alla dignità e alla efficacia di Cristo, unico Mediatore».
Facciamo attenzione a questo testo, perché alcuni Padri conciliari, non pochi, avevano chiesto che si potesse aggiungere questa frase: «Maria è ministra e dispensatrice di tutte le grazie perché fu associata a Cristo nell’acquistarle». In sostanza, questi Padri chiesero, ritenendola dottrina comune della Chiesa, che si mettesse in relazione la distribuzione delle grazie ad opera di Maria al fatto del suo essere Corredentrice, come avevano fatto i papi fino a quel momento. Ora, secondo la testimonianza di padre Carlo Balić (1899-1977), la Commissione del Concilio negò di poter inserire questo testo, e da qui alcuni hanno dedotto che il Concilio negava la verità della mediazione di Maria come mediatrice di tutte le grazie, nel senso che abbiamo spiegato la scorsa volta. Ma padre Balić specifica che «la Commissione non negò in nessun modo che questa era la dottrina comune, ma si limitò a dire che essa implica spiegazioni teologiche delle quali il testo non giudica». Cioè, il Concilio non ha detto “non mettiamo questa frase perché è falsa, perché non è dottrina della Chiesa”, ma perché implica delle spiegazioni teologiche su cui questo testo, il cap. VIII della Lumen gentium, ha scelto di non pronunciarsi e di lasciare il tema in qualche modo non solo alla discussione dei teologi, ma ancora ai pronunciamenti del magistero ordinario, com’era stato fatto fino ad allora.
Altri Padri misero in luce un altro problema, cioè obiettarono che la mediazione di Maria non deve essere intesa solo come mediazione ascendente, cioè intercessione presso Dio per ottenere le grazie, ma anche come intercessione discendente, quindi nella distribuzione delle grazie. Anche qui la Commissione dottrinale affermava che «il modo di parlare [di questo testo della Lumen gentium] non è restrittivo. Ciò che si dice in modo assertivo non viene proposto in modo esclusivo». Questo testo di LG non intendeva semplicemente affermare l’intercessione di Maria, per negare la distribuzione delle grazie.
Ora, qualcuno potrebbe dire: “Aveva più senso inserire il concetto, e si risolveva la questione”. Possiamo essere d’accordo, ma l’interpretazione di questo testo dipende anche dalle risposte che vengono date dalla Commissione, la quale in sostanza non nega affatto che la mediazione di Maria, anche in fase discendente, sia dottrina comune, e neppure dice che l’aver parlato dell’intercessione debba essere inteso in senso restrittivo e quindi esclusivo dell’altra mediazione, quella discendente.
Ma non c’è solo questo. Ci sono due gruppi di note, la nota 186 e la nota 187, che rimandano, la prima, a dei testi di Padri della Chiesa, tra cui sant’Andrea di Creta, san Germano di Costantinopoli, san Giovanni Damasceno; la seconda rimanda a testi del magistero precedente che noi abbiamo citato in questa catechesi: Adiutricem populi (Leone XIII), Ad diem illum (san Pio X), Miserentissimus Redemptor (Pio XI), il radiomessaggio di Pio XII del 13 maggio 1946. Cioè, la nota rimanda a testi che affermano chiaramente che Maria è mediatrice di tutte le grazie non solo per la sua intercessione, ma anche per la distribuzione di queste medesime grazie.
Ora, questo è un modo di procedere fondamentale quando si parla dei testi del magistero e anche dei testi del Vaticano II. Questi testi vanno infatti letti e compresi non sulla base di speculazioni e ipotesi personali, ma sulla base: 1) delle risposte che la Commissione ha dato per indicare la loro corretta interpretazione, perché si è scelto di inserire alcune cose e non altre; 2) delle note a cui si rimanda. Quando questo testo rimanda a note che esplicitamente affermano la mediazione universale di Maria in modo discendente, nella distribuzione delle grazie, il minimo che si possa dire evidentemente è che il testo non ha voluto escludere tutto questo insegnamento precedente.
È chiaro che si tratta di un testo, quello di LG, che ha dovuto tenere insieme sensibilità molto diverse, che non ha voluto affrontare questioni aperte; e tuttavia non possiamo considerarlo un testo slegato da tutto il magistero precedente e slegato da tutte le motivazioni che la Commissione dava per rendere ragione del perché erano state fatte alcune scelte e non altre. Poi, va da sé che ogni testo si può leggere scardinandolo da quello che è il suo contesto naturale e interpretarlo per fargli dire tutt’altro, purtroppo. Questo è stato fatto molte volte, non solo riguardo a questo testo del Vaticano II.
Ma c’è di più, perché il Concilio non si pone solamente come punto di raccolta del magistero precedente, in questo caso sulla mediazione di Maria, ma va letto anche alla luce dell’interpretazione successiva. E qui abbiamo alcuni testi fondamentali di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Partiamo da Giovanni Paolo II, che nell’udienza generale dell’1 ottobre 1997 diede un insegnamento molto interessante, approfondito, proprio su Maria Mediatrice. E non a caso parte proprio dal testo del Vaticano II: «Benché alcuni Padri conciliari non condividessero pienamente tale scelta (cfr Acta Synodalia III, 8, 163-164), quest'appellativo [Mediatrice] fu inserito ugualmente nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa, a conferma del valore della verità che esprime. Si ebbe, però, cura di non legarlo a nessuna particolare teologia della mediazione, ma di elencarlo soltanto tra gli altri titoli riconosciuti a Maria». Come vi dicevo, c’era una contesa. Stiamo parlando di un documento, la Lumen gentium, sulla Chiesa cattolica, non è un documento specifico sulla mariologia per risolvere alcune questioni e dunque si decide di mantenere una linea aperta, senza tagliare la testa al toro su certe questioni. Così come una rondine non fa primavera, non è un testo di un Concilio che fa la dottrina, bisogna vedere tutto quello che c’è prima e tutto quello che c’è dopo.
