Schegge di vangelo a cura di don Stefano Bimbi
San Gaetano Thiene a cura di Ermes Dovico
GUERRA IN EUROPA

La guerra volge a favore della Russia. Ma sull'Ucraina non si vuol trattare

Naufragati i negoziati sull'Ucraina, anche gli Usa intensificano la collaborazione con Kiev. Ma la situazione sul campo resta favorevole alla Russia che guadagna terreno e sta strangolando economicamente l'Ucraina. 

Esteri 07_08_2026
Kiev bombardata (AP)

Non sembrano esserci alternative per una soluzione del conflitto n Ucraina che non venga deciso sul campo di battaglia. Lo confermano indirettamente due notizie.

La prima giunge dal briefing Aleksey Fadeev, vicedirettore del Dipartimento Informazione e Stampa del ministero degli Esteri di Mosca, che ha confermato ieri come la Russa non abbia ricevuto nessuna proposta dagli ucraini per riprendere i contatti diplomatici per il processo di risoluzione del conflitto. «Se i negoziatori americani hanno idee costruttive specifiche, siamo sempre pronti a discuterne», ha affermato il diplomatico precisando che qualsiasi iniziativa dovrebbe necessariamente tener conto dei legittimi interessi della Federazione Russa, «anche in materia di sicurezza».

La seconda notizia giunge da media statunitensi: Politico evidenzia come, dopo la temporanea sospensione nel marzo 2025, la cooperazione tra Stati Uniti e Ucraina in ambito intelligence sia non solo ripresa ma risulti addirittura rafforzata. Un elemento che indica il ruolo degli Usa nel supporto informativo ai raid dei droni ucraini contro le raffinerie russe e che evidenza come Trump abbia mutato di nuovo il suo approccio al conflitto sostenendo direttamente Kiev come chiedeva una parte consistente del Partito Repubblicano. Il senatore repubblicano John Cornyn, membro della Commissione intelligence del Senato, valuta che il rafforzamento della cooperazione nel campo dell'intelligence ha coinciso con un cambiamento della situazione sul campo di battaglia a favore dell'Ucraina.

Che la situazione sul campo volga a favore di Kiev è vero però solo per la propaganda ucraina e dei paesi aderenti a Ue e Nato oltre che sui nostri media, dove da mesi la tendenza è non far trasparire che i russi guadagnalo terreno, lentamente ma costantemente. Il canale Telegram AMK Mapping rivela che i russi nel mese di luglio hanno conquistato quasi 400 chilometri quadrati di territorio ucraino, più della metà dei quali nella regione di Donetsk dove le truppe di Mosca sono arrivate a 4/5 chilometri dalle ultime roccaforti ucraine, Kramatorsk e Slovyansk e combattono già nella periferia di Aleksyevo-Druzhkivka, a nord di Konstyantynivka, la più grande fortezza ucraina nel Donbass espugnata dai russi il mese scorso e dove sarebbero ancora attivi piccoli gruppi di soldati ucraini.   

I russi guadagnano terreno anche nelle regioni di Zaporizhzhia, Sumy, Kharkiv e hanno ripreso ad avanzare anche in quella di Dnipropetrovsk dopo una lunga controffensiva ucraina che ha permesso di riconquistare alcuni villaggi.

I successi russi, di fatto ignorati da media e politica in Occidente, vengono mitigati dalla propaganda fingendo di credere che i russi subiscono perdite spaventose pari a oltre 30 mila militari al mese, come raccontano i bollettini di Kiev. Non esistono dati attendibili ma la realtà potrebbe essere ben diversa: la consolidata e crescente superiorità russa in truppe, droni, mezzi e bombardamenti aerei e d’artiglieria sembra indicare che siano gli ucraini a subire le perdite maggiori.

L’escalation dell’intensità delle operazioni russe emerge anche dai sempre più devastanti bombardamenti con missili e droni russi su impianti industriali, centri logistici, infrastrutture energetiche ucraini concentrati soprattutto su Kiev e la regione circostante e sui porti sul Mar Nero nelle regioni di Odessa e Mykolaiv, ormai di fatto interdetti all’utilizzo a causa delle distruzioni subite e degli attacchi dei droni russi alle navi ormeggiate, in entrata e in uscita. In luglio sono stati registrati 35 attacchi a navi nei porti, 22 a navi in mare e 67 a strutture portuali. Nello stesso mese del 2025 vennero registrati 14 attacchi alle navi. Mosca sottolinea che le navi colpite trasportavano armi per Kiev, ma il blocco dei porti ucraini minaccia di impedire l’esportazione di cereali con un danno quantificato dal ministero dell’Agricoltura tra 1,5 e 3 miliardi di dollari.

Le regioni di Odessa e Kiev sono sempre state quelle meglio protette dalle difese aeree e per questo vi sono state concentrate molte attività produttive strategiche ma ora gli ucraini sono a corto di missili come lamenta da tempo il presidente Volodymyr Zelensky. «Quest'anno le forniture di armi antimissile da parte dei partner si sono ridotte in modo significativo. Il numero di missili antiaerei in dotazione è stato ridotto di tre volte rispetto al 2025» ha dichiarato il presidente sottolineando che gli alleati dispongono di tali armi ma non intendono consegnarle all’Ucraina.

Come ha rivelato il Financial Times, durante l’incontro con Donald Trump nello Studio Ovale alla fine di luglio, Zelensky ha chiesto un "pacchetto invernale" di emergenza di 300 missili intercettori Patriot, ma la risposta della Casa Bianca sarebbe stata negativa a causa della grave carenza di questi missili nelle scorte statunitensi dovuta soprattutto alla guerra contro l'Iran.

Anche gli alleati di Washington, arabi ed europei, sono a corto di tali armi e nessuno ritiene credibile che Usa e alleati possano cedere le residue riserve all’Ucraina.

In questo contesto gli attacchi ucraini alle raffinerie e ai porti russi del Mar Baltico e Mar Nero, pur provocando danni, non sono paragonabili per intensità e impatto strategico alle devastazioni inflitte da russi all’Ucraina. Nel solo mese di luglio Mosca ha lanciato almeno 126 missili balistici che Kiev non è ora in grado di intercettare (oltre a missili da crociera e droni), il numero più elevato dall'inizio della guerra secondo i dati dell'Aeronautica ucraina. Una situazione insostenibile a lungo termine e che dovrebbe indurre Usa ed Europa a incoraggiare gli ucraini a negoziare immediatamente un accordo di pace con Mosca.

Invece l’Unione europea ha stanziato altri 1,4 miliardi di euro a favore di Kev, prelevati dai profitti straordinari generati dagli interessi sui fondi della Banca Centrale Russa congelati in Europa.

Per la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, «la Russia deve pagare per la distruzione che ha causato. E noi stiamo utilizzando i proventi derivanti dalle attività russe immobilizzate per assicurarci che ciò avvenga. Mettiamo a disposizione dell’Ucraina ulteriori 1,4 miliardi di euro. Questo sosterrà la continua resistenza dell’Ucraina contro la guerra illegale della Russia». Anche se i beni rimangono immobilizzati, gli interessi sui saldi di cassa, secondo l’Ue, non appartengono alla Russia e, su proposta della Commissione e dell’Alta rappresentante Kaja Kallas, il Consiglio ha deciso che questi profitti netti debbano essere utilizzati a sostegno dell’Ucraina.