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IL BELLO DELLA LITURGIA

La Madonna dei pellegrini che rompe gli schemi tradizionali

Incurante dell’iconografia tradizionale, Caravaggio affrontò il soggetto richiesto - la Madonna di Loreto, meta del pellegrinaggio mariano per antonomasia - in modo del tutto sorprendente per l’epoca, calando la visione miracolosa della Vergine con il Suo Bambino in un angolo della Roma seicentesca.

Cultura 08_05_2021

Michelangelo Merisi, Madonna dei Pellegrini, Roma – Basilica di Sant’Agostino in Campo Marzio

Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio…”

L’umanità visitata, e redenta, dal divino. In estrema sintesi potrebbe tradursi con questa espressione la visione della mirabile pala che Caravaggio realizzò per la cappella Cavalletti, la prima entrando a sinistra, della basilica di Sant’Agostino a Roma. Era il 1602 quando, per lascito testamentario, il Merisi ricevette l’importante commissione e il 1604 circa quando il dipinto fu collocato sull’altare romano: da allora l’opera non fu mai rimossa nonostante lo “schiamazzo” che, a detta dei biografi del pittore, aveva suscitato tra i contemporanei.

Incurante dell’iconografia tradizionale, il maestro affrontò il soggetto richiesto - la Madonna di Loreto, meta del pellegrinaggio mariano per antonomasia - in modo del tutto sorprendente per l’epoca, calando la visione miracolosa della Vergine con il Suo Bambino in un angolo della Roma seicentesca. La consuetudine avrebbe voluto Maria raffigurata sopra il tetto della Sua casa, circondata da angeli che in volo la trasportano per raggiungere, infine, la costa dell’Adriatico: l’interpretazione di Caravaggio apparve, dunque, quanto di più lontano si potesse immaginare da questa canonica rappresentazione.  

Nella tela, una donna, bellissima, appare sull’uscio di un’abitazione, umile a giudicare dalla condizione del muro esterno sulla cui superficie l’intonaco scrostato lascia intravedere i mattoni. È in piedi sul gradino e tiene in braccio il suo bambino, nudo e avvolto in un panno bianco, macchia di colore che rischiara i toni bruni della composizione. Sopra il suo capo, una linea delicata disegna una sottile aureola, indizio che ci permette di riconoscere in Lei la Santa Vergine. Che è Madre, innanzitutto, come si evince da quell’abbraccio, accompagnato dalla postura che, individuata con estremo realismo, le consente di sorreggere l’evidente peso del Figlio.

Entrambi hanno lo sguardo rivolto verso il basso, dove due pellegrini sono inginocchiati di fronte a loro, le mani congiunte in preghiera. Ciascuno ha con sé un bastone che li identifica come tali, come pure i piedi sporchi dell’uomo, che tanta strada hanno percorso per giungere sino a lì. Sono due popolani: le loro vesti, la cuffia della donna “sudicia e sdrucita”, come ebbe a scrivere un critico del tempo, lo confermano.

La loro umiltà, così vividamente espressa dal pittore, è la condizione che permette, infine, l’appagarsi di quel desiderio che ha sostenuto la fatica del viaggio, del cammino. I lineamenti del giovane uomo riflettono, infatti, quelli del committente che certo povero non era. E nell’anziana donna al suo fianco è plausibile sia da riconoscere la madre. È dunque un atteggiamento, una predisposizione dell’animo che Caravaggio qui rappresenta: la semplicità di chi si scopre creatura bisognosa di tutto, e che sola consente al divino di colmare la sete di amore e di felicità che è propria del cuore di ogni uomo.

La luce fa il resto. Tecnicamente, sulla tela, plasma le figure, accarezzandole di traverso e facendole emergere dal buio del fondo, provenendo, come sempre, dal lato sinistro del quadro. Artisticamente, indica la presenza di Dio che investendo il piccolo Gesù s’irradia su chi si dispone per implorarla e accoglierla. Attraverso Maria.