La sfera e la pigna
Nella statua della Madonna di Montserrat, visitata ieri dal Papa, le mani della Vergine e del Bambino presentano due oggetti particolari, ma tutt'altro che privi di significato. Nell'iconografia cristiana anche i dettagli parlano.
Visitata ieri da Leone XIV, la Moreneta di Montserrat è una delle "Madonne nere" più famose, insieme a quella di Loreto e Częstochowa – e in tutti e tre i casi il caratteristico color bruno è dovuto a un semplice annerimento naturale, dovuto ai secoli e al fumo delle candele, ma non privo di suggestioni bibliche, evocando il «nigra sum sed formosa» («bruna sono ma bella») del Cantico dei cantici (1,5).
Tendono a passare in secondo piano invece la sfera e la pigna, la prima retta dalla Vergine, la seconda dal Bambino. Il primo simbolo, più intuitivo e più diffuso nell'arte sacra, lo ha spiegato il Papa, invitando a considerare come «la Vergine, nella sua mano destra, regga la sfera del mondo, segno della sua cura materna, perché il mondo intero trova posto nel suo cuore». E la pigna? Nel mondo antico era considerata simbolo di fecondità nonché di eternità. Fecondità per la peculiare struttura che contiene numerosi semi, i pinoli, simile a quella della melagrana (anch'essa presente in alcune raffigurazioni della Vergine col Bambino, e "certificata" dal Cantico dei cantici); eternità perché frutto di un albero sempreverde. Significati ereditati e portati a compimento dal cristianesimo, come in molti altri casi, alla scuola del paolino «vagliate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21).
Cogliere significati spirituali negli elementi materiali era naturale per gli uomini dei secoli passati capaci di leggere il linguaggio della Crazione e far parlare anche le pietre per mezzo della fede (come Gaudí, in tempi a noi più vicini). Significati fattisi più opachi per il pur istruito uomo contemporaneo che (come scriveva Guardini citato da Francesco citato da Leone nell'udienza generale di mercoledì 3 giugno) dovrebbe invece «diventare nuovamente capace di simboli».