Giovanni Paolo II richiama quanto aveva affermato al n. 38 dell’enciclica Redemptoris Mater: «La mediazione di Maria è strettamente legata alla sua maternità, possiede un carattere specificamente materno, che la distingue da quella delle altre creature». Dunque, mediazione e maternità nei confronti degli uomini. Ricordate quello che abbiamo detto la scorsa volta: quando parliamo di distribuzione di tutte le grazie, stiamo parlando di una reale maternità di Maria. Come abbiamo visto, il suo parto è la corredenzione; ma l’accudimento, tipico della maternità, cioè l’accudire il figlio, dargli da mangiare, prendersi cura di lui, rientra nell’altro ramo della mediazione, quello della distribuzione delle grazie.
Ancora, Giovanni Paolo II ricorda che «il riconoscimento del ruolo di mediatrice è, inoltre, implicito nella espressione "Madre nostra", che propone la dottrina della mediazione mariana, ponendo l'accento sulla maternità. Infine, il titolo "Madre nell'ordine della grazia", chiarisce che la Vergine coopera con Cristo alla rinascita spirituale dell'umanità». Il papa sta dicendo che se vogliamo prendere sul serio il fatto che chiamiamo Maria come nostra Madre allora dobbiamo ammettere la sua mediazione nella distribuzione delle grazie: questo è il nocciolo dell’argomentazione di Giovanni Paolo II. Il quale, poi, sempre sulla base di quanto afferma LG, precisa che questa mediazione non offusca l’unica perfetta mediazione di Cristo. E aggiunge: «Lungi pertanto dall'essere un ostacolo all'esercizio dell'unica mediazione di Cristo, Maria ne mette piuttosto in evidenza la fecondità e l'efficacia. “Poiché ogni salutare influsso della Beata Vergine verso gli uomini non nasce da necessità, ma dal beneplacito di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo, si fonda sulla mediazione di Lui, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia” (Lumen Gentium, 60)». Anche questo è un concetto che abbiamo cercato di spiegare: la mediazione di Maria non è parallela e indipendente da quella di Cristo, ma è subordinata e legata a quella di Cristo. Dunque, essa è per certi versi un arricchimento della mediazione di Cristo, cioè esprime il lato materno della mediazione di Cristo. Non è un’altra cosa, non è una concorrenza parallela, ma tutto quello che noi vediamo di grande in Maria proviene da Cristo. Quindi la mediazione di Maria non solo non è concorrente con quella di Cristo, ma mostra la grandezza dell’unica mediazione di Cristo, perché da lì deriva, da lì prende tutta la sua grandezza ed efficacia.
Concludiamo con un’omelia dell’11 maggio 2007 di Benedetto XVI, quando si trovava in Brasile per la canonizzazione di fra Antonio de Sant’Anna Galvão, un frate minore francescano. In quell’occasione il papa, sottolineando la grande devozione che questo frate aveva verso la Madonna, fece questa affermazione: «Ella, la Tota Pulchra, la Vergine Purissima, che ha concepito nel suo seno il Redentore degli uomini ed è stata preservata da ogni macchia originale, vuole essere il sigillo definitivo del nostro incontro con Dio, nostro Salvatore. Non c'è frutto della grazia nella storia della salvezza che non abbia come strumento necessario la mediazione di Nostra Signora». Il papa, in una frase, mette in luce che non c’è grazia che non venga da Maria, non c’è momento della storia della salvezza – e dunque uomo nella storia della salvezza – che non abbia ricevuto la grazia da Maria; e mette in luce che questa mediazione è strumento necessario, perché Dio l’ha stabilita come strumento necessario. Non è uno strumento necessario perché la mediazione di Cristo sia insufficiente, ma perché Dio l’ha stabilita come frutto della mediazione di Cristo. Una mediazione dipendente dalla mediazione di Cristo, ma non per questo meno necessaria.
Abbiamo visto numerosi testi che ci confermano che questa verità della mediazione di Maria Santissima nell’applicazione, nella distribuzione di tutte le grazie, in ogni tempo, per tutti gli uomini, è una verità che la Chiesa ha insegnato, in modo reiterato, nel suo magistero, in questo caso nel magistero ordinario dei pontefici. Sappiamo che il magistero della Chiesa racchiude anche quello di tutti i vescovi sia dispersi nel mondo sia riuniti in concilio. In questo caso abbiamo visto il magistero dei pontefici e quello dei vescovi riuniti in concilio. Ci vorrebbe un’enciclopedia per raccogliere tutti gli interventi dei singoli vescovi che nella storia della Chiesa hanno parlato, insegnato sulla mediazione di Maria.
La distribuzione delle grazie nel Magistero
Da Pio IX a Benedetto XVI, passando per Leone XIII e Giovanni Paolo II, sono tantissimi i testi del Magistero che esprimono la verità di Maria mediatrice di tutte le grazie. Vediamo i più importanti.
Le mancanze della dichiarazione di Czestochowa (III parte)
A dispetto della minimizzazione fatta dagli estensori della dichiarazione, nel Magistero troviamo sia la dottrina della corredenzione mariana sia il titolo di Corredentrice, anche dopo Pio XII. La differenza tra le dispute teologiche e il sensus fidei. E come si sono adeguati i papi recenti.


