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Medio Oriente

La Pasqua silenziosa dei cristiani in Siria

Le autorità religiose, dato il clima di tensione, hanno deciso per motivi di sicurezza che le funzioni della Settimana Santa si svolgeranno solo all’interno delle chiese

 

 

In Siria la Settimana Santa si svolgerà in tono minore a causa del clima teso, specie in alcune zone del paese nelle quali si sono verificati episodi di violenza contro i cristiani e altre minoranze. Nella capitale Damasco le chiese di rito occidentale hanno deciso di celebrare la domenica delle Palme con funzioni limitate, senza riti solenni o eventi all’aperto. Il patriarca greco-melkita Josepj Absi in un comunicato ha spiegato che “date le attuali circostanze scoraggianti, abbiamo deciso, in coordinamento e accordo con tutte le chiese, che le celebrazioni pasquali saranno limiate alle sole preghiere all’interno delle chiese”. Proprio nella capitale la minoranza cristiana è scontenta per alcuni provvedimenti discriminatori appena presi dalle autorità tra cui il bando dell’alcol in nome dell’islam. Raggiunto dall’agenzia di stampa AsiaNews, monsignor Jacques Mourad, arcivescovo siro-cattolico di Homs, Hama e Dabek ha spiegato che bande legate alle milizie al potere commettono abusi e crimini spesso nella completa impunità: “assalti e abusi contro la comunità cristiana avvengono in diverse aree del Paese, frutto di una ingiustizia legata alla decisione presa dai nuovi leader di togliere le armi ai gruppi minoritari, affidandole ai sunniti oggi responsabili della sicurezza. Da qui, il desiderio di vendetta di altre componenti, che finisce per alimentare le tensioni”. AsiaNews riporta che l’episodio più recente “è avvenuto la scorsa settimana a Suqaylabiyah, centro nella valle dell’Oronte nel governatorato di Hama in cui vivono circa 250mila persone a maggioranza musulmana sunnita, ad eccezione della cittadina teatro delle violenze abitata in prevalenza da cristiani greco-ortodossi. Ad innescare lo scontro una disputa in un negozio di alcolici gestito da cristiani. Il diverbio nel negozio di alcolici ha attirato gruppi di giovani radicalizzati da altri villaggi della zona che, al loro passaggio, hanno compiuto devastazioni arrivando anche ad abbattere una statua della Madonna in una piazza. Una parte degli assalitori, provenienti dalla vicina località di Qalaat al-Madiq, ha anche tentato di aggredire un gruppo di ragazze cristiane, minacciando gli abitanti di nuovi - e ancor più gravi - raid. La mattina seguente, il 28 marzo, giovani cristiani sono scesi in piazza protestando contro i raid e invocando giustizia”. La questione delle bevande alcoliche è indicativa di quanto i fondamentalisti musulmani intendano “dettare legge”. Gli assalitori – ha raccontato monsignor Mourad – “si sono presentati in gran numero, a bordo di motociclette e armati, iniziando a distruggere macchine e negozi, sparando colpi in aria e generando un clima di paura e terrore. I responsabili della sicurezza non sono arrivati subito. Oltretutto, fra gli stessi assalitori vi erano membri della sicurezza e poliziotti che hanno partecipato attivamente. Adesso la situazione è calma, ma non è ancora risolta. A Homs quasi ogni giorno vi sono uccisioni soprattutto fra gli alawiti, ma nessuno dice nulla, nessuno sente il grido di sofferenza delle madri o fa nulla per fermare questo circolo di vendetta, pochi hanno il coraggio di denunciare. Questa è un’ingiustizia”.